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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2339/2023 del 20/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza che lo condannava per il deposito incontrollato di rifiuti (art. 256, comma 2, d.lgs. 152/2006 e art. 192, commi 1 e 2), deducendo: 1) errata applicazione dell'art. 256 per mancata prova della qualifica di imprenditore (assenza di visure camerali e di testimonianze sul punto); 2) nullità della sentenza per mancanza di motivazione su elemento essenziale (la qualifica imprenditoriale); 3) violazione delle norme processuali (utilizzo di dichiarazioni rese in assenza del difensore) e manifesta illogicità della motivazione nell'attribuire al ricorrente tutti i cumuli di rifiuti; 4) errata contestazione dell'art. 192 (immissione in acque) senza prova di tale condotta.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la condanna del Tribunale di Lagonegro per il deposito incontrollato di rifiuti riconosciuto come condotta riconducibile, di fatto, all'esercizio di un'attività imprenditoriale (titolare dell'impresa individuale "Edilizia artigiana Forastiere Giuseppe"). La Corte ha ritenuto che la qualifica di imprenditore possa desumersi dalle modalità di consumazione del reato e dalla prova complessiva (contratto di affitto del terreno, uso di mezzo da cantiere, presenza di più cumuli omogenei), rigettando le censure sul vizio di motivazione e sulle questioni processuali prospettate. Ha inoltre precisato che l'oggetto della condanna era il deposito di rifiuti (non l'immissione in acque). Per l'inammissibilità del ricorso il giudice ha posto a carico del ricorrente le spese processuali e ha disposto il versamento di una somma a favore della Cassa delle ammende (C 3.000,00).

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 152 del 2006, art. 256, comma 2

    Articolo qualificato come reato proprio ma la Corte afferma che la qualità di imprenditore può essere provata anche in via non formale e desunta dalle modalità di svolgimento dell'attività: chi abbandona rifiuti nell'esercizio, anche di fatto, di un'attività economica può essere sanzionato ai sensi di questo articolo.

  • d.lgs. n. 152 del 2006, art. 192, commi 1 e 2

    Norma che vieta immissioni nelle acque; la Corte osserva che, nella vicenda, il capo di imputazione ricomprendeva la normativa ma l'effettiva condotta accertata e sanzionata era il deposito incontrollato di rifiuti, non l'immissione in acque.

  • d.lgs. n. 152 del 2006, art. 255, comma 1

    Norma sulle sanzioni amministrative alternative; richiamata dal ricorrente come possibile alternativa, la Corte non l'ha ritenuta applicabile alla ricostruzione dei fatti in epigrafe.

  • cod. proc. pen., art. 125, comma 3

    Richiamato in relazione alla presunta carenza di motivazione su un elemento essenziale; la Corte ha ritenuto che la motivazione sia sufficiente laddove la qualità imprenditoriale sia desumibile dalle circostanze fattuali.

  • cod. proc. pen., art. 546, lett. e), n. 1

    Richiamato rispetto all'obbligo di indicare i risultati acquisiti e i criteri di valutazione di una prova decisiva; la Corte ha ritenuto che non sussista carenza tale da determinare nullità, essendo le conclusioni ragionevolmente fondate sui dati probatori.

  • cod. proc. pen., artt. 62, comma 1, e 191

    Norme relative all'assistenza del difensore e all'utilizzabilità delle dichiarazioni: il ricorrente ha lamentato violazioni, ma la Corte ha ritenuto le censure generiche e non idonee a modificare il giudizio di merito.

  • cod. pen., art. 131-bis

    Norma sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto invocata dal ricorrente; la Corte ha ritenuto che, alla luce della ricostruzione fattuale, non fosse applicabile la causa di non punibilità.

  • cod. proc. pen., art. 616

    Norma che consente di attribuire le spese processuali e l'onere di versamento alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità per colpa del ricorrente; applicata per fissare la misura da versare.

Massime di principio

  • La qualifica formale di imprenditore non è indispensabile: la responsabilità per il reato di cui all'art. 256, comma 2, può essere accertata anche quando la condotta sia esercitata 'di fatto' nell'ambito di un'attività economica, desumendo la qualità dalle modalità di svolgimento dell'attività e dagli elementi fattuali (mezzi usati, continuità, natura omogenea dei rifiuti, rapporti contrattuali sul terreno).
  • La Corte di legittimità non è sede per una rivalutazione integrale del materiale probatorio; i motivi che chiedono una diversa valutazione dei fatti sono, di massima, inammissibili se si risolvono nella mera richiesta di riesame delle prove.
  • Per essere efficace, una censura di nullità per carenza di motivazione deve indicare in modo preciso quale elemento essenziale non sia stato motivato; motivazioni generiche o deduzioni apodittiche risultano inammissibili o infondate se il collegamento fattuale emerge dal provvedimento impugnato.
  • Le doglianze processuali relative all'utilizzabilità di dichiarazioni rese senza difensore devono essere specifiche e dimostrate; la generica prospettazione della violazione non è sufficiente a travolgere una decisione motivata sul punto.
  • Occorre distinguere tra il precetto generale di una norma e la specifica condotta contestata: per il corretto inquadramento giuridico conta la descrizione fattuale compiuta dall'accusa e dal giudice, non esclusivamente la qualifica numerica degli articoli richiamati.
  • L'inammissibilità del ricorso in Cassazione può comportare conseguenze economiche (spese e versamento a favore della Cassa delle ammende) se l'inammissibilità è imputabile, in tutto o in parte, a colpa del ricorrente.

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