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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14315/2024 del 08/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

L'imputato era stato condannato dal Tribunale di Termini Imerese per il porto fuori della propria abitazione, senza autorizzazione, nella tasca del pantalone, di una noccoliera/tirapugni in metallo, ai sensi dell'art. 4, commi 1 e 3, legge n. 110/1975, con pena di ammenda di euro 1.500 e riconoscimento del fatto come di lieve entità. Con ricorso in Cassazione si denunciavano due vizi: (1) mancata o carente motivazione nel diniego delle circostanze attenuanti generiche (richieste in udienza), nonostante l'incensuratezza dell'imputato, le modalità del fatto e la scarsa offensività dello strumento; (2) mancata o carente motivazione nel diniego della sospensione condizionale della pena e nella mancata applicazione della non menzione nel casellario giudiziale, anch'essi richiesti e non adeguatamente motivati dal giudice di merito.

La decisione

La Corte di legittimità ha ritenuto il ricorso parzialmente fondato: ha rilevato che, sebbene sia ammessa in astratto la motivazione implicita, nel caso di specie la sentenza di merito non ha fornito nemmeno una motivazione implicita sufficiente sul diniego delle circostanze attenuanti generiche e dei benefici richiesti, limitandosi a formule generiche del tipo "gravità della colpevolezza, l'entità del danno o del pericolo", formule giudicate insufficienti soprattutto alla luce del riconoscimento contestuale della lieve entità della contravvenzione. Perciò la Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio e ha disposto il rinvio al Tribunale di Termini Imerese, davanti a diversa persona fisica, perché riesamini in piena autonomia la concessione delle circostanze attenuanti ex art. 62-bis c.p. e dei benefici di legge. Il resto della sentenza (accertamento della responsabilità) è rimasto valido.

Norme richiamate

  • legge n. 110 del 1975, art. 4, commi 1 e 3

    Norma che vieta il porto di determinate armi/strumenti (tra cui la noccoliera/tirapugni). È la disposizione sulla quale è fondata la condanna per porto senza autorizzazione.

  • codice penale, art. 133

    Richiamato dalla sentenza di merito nel trattamento sanzionatorio quale riferimento alle circostanze che incidono sulla pena; la Corte ha ritenuto il richiamo generico e insufficiente come motivazione per il diniego delle attenuanti generiche.

  • codice penale, art. 131-bis

    Norma sulla speciale tenuità del fatto. Il Tribunale ha escluso la sua applicazione ritenendo la condotta non sussumibile nella tenuità, ma la Corte di legittimità ha osservato che il diniego è stato espresso con formule generiche e non adeguatamente motivato.

  • codice penale, art. 62-bis

    Disposizione relativa al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche; la Corte ha disposto che il Tribunale rivaluti la loro concessione tenendo conto delle esigenze motivazionali previste dalla legge e dalla giurisprudenza.

  • codice di procedura penale, artt. 544 e 546

    Prevedono che la sentenza contenga una concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto. La Corte ha richiamato questi principi per osservare che, sebbene sia ammessa la motivazione implicita, occorre un collegamento logico che nel caso concreto mancava.

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, art. 6 (giurisprudenza Corte EDU)

    Richiamato per spiegare che la motivazione implicita può essere compatibile con il diritto ad un equo processo, ma non può giustificare totale mancanza di ragionamento quando la decisione incide su benefici o attenuanti richiesti.

  • d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 e successive modifiche (richiami procedurali sull'udienza)

    Citato in relazione alla richiesta del Pubblico Ministero di declaratoria di inammissibilità del ricorso per mancata richiesta di trattazione orale; non ha impedito però l'esame del merito limitato ai profili ritenuti fondati.

Massime di principio

  • Quando il giudice di merito nega circostanze attenuanti generiche o benefici (es. sospensione condizionale, non menzione), la motivazione non può limitarsi a formule generiche: deve emergere un nesso logico-giuridico chiaro tra fatti accertati e ragione del diniego.
  • La motivazione implicita è ammessa, ma solo se è possibile ricostruire logicamente e giuridicamente le ragioni del rigetto; in assenza di tale nesso la Corte di Cassazione può annullare la decisione sul trattamento sanzionatorio.
  • Il riconoscimento della "lieve entità" del fatto e il contemporaneo diniego della tenuità o di attenuanti richiede spiegazioni dettagliate: la contraddittorietà deve essere risolta dal giudice con argomentazioni concrete.
  • In caso di carenza motivazionale limitata al trattamento della pena, la Cassazione tende ad annullare solo quella parte della sentenza e a rinviare il nuovo esame al giudice di merito, lasciando impregiudicata la responsabilità sostanziale quando adeguatamente accertata.
  • Per ottenere attenuanti o benefici è utile che la difesa formuli e documenti specificamente in udienza le ragioni che giustificano tali richieste (es. incensuratezza, modalità del fatto, scarsa offensività dello strumento), così da rendere più agevole per il giudice una motivazione puntuale.
  • Il pubblico ministero può chiedere l'inammissibilità del ricorso per ragioni procedurali (es. mancata richiesta di trattazione orale), ma questo non esclude l'esame del merito quando sussistano vizi rilevanti e rilevabili d'ufficio dalla Corte.

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