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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3454/2025 del 28/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Ha dichiarato l'illegalità della pena pecuniaria sostitutiva rispetto al limite dell'art. 20‑bis c.p., ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Bergamo per il prosieguo del procedimento.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato la sostituzione, operata con sentenza ex art. 444 c.p.p., della pena detentiva con una pena pecuniaria ritenuta illegale perché eccedente i limiti previsti dall'art. 20‑bis c.p. (la sostituzione è consentita solo per pene di reclusione o arresto non superiori a un anno). Nella vicenda la pena complessiva, ridotta per scelta del rito a 2 anni di reclusione (da una originale sommatoria di 3 anni per i reati contestati: art. 337, art. 635 c.2 n.1 e art. 73 c.5 d.P.R. 309/1990), è stata sostituita con una multa di euro 3.650 (corrispondente a euro 5 per 730 giorni), superando dunque la soglia prevista dalla norma.

Norme richiamate

  • art. 20‑bis cod. pen.

    «la pena pecuniaria sostitutiva può essere applicato dal giudice in caso di condanna alla reclusione o all'arresto non superiore a un anno»

    La Corte interpreta la norma nel senso che la sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria è ammessa solo se la pena di reclusione/di arresto non supera un anno; ogni sostituzione oltre tale soglia è illegale e comporta l'annullamento della sentenza che l'ha disposta.

  • art. 53 L. n. 689 del 1981

    Richiamata nella censura per la disciplina della multa penale e della sua conversione; la Corte verifica la compatibilità della sostituzione effettuata con i limiti stabiliti dalla normativa vigente.

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il patteggiamento (applicazione della pena su richiesta delle parti); la Corte evidenzia che il ricorso al rito concordato non esime il giudice dall'osservanza dei limiti di legge relativi alla sostituzione della pena.

  • art. 73, comma 5 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma sostanziale relativa al reato di cui al capo C; citata per identificare la fattispecie criminosa e la cornice sanzionatoria complessiva che ha portato alla determinazione della pena.

  • art. 337 c.p.; art. 635, secondo comma, n.1 c.p.

    Norme relative ai reati contestati (capo A e capo B); utili per ricostruire la somma delle pene e la successiva quantificazione della pena finale ridotta per il rito.

Massime di principio

  • La pena pecuniaria sostitutiva prevista dall'art. 20‑bis c.p. è ammessa esclusivamente quando la pena detentiva inflitta non supera un anno; la sua applicazione oltre tale limite è illegale.
  • Il fatto che la pena sia stata ridotta per scelta del rito (patteggiamento/rito abbreviato) non autorizza il giudice a sostituire la pena detentiva con una multa se la pena finale rimane superiore all'anno; i limiti di legge prevalgono sugli accordi tra le parti.
  • La conversione della pena detentiva in pena pecuniaria deve rispettare i parametri normativi (calcolo giornaliero, rapporto euro/giorno) e non può essere utilizzata per eludere il divieto previsto da art. 20‑bis c.p.
  • In caso di violazione dei limiti normativi di sostituzione della pena, il Procuratore generale può proporre ricorso in Cassazione; la Suprema Corte può annullare la sentenza senza rinvio e disporre l'inoltro degli atti al giudice di merito per il prosieguo.
  • La giurisprudenza delle Sezioni Unite è costante nel ritenere l'illegittimità di sostituzioni di pena che eccedono la soglia prevista, pertanto i giudici di merito devono verificare la legittimità formale e sostanziale della sostituzione prima di omologare l'accordo.

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