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Cassazione Civile, Ordinanza n. 11475/2026 del 28/04/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Un pedone aveva agito contro il Comune deducendo di essere caduto, in orario serale, mentre percorreva a piedi una discesa cittadina e di essere finito in una buca non segnalata presente sul marciapiede, riportando lesioni al piede destro. Il Tribunale aveva accolto la domanda risarcitoria, ma la Corte d’appello aveva riformato la decisione ritenendo non dimostrato il nesso causale tra la cosa custodita e l’evento dannoso, evidenziando la genericità della testimonianza raccolta e la presenza, nelle foto, di un tombino/grata metallica visibile e danneggiata lateralmente. Con il ricorso per cassazione il danneggiato ha dedotto: 1) violazione dell’art. 2051 c.c., sostenendo che l’eventuale distrazione o perdita di equilibrio della vittima non integra caso fortuito ma semmai concorso colposo ex art. 1227 c.c.; 2) violazione degli artt. 1227, 2729 e 2051 c.c., lamentando che la Corte d’appello non avrebbe applicato il criterio del più probabile che non e avrebbe mal valutato le prove; 3) omesso esame di fatto decisivo ex art. 360, n. 5 c.p.c., per non aver valorizzato la consulenza medico-legale, ritenuta dal ricorrente percipiente e idonea a confermare che il danno derivava dalla caduta nella buca.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato l’intero ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i primi due motivi non si confrontassero con la reale ratio decidendi della sentenza impugnata, fondata non sull’esistenza di un caso fortuito o su una valutazione alternativa delle cause, ma sulla mancata prova, da parte dell’attore, della dinamica del sinistro e, in particolare, del fatto di essere caduto nella buca come allegato in citazione. Quanto al terzo motivo, la Corte ha osservato che la consulenza medico-legale non era decisiva, poiché la questione pregiudiziale era l’accertamento del luogo e delle modalità della caduta, che nel caso concreto non richiedevano cognizioni tecniche e non risultavano provati. Il ricorso è stato quindi respinto in rito con condanna del ricorrente alle spese e applicazione dell’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 2051 c.c.

    Il danneggiato, per ottenere il risarcimento da cosa in custodia, deve provare che l’evento sia stato concretamente provocato dalla cosa custodita e non è sufficiente dimostrare che il sinistro sia avvenuto genericamente nell’area custodita.

  • art. 1227 c.c.

    La possibile colpa della vittima non rileva ai fini dell’esistenza del caso fortuito, ma eventualmente sul diverso piano del concorso colposo e della riduzione del risarcimento; tuttavia nel caso deciso la questione è rimasta assorbita dalla mancata prova della dinamica del sinistro.

  • art. 2729 c.c.

    Il richiamo alle presunzioni semplici non è idoneo a sovvertire un accertamento di merito che abbia escluso, in fatto, la prova della caduta nella specifica buca allegata.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    La censura per violazione di legge è inammissibile quando non si correla alla ratio decidendi della sentenza impugnata.

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    Non è deducibile come vizio di legittimità il mero cattivo esercizio del potere di apprezzamento delle prove non legali da parte del giudice di merito; è denunciabile solo l’omesso esame di un fatto storico decisivo.

  • art. 366 n. 4 c.p.c.

    Il motivo di ricorso deve contenere una critica specifica della decisione impugnata; in mancanza si configura un "non motivo" sanzionato con l’inammissibilità.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Essendo il ricorso dichiarato inammissibile, sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Massime di principio

  • In tema di responsabilità da cose in custodia, il danneggiato deve provare non solo l’esistenza del danno e la relazione con l’area custodita, ma soprattutto che l’evento sia stato concretamente causato dalla cosa in custodia secondo la dinamica allegata; la mera occorrenza del sinistro in quel luogo non basta.
  • Il motivo di ricorso per cassazione è inammissibile quando non si confronta con la ratio decidendi effettiva della sentenza impugnata e si limita a prospettare argomentazioni astratte o alternative rispetto all’accertamento di fatto compiuto dal giudice di merito.
  • Il vizio di cui all’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. non consente una rivalutazione del merito o delle prove non legali; è configurabile solo se sia stato omesso l’esame di un fatto storico decisivo, non quando si contesti la valutazione di attendibilità o sufficienza degli elementi probatori.
  • La consulenza tecnica è decisiva solo se incide su un fatto che richiede cognizioni tecniche; se il punto controverso è la ricostruzione della dinamica materiale della caduta, l’eventuale compatibilità medico-legale delle lesioni con il trauma non supera la mancanza di prova del fatto storico costitutivo della domanda.
  • Nel giudizio di cassazione, la doglianza che non individua con precisione l’errore denunciato e non spiega perché la decisione sia errata rispetto alle sue ragioni giustificative è un "non motivo" e conduce all’inammissibilità.

Come è indicizzato

MaterieResponsabilità del custodeImpugnazioni
RamiResponsabilità civileProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNesso di causalità

Testo integrale

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