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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2275/2023 del 20/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'imputato impugna la conferma della condanna per detenzione illecita di cocaina (89 confezioni termosaldate, ca. 28 g, pari a 91 dosi) rinvenuta in un borsello, deducendo violazione dell'art. 73 d.P.R. 309/1990 (in particolare commi 5 e 7), mancata e contraddittoria motivazione: i giudici di merito avrebbero errato nell'escludere l'ipotesi lieve, nel non riconoscere l'attenuante speciale e le circostanze attenuanti generiche e nell'omessa assoluzione. Il ricorrente sosteneva che la sostanza fosse residuo di un precedente ritrovamento e che la sua intenzione fosse di restituirla per recuperare denaro, a causa di difficoltà economiche familiari.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza, ritenendo precluse al giudizio di legittimità questioni di fatto sulla credibilità delle dichiarazioni dell'imputato. I giudici di merito avevano motivatamente escluso l'ipotesi di lieve entità alla luce della qualità e quantità dello stupefacente, del confezionamento, della presenza di 160 euro in banconote di piccolo taglio e del precedente arresto un mese prima; hanno altresì escluso l'attenuante di cui al comma 7 perché l'imputato si limitò a consegnare lo stupefacente senza fornire una collaborazione qualificata; le attenuanti generiche furono negate per il complessivo comportamento processuale e la mancata resipiscenza. La sentenza ha richiamato che la pena era già inflitta sul minimo edittale. A fronte dell'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 (Testo Unico in materia di stupefacenti)

    Comma 5: la diminuzione di pena per il caso di lieve entità richiede valutazione di quantità, qualità, modalità di confezionamento e circostanze concrete che possano indicare destinazione ad uso personale; i giudici hanno ritenuto che gli elementi fattuali non supportassero l'ipotesi lieve. Comma 7: l'attenuante speciale per la collaborazione richiede una collaborazione effettiva e qualificata con le autorità; la mera consegna dello stupefacente non è sufficiente per applicare la norma.

Massime di principio

  • La valutazione dell'ipotesi di lieve entità (art. 73, comma 5) dipende fortemente da elementi concreti: quantità, confezionamento, modalità di custodia e presenza di denaro (soprattutto in tagli piccoli) possono indicare finalità di spaccio e dunque escludere la lieve entità.
  • Le censure esclusivamente di fatto (es. contestare la credibilità delle dichiarazioni o la valutazione probatoria) sono difficilmente ammissibili in sede di legittimità: la Corte di cassazione non rientra nel merito delle valutazioni probatorie se adeguatamente motivate dai giudici di merito.
  • Per ottenere l'attenuante di collaborazione (art. 73, comma 7) è necessaria una collaborazione qualificata e concreta con le autorità; la sola restituzione/consegna della sostanza non la integra.
  • La presenza di un precedente arresto per lo stesso reato o comportamenti reiterati indebolisce la richiesta di attenuanti e la richiesta di misure più favorevoli.
  • La negazione delle generiche attenuanti può essere motivata dal comportamento processuale e dalla mancata manifestazione di resipiscenza; il difensore deve dedurre e far valere elementi specifici per contrastare tale valutazione.
  • Chi impugna in cassazione dovrebbe fondare i motivi su profili di diritto o su vizi di motivazione formale e giuridica, non solo su rivalutazioni dei fatti, per evitare l'inammissibilità del ricorso.

Testo integrale

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