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Cassazione Civile, Ordinanza n. 34912/2023 del 13/12/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (società)

La controversia

La controversia nasce dall'occupazione e trasformazione irreversibile di un'area di proprietà di una società privata da parte del Comune, che vi aveva realizzato opere pubbliche. La società ha chiesto la condanna dell'ente al pagamento del valore venale dell'area e del risarcimento del danno; il Comune ha resistito sostenendo, da un lato, di avere acquistato la proprietà per usucapione e, dall'altro, che una porzione dell'area era stata occupata senza titolo dalla società, proponendo rilascio o pagamento del corrispettivo in via riconvenzionale. La Corte d'appello ha confermato la condanna del Comune al pagamento del controvalore dell'area e ha respinto le doglianze sul punto relativo all'usucapione della particella rivendicata dal Comune. In cassazione il Comune ha dedotto: 1) violazione delle norme sull'indennizzo/espropriazione per avere la Corte qualificato l'area come edificabile, nonostante la sua destinazione urbanistica a spazi pubblici, verde o viabilità e i vincoli di inedificabilità; 2) violazione delle medesime norme per avere determinato il valore venale con criteri medi non aderenti alle caratteristiche concrete del bene, e per avere ritenuto edificabile l'area per la sola presenza dell'opera pubblica; 3) omessa motivazione sulla liquidazione di rivalutazione e interessi, assumendo che la domanda fosse stata formulata come semplice pagamento di una somma e non come risarcimento. La società ha proposto ricorso incidentale lamentando che la Corte d'appello avesse escluso l'usucapione della particella 426, nonostante la sua asserita inclusione da decenni all'interno della recinzione della proprietà e la conseguente manifestazione dell'animus possidendi, valorizzando invece la lettera del sindaco del 1956 che rivendicava la proprietà comunale.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale sia il ricorso incidentale. Quanto ai primi due motivi del Comune, ha rilevato la carenza di specificità e autosufficienza, poiché le deduzioni e i documenti richiamati non erano adeguatamente indicati né localizzati nel fascicolo. Il terzo motivo è stato respinto perché, in caso di illegittima acquisizione e irreversibile trasformazione del fondo senza espropriazione, il danno va liquidato come obbligazione di valore mediante valutazione del bene al tempo del fatto, rivalutazione sino alla decisione e interessi compensativi; dopo la quantificazione all'attualità decorrono gli interessi legali come obbligazione di valuta. È stata anche esclusa la possibilità di invocare l'acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001, trattandosi di questione nuova. Il ricorso incidentale è stato dichiarato inammissibile perché mirava a rimettere in discussione l'accertamento di fatto sull'animus possidendi e sulla valutazione delle prove, attività non sindacabile in cassazione se sorretta da motivazione congrua. Le spese sono state compensate per reciproca soccombenza e sono stati posti gli oneri contributivi aggiuntivi a carico di entrambe le parti.

Norme richiamate

  • art. 5-bis, comma 3, L. n. 359/1992

    Richiamato dal Comune per contestare la qualificazione edificatoria del suolo e i criteri di stima del valore venale nell'ambito dell'occupazione illegittima.

  • artt. 32 e 37 d.P.R. n. 327/2001

    Richiamati per contestare i criteri di determinazione del valore del bene occupato e la sua qualificazione urbanistica ai fini della liquidazione.

  • art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001

    La Corte ha escluso che potesse essere invocato nel giudizio perché si trattava di questione nuova non dedotta in causa.

  • art. 366, comma 1, n. 6, c.p.c.

    Il ricorso per cassazione deve rispettare il principio di specificità e autosufficienza, indicando contenuto e collocazione degli atti e documenti richiamati.

  • artt. 1158, 1140, 1141 c.c.

    Richiamati nel ricorso incidentale per sostenere l'usucapione mediante possesso prolungato e animus possidendi.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Applicato per dare atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato da parte di entrambi i ricorrenti.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione, le censure che si fondano su documenti o atti processuali devono rispettare il requisito di specificità e autosufficienza, indicando con precisione il contenuto rilevante e la loro collocazione nel fascicolo; non è sufficiente un generico richiamo a materiali non adeguatamente localizzati.
  • In caso di illegittima occupazione e irreversibile trasformazione di un bene senza valido procedimento espropriativo, il risarcimento va liquidato come obbligazione di valore, con stima del bene al momento del fatto, rivalutazione monetaria fino alla decisione e interessi compensativi; dopo la quantificazione attuale, la somma produce interessi legali come obbligazione di valuta.
  • La deduzione dell'acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001 non può essere introdotta per la prima volta in cassazione, perché integra una questione nuova non esaminabile nel giudizio di legittimità.
  • Le censure che mirano a rivalutare il materiale istruttorio o l'apprezzamento del fatto, quando la motivazione della sentenza impugnata sia congrua e coerente, sono inammissibili in cassazione perché richiedono un nuovo giudizio di merito.
  • Ai fini dell'usucapione, la contestazione sull'animus possidendi e sulla prova del possesso esclusivo investe un accertamento di fatto riservato al giudice di merito e non è riesaminabile in cassazione se sorretto da motivazione adeguata.

Come è indicizzato

MaterieProprietàProveImpugnazioni
RamiDiritti realiResponsabilità civileProcesso civile
IstitutiOnere della provaNesso di causalitàGiudicato

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