Cassazione Penale, Sentenza n. 06124/2026 del 16/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del GIP del 02/10/2025 che non convalidava il decreto di sequestro preventivo urgente operato dalla Questura di Lodi su una somma di euro 3.095,00 rinvenuta presso l'indagato. Il P.M. sosteneva che, a seguito di perquisizione domiciliare, erano stati rinvenuti 573,68 grammi di hashish, un bilancino, pellicola, sei bigliettini con nomi e cifre e messaggi sul cellulare indicativi di attività di spaccio, nonché il danaro occultato in cantina e l'assenza di stabile attività lavorativa dell'indagato; tali elementi, secondo il P.M., giustificavano il collegamento di pertinenzialità tra la somma e le pregresse cessioni di stupefacenti
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso del Pubblico Ministero inammissibile perché il P.M. aveva impugnato la decisione di non convalida del sequestro urgente (ordinanza di non convalida emessa dal GIP), che secondo la Corte non è autonomamente impugnabile. La sentenza richiama la disciplina degli strumenti di impugnazione in materia di sequestro (artt. 322, 322-bis, 325 cod. proc. pen.) e il principio di tassatività dei mezzi di impugnazione (art. 568 cod. proc. pen.), nonché la giurisprudenza della Cassazione e delle Sezioni Unite che escludono l'ammissibilità dell'impugnazione dell'ordinanza di non convalida. La Corte osserva inoltre che, se il P.M. avesse impugnato il rigetto della richiesta di sequestro preventivo (e non la non convalida), il rimedio corretto sarebbe stato l'appello ai sensi dell'art. 322-bis cod. proc. pen.; tuttavia ciò non è stato fatto
Norme richiamate
Norma penale sostanziale nella quale rientra il reato contestato (detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti); contestualizza l'indagine ma non è stata oggetto di valutazione decisiva sulla procedura di impugnazione
Richiamato dal ricorrente in relazione alla qualificazione del denaro come profitto del reato; il GIP aveva seguito orientamento che interpreta il 'profitto' in senso diretto e immediato, escludendo che la somma detenuta rappresenti automaticamente il profitto del reato
Norma che disciplina la convalida del sequestro preventivo in via d'urgenza; il ricorso era proposto in relazione al provvedimento di non convalida previsto da tale norma
Prevede il riesame contro il decreto di sequestro emesso dal giudice; citato per illustrare i rimedi previsti dalla legge in materia di sequestro
Prevede l'appello contro le ordinanze in materia di sequestro preventivo e contro il provvedimento di revoca del sequestro emesso dal pubblico ministero; la Corte indica che il mezzo corretto per impugnare il rigetto della richiesta di sequestro è l'appello ai sensi di questa norma
Rimedi di legittimità (ricorso per cassazione) contro specifici provvedimenti in materia di sequestro previsti dalla legge; citato per completare il quadro degli strumenti impugnatori
art. 591, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.
Richiamato per affermare il principio di inammissibilità dell'impugnazione proposta contro il decreto di non convalida del sequestro preventivo eseguito dalla polizia giudiziaria
Principio di tassatività dei mezzi di impugnazione: la disciplina elenca espressamente quali provvedimenti sono impugnabili, quindi le ordinanze di non convalida non rientrano e l'impugnazione è inammissibile
Giurisprudenza citata: Sez. 3, n. 30669 del 31/05/2024 (Ballaben)
Richiamata per sostenere il principio che il decreto di non convalida del sequestro preventivo adottato dalla polizia giudiziaria non è autonomamente impugnabile
Giurisprudenza citata: Sez. U., n. 21334 (Napolitano)
Decisione delle Sezioni Unite che esclude l'impugnabilità dell'ordinanza di convalida/non convalida del sequestro urgente, sottolineando che le "ordinanze in materia di sequestro preventivo" sono quelle che negano la misura o decidono sul suo mantenimento e non le ordinanze che giudicano l'uso dell'attribuzione interinale del P.M.
Giurisprudenza richiamata dal GIP: Sez. 3, n. 5500 del 2025
Orientamento secondo il quale, in caso di detenzione di sostanza stupefacente, la somma di denaro rinvenuta non costituisce automaticamente il profitto del reato in quanto non rappresenta un vantaggio economico derivante in via diretta e immediata dalla commissione dell'illecito
Massime di principio
- L'ordinanza del GIP di non convalida del sequestro preventivo urgente operato dalla polizia giudiziaria non è autonomamente impugnabile: il P.M. che intenda reagire deve valutare gli strumenti previsti (es. appello ex art. 322-bis se si impugna il provvedimento di rigetto della richiesta di sequestro).
- Occorre rispettare la tassatività dei mezzi di impugnazione: impugnare il provvedimento sbagliato (es. la non convalida invece del rigetto del sequestro) determina l'inammissibilità dell'impugnazione.
- Quando si contesta la pertinenzialità di somme di denaro rispetto a reati di spaccio, è necessario allegare e dimostrare un nesso concreto e ravvicinato tra denaro e attività illecita; elementi indiziari (quantità di droga, bilancino, bigliettini, messaggi, occultamento, banconote di vario taglio, assenza di reddito) rafforzano la tesi ma il giudice di merito può esigere una valutazione rigorosa del nesso di pertinenzialità.
- Il ricorso per cassazione ha limiti formali e sostanziali: è ammesso solo contro i provvedimenti espressamente indicati dalla legge (art. 325 e connessi); le controversie cautelari richiedono l'uso dei rimedi appositamente previsti (riesame, appello cautelare).
- Prassi consigliata per il P.M.: individuare e impugnare il provvedimento processualmente corretto (rigetto della richiesta di sequestro con appello ex art. 322-bis o decreto di sequestro con ricorso di riesame o cassazione ove previsto) per evitare l'inammissibilità per ragioni formali.
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