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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13718/2022 del 11/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la conferma, in appello, della condanna per violazione dell'art. 186, commi 2, lett. c) e 2‑bis del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285. Due motivi principali: (I) vizio processuale per indeterminatezza del capo di imputazione (mancata indicazione di data e luogo nel decreto penale di condanna) con censura sulla presunta illegittima modifica dell'imputazione in sentenza; (II) erronea applicazione della legge penale e motivazione incongrua nella valutazione della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto all'aggravante di cui all'art. 186, comma 2‑bis.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha ritenuto infondata la censura: la specificazione di data e luogo, pur assente nel decreto penale materialmente, era contenuta nella richiesta del P.M. e quindi l'imputata e il difensore erano pienamente messi in condizione di conoscere l'addebito; perciò non vi è stata lesione del diritto di difesa né modifica sostanziale dell'imputazione. Sul secondo motivo ha ritenuto che la valutazione comparativa tra attenuanti e aggravanti è questione di merito, discrezionale e non sindacabile in Cassazione se adeguatamente motivata; la Corte d'appello ha fornito motivazione congrua e non arbitraria. Conseguentemente il ricorso è inammissibile e il ricorrente è condannato alle spese processuali e a versare €3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 186 D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della strada)

    art. 186, commi 2, lett. c) e 2-bis

    La Corte ha ritenuto corretta l'applicazione dell'aggravante di cui al comma 2-bis; il bilanciamento tra aggravante e circostanze attenuanti generiche è valutazione di merito discrezionale, sindacabile in Cassazione solo se illogica o arbitraria.

  • art. 460, comma 1, lett. b) c.p.p.

    La censura di nullità per mancata indicazione di tempo e luogo del reato è stata ritenuta infondata perché, ai fini della completezza dell'imputazione, occorre considerare anche gli atti inseriti nel fascicolo (es. richiesta del P.M.) che pongono l'imputato in condizione di conoscere l'addebito.

  • art. 464 c.p.p.

    La difesa sosteneva che, in presenza di un errore materiale nel decreto penale, il GIP avrebbe dovuto annullare e far emettere un nuovo decreto; la Corte ha invece valutato che l'errore materiale era sanato dai documenti presenti nel fascicolo e non ha ritenuto necessaria tale misura.

  • art. 69 c.p.

    Riguarda le circostanze attenuanti generiche; la Corte ha confermato che l'apprezzamento della loro gravità rispetto ad un'aggravante è rimesso al giudizio di merito e richiede motivazione adeguata per essere sindacato in Cassazione.

Massime di principio

  • La completezza dell'imputazione va valutata non solo sul capo d'imputazione formale ma con riferimento a tutti gli atti del fascicolo che possono porre l'imputato nelle condizioni di conoscere l'addebito (es. richiesta del P.M.).
  • Un'omissione materiale nel decreto penale può essere ritenuta sanata se le informazioni mancanti risultano comunque dagli atti inseriti nel fascicolo e non hanno arrecato pregiudizio alla difesa.
  • Il giudizio comparativo tra circostanze attenuanti e aggravanti è prerogativa del giudice di merito; la Cassazione interviene solo se il ragionamento è illogico, arbitrario o privo di sufficiente motivazione.
  • Per contestare l'indeterminatezza dell'imputazione è fondamentale dimostrare che la difesa non è stata effettivamente messa in condizione di conoscere il fatto e il relativo tempo/luogo; mere ipotesi non sono sufficienti.
  • In situazioni analoghe, il difensore dovrebbe tempestivamente verificare tutti gli atti del fascicolo (inclusa la richiesta del P.M.) e, se necessario, sollevare specifiche eccezioni documentate sull'eventuale pregiudizio subito.

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