Cassazione Penale, Sentenza n. 29877/2022 del 27/07/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo disposto sul patrimonio della R.S.A. Rizzo s.r.l., sulle quote sociali e su beni trasferiti alla RU.IM. s.r.l., per i reati ascritti all'impugnante: falso in bilancio e infedeltà patrimoniale. Il sequestro era fondato su indizi che la società non aveva iscritto in bilancio crediti per euro 1.500.000 relativi ad aggiornamenti tariffari regionali (anni 2016-2017) e su operazioni di cessione del ramo d'azienda a soggetto riconducibile al nucleo familiare dell'amministratore (moglie) ad un prezzo svilito (150.000 euro), con conseguente possibile distrazione di valori e conflitto di interessi. Il ricorrente ha dedotto molteplici vizi: incompetenza territoriale, motivazione apparente sul fumus commissi delicti, mancata valutazione delle prove e delle deduzioni difensive (art. 627 c.p.p.), esistenza di cause di non punibilità (art. 47 c.p.), inesistenza delle esigenze cautelari, questioni di procedibilità e di corretta qualificazione giuridica tra reati civili e penali (art. 2634 c.c., art. 388 c.p. ecc.).
La decisione
La Corte ha respinto il ricorso. Ha ritenuto inammissibili o preclusi all'esame numerosi motivi attinenti al fumus commissi delicti in quanto, nel frattempo, era intervenuto il decreto che dispone il giudizio (ossia il giudizio è stato avviato), per cui la questione della sussistenza del fumus non poteva più essere riesaminata in cassazione. Sulla questione di competenza territoriale ha richiamato il principio per cui, dopo annullamento con rinvio, non è consentito rimettere in discussione questioni non devolute alla Cassazione o non trattate dalla sentenza di annullamento; inoltre la competenza per il reato di false comunicazioni sociali si determina in relazione al luogo in cui si riunisce l'assemblea che approva/si illustra il bilancio. Quanto alle esigenze cautelari (periculum in mora e fumus), la Corte ha ritenuto adeguata e sufficiente la motivazione del Tribunale: le dimissioni e la sostituzione dell'amministratore non eliminano automaticamente il pericolo di protrazione o aggravamento delle conseguenze del reato, e la mera affermazione difensiva dell'assenza di ulteriori condotte illecite non è idonea a rendere illogico il sequestro. Di conseguenza il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese.
Norme richiamate
Indicata come norma del reato di false comunicazioni sociali; il Tribunale ha ritenuto che tale reato sia il più grave ai fini della determinazione della competenza territoriale (competenza collegata al luogo in cui si riunisce l'assemblea che approva/si illustra il bilancio).
Richiamato dalla difesa per censurare la mancata valutazione delle deduzioni e delle prove; la Corte ha osservato che, pur essendo la valutazione delle prove rilevante, molte questioni sul fumus non potevano essere riesaminate in cassazione dopo il decreto che dispone il giudizio.
La difesa ha invocato la causa di non punibilità prevista da questa norma; la Corte ha rilevato che le deduzioni difensive non hanno dimostrato in modo idoneo l'insussistenza del fumus o l'esistenza della causa di non punibilità nella fase cautelare.
Richiamato in relazione alla procedibilità dell'azione penale (condizione di procedibilità/temporalità della querela); la Corte ha esaminato i profili procedurali ma ha ritenuto le questioni preclusi o non decisivi nel contesto del ricorso.
Norma che riguarda l'infedeltà patrimoniale dell'amministratore; la Corte ha ritenuto sussistente il fumus in relazione al conflitto di interessi e alla cessione del ramo d'azienda a soggetto riconducibile alla famiglia dell'amministratore a prezzo svilito.
Richiamato dalla difesa in ordine a una presunta sovrapposizione normativa (concorso apparente tra norme), ma la questione non ha impedito il rigetto del ricorso e la declaratoria di improcedibilità per ne bis in idem non ha modificato l'esito cautelare.
artt. 25 e 627, comma 1, cod. proc. pen.
La Corte ha richiamato il principio secondo cui, nel giudizio di rinvio dopo annullamento, non può essere rimessa in discussione la competenza già definita dalla sentenza di annullamento, salvo che emergano nuovi fatti che determinino diversa definizione giuridica.
Massime di principio
- Se, dopo il provvedimento cautelare, interviene un decreto che dispone il giudizio (rinvio a giudizio o giudizio immediato), le questioni relative al fumus commissi delicti diventano in genere improcedibili in sede di cassazione, perché è già intervenuta una verifica giurisdizionale sulla consistenza dell'accusa.
- La competenza territoriale per il reato di false comunicazioni sociali si determina in base al luogo e al momento in cui si tiene l'assemblea che esamina/approva il bilancio (non in base al luogo di deposito del bilancio presso la sede sociale).
- La sola dimissione o sostituzione dell'amministratore e la mancanza di atti successivi non eliminano automaticamente il pericolo di protrazione delle condotte criminose; il giudice può ritenere sussistenti esigenze cautelari anche in presenza di modifiche societarie, qualora permangano rischi di aggravamento o reiterazione.
- La vendita a prezzo 'svilito' a soggetti riconducibili al nucleo familiare dell'amministratore e la mancata iscrizione di crediti rilevanti in bilancio costituiscono elementi idonei, in sede cautelare, a fondare il fumus commissi delicti e l'adozione di misure reali.
- Deduziioni difensive meramente affermative sull'assenza di ulteriori condotte illecite non bastano, di per sé, a superare la motivazione di una misura cautelare reale; è necessaria una prova documentale e argomentativa che sia efficace a confutare il pericolo e gli indizi su cui si fonda il sequestro.
- Dopo annullamento della decisione e rinvio, non è possibile sollevare in sede successiva questioni che non siano state devolute alla Cassazione o non trattate dalla sentenza di annullamento, salvo nuovi fatti che cambino la qualificazione giuridica.
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