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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18924/2026 del 26/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso denunciava violazione di legge e vizio di motivazione con riguardo alla confisca della somma di denaro (euro 1.200) disposta dal Tribunale: la difesa sosteneva che la confisca poteva essere disposta solo ai sensi dell'art. 240 c.p. (confisca come profitto del reato) e, in ogni caso, richiede il nesso di pertinenzialità tra la somma e il reato; nel caso concreto non sussisterebbe tale nesso (la cessione avvenuta per una banconota da euro 20), inoltre parte della somma sarebbe riconducibile a familiari (figlia e moglie) come giustificato dalla difesa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente alla confisca: ha ritenuto che il Tribunale non abbia motivato adeguatamente i presupposti della confisca e, in particolare, non abbia accertato né spiegato l'esistenza della sproporzione patrimoniale né rigettato adeguatamente le giustificazioni sulla provenienza del denaro. La sentenza impugnata è stata annullata solo in relazione alla confisca della somma (euro 1.200) e il procedimento è stato rinviato al Tribunale di Milano, in diversa composizione, per nuovo esame esclusivamente su tale punto. Restano ferme la condanna (pena di 1 anno di reclusione e multa di euro 1.000) e gli altri effetti della sentenza non interessati dall'annullamento.

Norme richiamate

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, comma 5

    La fattispecie contestata (detenzione e cessione di stupefacenti) rientra tra i reati per i quali può operare il regime di confisca speciale; la Corte valuta come tale articolo integri il presupposto per l'applicazione delle disposizioni sul sequestro/confisca nei delitti di stupefacenti.

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 85-bis

    Rinvio a art. 240-bis c.p.: mediante questa norma i reati ex art. 73 (comma 5) sono stati inclusi tra i "reati-spia" che legittimano la confisca per sproporzione prevista dall'art. 240-bis c.p.

  • Codice Penale, art. 240

    Confisca ordinaria: riguarda i beni che costituiscono profitto o prezzo del reato, e presuppone il nesso di pertinenzialità tra bene e reato; non sempre applicabile alle ipotesi di detenzione se non provato il collegamento diretto.

  • Codice Penale, art. 240-bis

    Confisca "per sproporzione" (cd. allargata): prevista quando il condannato è responsabile di reati-spia e possiede beni o denaro in valore sproporzionato rispetto ai redditi, e non giustifica la loro provenienza lecita; si basa su titolarità/disponibilità e sproporzione, non sul nesso diretto con un singolo fatto-reato.

  • D.L. 15 settembre 2023, n. 123, art. 4, comma 3-bis (conv. L. 13 novembre 2023, n. 159)

    Ha ampliato l'ambito dei reati presupposto dell'art. 240-bis includendo l'art. 73, comma 5 DPR 309/90; la Corte ha ritenuto applicabile tale disciplina in quanto misura di sicurezza in relazione alla legge vigente al momento della sentenza di primo grado.

  • D.Lgs. 29 ottobre 2016, n. 202, art. 4, comma 1, lett. a

    Richiamata nella motivazione come fonte normativa di modifiche in materia di stupefacenti (introduzione del comma 7-bis dell'art. 73), utile per distinguere l'ambito di applicazione delle misure ablative.

  • D.L. 8 giugno 1992, n. 306, art. 12-sexies (ora art. 240-bis c.p.)

    Riferimento storico/armonizzazione normativa: la confisca per sproporzione ha origine/collegamenti normativi anche nel citato decreto-legge; la Corte ricorda l'obbligo motivazionale specifico anche nel patteggiamento.

Massime di principio

  • La confisca come "profitto del reato" (art. 240 c.p.) richiede il nesso di pertinenzialità tra il bene/denaro e il singolo reato commesso; se manca prova del collegamento diretto (es. denaro usato per una singola cessione di minimo valore), la confisca ordinaria non è giustificata.
  • La confisca "per sproporzione" (art. 240-bis c.p., anche per effetto del rinvio dell'art. 85-bis DPR 309/90) è applicabile quando il condannato è responsabile di reati-spia e possiede denaro o beni il cui valore è sproporzionato rispetto ai redditi: in tal caso non è necessario provare il nesso diretto con una specifica cessione, ma il giudice deve accertare disponibilità/titolarità e sproporzione e valutare le giustificazioni sulla provenienza.
  • La legge vigente al momento della sentenza di primo grado, se più favorevole all'assetto delle misure di sicurezza o come disciplina applicabile alla confisca, può determinare il regime applicabile anche a fatti commessi precedentemente (applicazione della normativa come misura di sicurezza).
  • In caso di patteggiamento o riti sommari il giudice resta comunque obbligato a motivare compiutamente la decisione quando dispone misure ablative obbligatorie: deve indicare perché le giustificazioni offerte non sono attendibili e come è stata accertata la sproporzione patrimonio/reddito.
  • Se il denaro sequestrato è dichiarato come riconducibile a terzi (es. familiari) o vi sono giustificazioni plausibili della provenienza, il giudice deve esaminare e motivare il rigetto di tali giustificazioni prima di disporre la confisca.
  • Per i reati consistenti in mera detenzione o trasporto di stupefacenti, l'applicazione automatica della confisca ordinaria non è scontata: occorre verificare il nesso tra denaro e attività di spaccio; viceversa la confisca per sproporzione può essere presa in considerazione se ricorrono i presupposti soggettivi e oggettivi previsti dall'art. 240-bis.

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