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Cassazione Civile, Ordinanza n. 27190/2022 del 15/09/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (contribuenti)

La controversia

La controversia nasce da una procedura DOCFA attivata dai proprietari di un immobile, a seguito di una diversa distribuzione degli spazi interni, con proposta di classamento in categoria A/2, classe 6, consistenza 8,5 vani. L'Agenzia delle Entrate ha invece rettificato il classamento ripristinando la categoria A/1, classe 3. La Commissione tributaria regionale ha accolto l'appello dei contribuenti, ritenendo insufficiente la motivazione dell'Ufficio e valorizzando le caratteristiche estrinseche e interne dell'immobile, nonché la tardività del sopralluogo eseguito in appello. In Cassazione l'Agenzia ha proposto tre motivi: 1) violazione dell'art. 115 c.p.c. per avere la CTR fondato la decisione anche sulla superficie dell'appartamento, che l'Ufficio assumeva erroneamente considerata in mq 155 invece che mq 184; 2) violazione delle norme catastali (artt. 17 e 20 r.d. n. 652/1939 e d.m. n. 701/1994) sostenendo che la sola diversa distribuzione interna non integrasse una mutazione idonea a giustificare un diverso classamento e che la richiesta dei contribuenti si fondasse solo su vetustà e contesto urbano; 3) violazione delle norme sulla motivazione dell'atto amministrativo e dello statuto del contribuente, censurando l'affermazione della CTR sulla carenza di motivazione dell'avviso di classamento.

La decisione

La Corte ha rigettato tutti e tre i motivi. Ha ritenuto che la CTR avesse basato la decisione su una pluralità di elementi relativi alla zona, al palazzo e alle caratteristiche interne ed esterne dell'immobile, non solo sulla superficie; ha riaffermato che, in tema di classamento catastale, il contribuente può sempre chiedere la correzione dei dati e la diversa classificazione quando lo stato di fatto non corrisponde al vero, e che il concetto di mutazione nello stato dei beni va inteso in senso ampio, includendo anche una diversa distribuzione dei vani, potenzialmente incidente sul classamento; ha infine osservato che il rilievo sulla motivazione dell'atto era comunque assorbito dall'esame di merito, essendo la motivazione dell'Ufficio comunque insufficiente a superare le ragioni esposte nella DOCFA. Il ricorso è stato quindi respinto e l'Agenzia condannata alle spese del giudizio di legittimità, mentre le spese dei gradi di merito sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

    Invocato per denunciare un vizio processuale, ma la censura è stata ritenuta infondata perché la motivazione della sentenza di merito non era limitata a un solo dato.

  • art. 115 c.p.c.

    La Corte esclude che il giudice di merito abbia fondato la decisione su un fatto non provato o mal valutato, rilevando che la sentenza considerava una pluralità di elementi.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    Norma processuale utilizzata per veicolare le censure di violazione di legge sostanziale; i motivi sono stati rigettati perché infondati in diritto.

  • art. 17 r.d. 13 aprile 1939, n. 652

    "Il nuovo catasto edilizio urbano e' conservato e tenuto al corrente, in modo continuo ed anche con verificazioni periodiche, allo scopo di tenere in evidenza per ciascun Comune o porzione di Comune, le mutazioni che avvengono: ... nello stato dei beni, per quanto riguarda la consistenza e l'attribuzione della categoria e della classe"

    La disposizione è letta in senso ampio: le mutazioni nello stato dei beni comprendono non solo variazioni di consistenza, ma ogni variazione suscettibile di incidere sul classamento.

  • art. 20 r.d. 13 aprile 1939, n. 652

    "Le persone e gli enti indicati nell'art. 3 sono obbligati a denunciare ... le variazioni nello stato e nel possesso dei rispettivi immobili, le quali comunque implichino mutuazioni ai sensi dell'art. 17"

    La Corte evidenzia che la norma conferma l'obbligo di denuncia di variazioni anche diverse da quelle che comportano mutazioni di consistenza; la planimetria è richiesta solo nei casi in cui la mutazione incida sulla consistenza.

  • D.L. 10 gennaio 2006, n. 4, art. 34-quinquies, comma 2, lett. b), conv. in L. 9 marzo 2006, n. 80

    È richiamato per indicare il termine di trenta giorni per la presentazione delle dichiarazioni relative alle mutazioni nello stato dei beni delle unità immobiliari già censite.

  • d.m. 19 aprile 1994, n. 701

    La Corte richiama il termine di dodici mesi per il potere dell'Ufficio di rettificare la rendita proposta, ma afferma che ciò non esclude il potere del contribuente di chiedere in ogni momento la correzione dei dati e la variazione catastale.

  • art. 53 Cost.

    È evocato come fondamento del principio per cui la tassazione non può rimanere ancorata a dati catastali falsati o non corrispondenti alla realtà.

  • art. 7 L. 27 luglio 2000, n. 212

    Richiamato dalla ricorrente a sostegno della doglianza sulla motivazione dell'atto, ma la censura è stata respinta.

  • art. 3 L. 7 agosto 1990, n. 241

    Richiamato dalla ricorrente in tema di motivazione del provvedimento amministrativo, ma non ha condotto all'accoglimento del motivo.

  • art. 2 d.l. 23 gennaio 1993, n. 16, conv. in L. 24 marzo 1993, n. 75

    Richiamato insieme alle altre norme sulla motivazione e sul classamento, senza esito favorevole per la ricorrente.

Massime di principio

  • In tema di classamento catastale, il contribuente può sempre chiedere la rettifica dei dati dichiarati e la variazione della rendita quando lo stato di fatto o di diritto dell'immobile non corrisponde al vero, senza dover dimostrare un interesse generale.
  • La rendita catastale ha funzione accertativa e strumentale ai fini impositivi: non costituisce il fatto generatore del tributo e non è definitiva, sicché può essere riconsiderata in presenza di mutate condizioni dell'immobile o di errori dichiarativi.
  • Il concetto di "mutazioni nello stato dei beni" va interpretato in senso ampio e può comprendere anche una diversa distribuzione interna dei vani, se idonea a incidere sul classamento.
  • Nel giudizio sul classamento, il giudice può valutare una pluralità di elementi oggettivi dell'immobile e del contesto circostante, non essendo vincolato ai soli dati formali dell'atto impugnato.
  • La censura sulla motivazione dell'avviso può risultare assorbita quando la decisione di merito si fonda su una valutazione complessiva delle caratteristiche dell'immobile e sulla non idoneità degli elementi forniti dall'Ufficio a superare la diversa rappresentazione offerta dal contribuente.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioAccertamento
RamiTributi
IstitutiOnere della prova

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