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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19464/2023 del 09/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Palermo che aveva sostituito la misura cautelare carceraria con gli arresti domiciliari in relazione al reato di tentata estorsione pluriaggravata (contestata ai danni dell'imprenditore Giuseppe Raineri per conto della famiglia mafiosa di Misilmeri) e per violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizi di motivazione in relazione agli artt. 273 e 192 c.p.p. e artt. 56, 629 c.p. (contestando la valutazione della credibilità delle persone offese Dino Leone e Giuseppe Raineri e l'attendibilità delle loro dichiarazioni) e, in subordine, sosteneva che la condotta avrebbe dovuto essere qualificata come desistenza volontaria ex art. 56, comma 3 c.p., per l'omessa comparizione ad un appuntamento e la mancanza di reiterazione delle pretese estorsive.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la prima doglianza fosse improponibile in sede di legittimità perché sostanzialmente mirava a ottenere una diversa valutazione degli elementi indiziari e della credibilità delle persone offese senza muovere censure logico-argomentative concrete alla motivazione del Tribunale. La seconda doglianza (desistenza volontaria) è stata giudicata manifestamente infondata e generica: il Tribunale aveva correttamente ritenuto che le richieste estorsive erano state già chiaramente formulate in due precedenti occasioni, oltrepassando la soglia di punibilità del tentativo, e che il mancato perfezionamento dell'estorsione era dipeso dalla decisione delle vittime di denunciare, non da una condotta attiva di desistenza attribuibile all'imputato. Conseguentemente il ricorso è stato respinto, è rimasta ferma l'ordinanza impugnata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen.

    La Corte ha richiamato il principio secondo cui la desistenza volontaria è incompatibile con l'ipotesi del tentativo punibile, essendo compatibile con il recesso attivo; nel caso concreto non è stata riscontrata condotta di desistenza attiva dell'imputato.

  • art. 629 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di estorsione; il Tribunale aveva ritenuto superata la soglia del tentativo in relazione alle richieste estorsive già formulate in occasioni precedenti.

  • art. 628 cod. pen. terzo comma

    Richiamato fra gli articoli collegati alla contestazione di reato pluriaggravato; utilizzato nel quadro della qualificazione delle condotte delittuose.

  • art. 416-bis cod. pen. (e 416-bis.1)

    Riferimento all'aggravante e all'associazione mafiosa; la condotta è stata inquadrata come ideata nell'interesse/organizzazione della famiglia mafiosa di Misilmeri.

  • art. 71 d.lgs. n. 159/2011

    Richiamato nell'ambito delle aggravanti e delle disposizioni antiracket/antimafia applicabili.

  • art. 81 cod. pen. (comma finale)

    Richiamato in relazione alla recidiva o circostanze personali aggravanti in combinazione con le norme antimafia.

  • art. 75, comma 2 d.lgs. n. 159/2011

    Ulteriore riferimento normativo relativo al regime sanzionatorio/agevolazioni per reati connessi alla criminalità organizzata, utilizzato nel quadro della contestazione.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dal ricorrente in tema di motivazione/impugnazioni; la Corte ha ritenuto le censure connesse a questa norma in realtà mirassero a rinnovare la valutazione probatoria, il che è improponibile in Cassazione senza censure logiche specifiche.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Principio sulla valutazione della prova e della credibilità; la Corte ha affermato che la verifica della valutazione delle fonti di prova operata dal giudice del merito non è sindacabile in Cassazione se il ricorrente non svolge censure analitiche e logico-argomentative alla motivazione.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è sede per ottenere una nuova valutazione degli elementi di fatto o della credibilità delle prove: le censure in Cassazione devono contenere specifiche censure logico-argomentative alla motivazione del giudice di merito, non semplici richieste di rivalutazione.
  • La desistenza volontaria (art. 56 c.p.) è incompatibile con il tentativo punibile quando la condotta ha già superato la soglia di punibilità del tentativo; per invocare la desistenza è necessario dimostrare una condotta attiva e specifica dell'agente che abbia effettivamente interrotto il corso dell'azione delittuosa.
  • Il mancato perfezionamento del reato dovuto all'intervento delle vittime (es. denuncia alle autorità) non costituisce desistenza volontaria dell'autore, se non è dimostrabile un atto volontario dell'autore diretto a impedire il compimento del reato.
  • Se si intende contestare la valutazione delle dichiarazioni delle persone offese, il rimedio utile è fornire censure circostanziate che evidenzino contraddizioni o incoerenze specifiche nella motivazione del giudice, non generiche affermazioni di inaffidabilità.
  • Impugnazioni manifestamente infondate o improponibili espongono il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di sanzioni (es. versamento alla cassa delle ammende), quindi è opportuno valutare preventivamente la fondatezza giuridica e la precisione delle censure.

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