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Cassazione Civile, Ordinanza n. 22500/2023 del 26/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia riguarda una porzione di area corrispondente all’ex sedime di una ferrovia dismessa. Un privato, che vi aveva edificato un manufatto adibito ad albergo-ristorante, ha impugnato il provvedimento con cui gli era stato intimato il pagamento di una somma a titolo di indennità di occupazione, chiedendo anche l’accertamento dell’intervenuta usucapione dell’area. Il Tribunale aveva accolto la domanda, ma la Corte d’appello ha riformato la decisione, ritenendo che l’area fosse ancora demaniale e dunque non usucapibile. In cassazione il ricorrente ha dedotto: 1) violazione dell’art. 1141 c.c. e omesso esame di fatti decisivi, sostenendo che la Corte territoriale avesse erroneamente escluso la configurabilità del possesso; 2) ancora violazione dell’art. 1141 c.c. e omesso esame di fatto decisivo, per non aver valorizzato la costruzione del manufatto sull’area; 3) violazione dell’art. 112 c.p.c. e nullità della sentenza per omessa pronuncia sulla domanda di accertamento negativo dell’indennità di occupazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto inammissibili congiuntamente i primi due motivi perché, a fronte dell’accertamento del giudice di merito sulla natura demaniale dell’area, il ricorrente non aveva allegato né un formale provvedimento di sdemanializzazione né fatti inequivoci incompatibili con la permanenza della destinazione pubblica, limitandosi a proporre una diversa lettura del materiale istruttorio e a sollecitare una rivalutazione del merito, estranea al giudizio di legittimità. Ha ritenuto infondato il terzo motivo, perché la Corte d’appello si era pronunciata su tutte le domande, incluse quelle subordinate, e comunque, una volta accertata la natura demaniale dell’area, l’indennità di occupazione risultava dovuta ex lege. Il ricorso è stato quindi respinto con condanna del ricorrente alle spese e con declaratoria dei presupposti per l’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 1141 c.c.

    Il possesso non può essere affermato in contrasto con la qualificazione del bene come demaniale senza specifiche allegazioni su sdemanializzazione o fatti incompatibili con la destinazione pubblica.

  • art. 112 c.p.c.

    Non vi è omessa pronuncia quando il giudice di appello si esprime su tutte le domande proposte, anche subordinatamente.

  • art. 360, primo comma, nn. 3 e 5, c.p.c.

    In cassazione non è consentito trasformare le censure in una richiesta di nuova valutazione del fatto e delle prove; il vizio di omesso esame riguarda solo un fatto storico decisivo.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115 del 2002

    La soccombenza comporta, nei presupposti di legge, l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 2697 c.c.

    È richiamato per definire il concetto di fatto principale ai fini del vizio di omesso esame.

Massime di principio

  • La sdemanializzazione tacita di un bene pubblico non può essere desunta dalla sola cessazione dell’uso pubblico, neppure se prolungata nel tempo, ma richiede atti o fatti univoci e incompatibili con la volontà della pubblica amministrazione di conservare la destinazione demaniale.
  • Per i beni già asserviti a una linea ferroviaria, la mera cessazione dell’esercizio della linea non basta a escludere la demanialità se permangono gli impianti e resta possibile il ripristino dell’uso ferroviario.
  • L’accertamento della sdemanializzazione e della natura del possesso è giudizio di merito e in cassazione può essere censurato solo nei limiti del vizio di omesso esame di un fatto storico decisivo o di motivazione radicalmente mancante o apparente; non è ammessa una rivalutazione alternativa delle prove.
  • Ai fini dell’art. 360, n. 5, c.p.c., il fatto decisivo omesso deve essere un fatto storico principale o secondario, non una mera questione giuridica, una singola risultanza istruttoria o una diversa ipotesi ricostruttiva del compendio probatorio.
  • La costruzione di un manufatto su area demaniale non è, da sola, sufficiente a integrare il possesso utile all’usucapione, specie se il giudice di merito ha accertato comportamenti riconducibili alla detenzione e la consapevolezza originaria della proprietà pubblica.
  • Non sussiste omessa pronuncia quando la sentenza di appello abbia effettivamente deciso, anche implicitamente o per assorbimento sostanziale, tutte le domande proposte in causa.

Come è indicizzato

MateriePossessoGiurisdizione
RamiDiritti realiProcesso civile
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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