Cassazione Penale, Sentenza n. 4943/2023 del 06/02/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Richiesta di riparazione ex art. 314 c.p.p. per presunta ingiusta detenzione di 67 giorni (10/11/2009-15/1/2010) in seguito a indagini e ordinanza del GIP di Aosta. Il ricorrente contestava l'ordinanza di rigetto della Corte territoriale sostenendo che le condotte contestate erano in realtà lecite o, al più, riconducibili a contravvenzioni (derubricazione), per cui la detenzione preventiva sarebbe stata ingiustificata. Denunciava illogicità e contraddittorietà della motivazione, osservando che le assoluzioni e le derubricazioni erano basate su valutazioni normative che escludevano la penale illiceità delle condotte (es. commercio di zangolato, miscelazione del latte, difetti merceologici), e richiamava la giurisprudenza secondo cui la custodia cautelare non è consentita per contravvenzioni per le quali non è prevista la carcerazione preventiva.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte d'Appello abbia fornito motivazione ampia, coerente e non contraddittoria, avendo valutato le deduzioni difensive e il materiale probatorio (intercettazioni, documenti, testimonianze). Pur riconoscendo che alcune imputazioni sono state assolte o derubricate in sede di merito, la Suprema Corte ha confermato la correttezza dell'accertamento del giudice della riparazione secondo cui il ricorrente aveva tenuto comportamenti dolosi o gravemente colposi idonei a determinare l'adozione e il mantenimento della misura cautelare. È stato richiamato il principio per cui il diritto alla riparazione è precluso se l'interessato ha concorso a causare la custodia cautelare con dolo o colpa grave, e che il giudice della riparazione deve accertare tale circostanza d'ufficio. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il rigetto comporta, ex lege, la condanna alle spese processuali.
Norme richiamate
Norma che disciplina il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione; la Corte interpreta che l'indennizzo è escluso se l'interessato ha dato causa, per dolo o per colpa grave, all'instaurazione o al mantenimento della custodia cautelare, e che il giudice deve accertare tale circostanza d'ufficio
Richiamato per evidenziare che la custodia cautelare non è consentita per reati per i quali la legge non prevede la carcerazione preventiva (es. alcune contravvenzioni), ragion per cui la derubricazione può incidere sul diritto alla riparazione
Articolo relativo a reati alimentari; nel caso concreto è stata operata una derubricazione in contravvenzione, con implicazioni sulla possibilità di custodia cautelare
art. 5 lett. b) e c) L. 283/1962
Norma richiamata per la derubricazione di talune accuse a contravvenzione alimentare; la Corte osserva che la derubricazione e la successiva prescrizione per alcuni capi non incidono automaticamente sul complesso delle contestazioni per le quali poteva sussistere titolo cautelare
Norma sulla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche; la Corte rileva che la mancata registrazione delle stalle può integrare profili di colposa negligenza rilevanti ai fini della valutazione sulla causazione della custodia cautelare
art. 515, art. 476, art. 323, art. 326 c.p.
Articoli costituivano capi d'imputazione richiamati nella vicenda; la sentenza valorizza, nella valutazione complessiva, anche la presenza di falsi e di elementi probatori (es. art. 476 c.p.) come indici della rilevanza dei comportamenti contestati
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sezioni Unite e precedenti pronunce)
numerose pronunce richiamate (Sez. Unite n. 43/1995; n. 51779/2013; n. 32383/2010; n. 13559/2011; altre)
Principi consolidati: a) il diritto alla riparazione è escluso se il detenuto ha concorso a causare la misura con dolo o colpa grave; b) il giudice della riparazione deve valutare la condotta sia anteriormente che successivamente alla misura; c) esiste autonomia tra giudizio penale e giudizio di riparazione, con parametri valutativi diversi
Massime di principio
- Il diritto all'equa riparazione per ingiusta detenzione sussiste solo se la privazione della libertà non è stata causata, in tutto o in parte, da una condotta dolosa o da colpa grave dell'interessato; il giudice deve valutare questa circostanza d'ufficio
- La derubricazione del fatto da reato a contravvenzione e la successiva prescrizione possono giustificare la riparazione se da ciò risulta che, 'a origine', non esisteva titolo per la custodia cautelare; tuttavia la derubricazione non determina automaticamente il diritto all'indennizzo se permangono elementi che rendono credibile la gravità indiziaria
- Esiste autonomia tra il giudizio penale (prove e assoluzioni) e il giudizio per la riparazione: il secondo richiede di valutare se i fatti e la condotta del detenuto siano stati idonei, secondo l'esperienza comune, a provocare il provvedimento restrittivo
- Elementi extraprocessuali o probatori come intercettazioni, falsi documentali, omissioni diligenti nella verifica di registrazioni amministrative possono essere valutati dal giudice della riparazione come indici di dolo o colpa grave e ostativo all'indennizzo
- In situazioni simili, il ricorrente che richieda la riparazione dovrebbe concentrarsi nel dimostrare l'assenza di comportamento doloso o di colpa grave (ad es. diligente comportamento amministrativo, assenza di elementi idonei a creare allarme sociale, collaborazione processuale), mentre l'autorità difensiva dovrebbe contestare specificamente e documentare l'insussistenza dell'apporto causale alla misura cautelare
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