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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19426/2023 del 09/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Caiazza è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere per il reato di cui all'art. 73 d.P.R. n. 309/1990, contestandogli di aver lanciato dal terrazzo una busta contenente gr. 62,67 di hashish e 320 euro, poi raccolta da Mormone Carmine. Il Gip e il Tribunale del riesame hanno confermato la misura ritenendo sussistenti gravi indizi sulla base del riconoscimento del soggetto visto lanciare la droga (per la presenza di un tatuaggio sul braccio destro), della vicinanza dell'abitazione del Caiazza al luogo del fatto, della presenza di strumenti per il confezionamento delle dosi e dei precedenti dell'indagato. La difesa ha eccepito la carenza di gravità indiziaria, contestando il riconoscimento (il ricorrente era vistosamente fasciato per una frattura riportata il giorno precedente) e sostenendo che il tatuaggio non era descritto in modo specifico e quindi non idoneo a garantire una comparazione affidabile.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato: ha ritenuto insufficiente il solo elemento del tatuaggio non descritto e non confrontato, e che la vicinanza dell'abitazione non rafforza adeguatamente il quadro indiziario. Ha inoltre considerato rilevante la documentazione medica comprovante la vistosa fasciatura che avrebbe reso il ricorrente maggiormente riconoscibile e avrebbe dovuto essere segnalata dagli agenti se fosse stato lui il soggetto visto dal terrazzo. Per queste ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato al Tribunale di Napoli per nuovo giudizio (ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p.). La decisione non comporta automaticamente la cessazione dello stato custodiale; è stata disposta la comunicazione secondo l'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma sostanziale relativa alle fattispecie di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti; la corte dà per contestato il reato ai fini della valutazione degli indizi ma valuta che gli elementi probatori allegati non sono sufficienti a riferire i gravi indizi all'imputato.

  • art. 309, comma 7, cod. proc. pen.

    Norma procedurale che prevede il rinvio per nuovo giudizio al giudice competente in caso di annullamento con rinvio: la Cassazione ha esercitato questa previsione rimandando il procedimento al Tribunale di Napoli.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Disposizione sulla comunicazione della decisione che rileva per l'eventuale aggiornamento dello stato detentivo; la Corte ha ordinato la comunicazione nelle forme previste.

Massime di principio

  • Per l'applicazione di misure cautelari devono sussistere gravi indizi riferibili con adeguata specificità alla persona: elementi generici o poco descritti (es. "un tatuaggio" senza descrizione) sono insufficienti.
  • La valutazione del riconoscimento deve tener conto della qualità e della specificità della descrizione (caratteristiche univoche del segno) e della distanza/condizioni in cui è avvenuta l'osservazione.
  • Fatti attenuanti o circostanze personali rilevanti (es. vistose fasciature, limitazioni fisiche) devono essere esaminati criticamente perché possono incidere sulla possibilità stessa dell'azione contestata e sulla riconoscibilità dell'indagato.
  • La sola vicinanza dell'abitazione al luogo del fatto non rafforza da sola il quadro indiziario: va valutata congiuntamente ad altri elementi concreti e specifici.
  • In presenza di elementi probatori contraddittori o unici e fragili, il giudice della libertà deve privilegiare misure meno afflittive o richiedere ulteriori accertamenti prima di confermare la custodia cautelare.
  • La difesa deve sollecitare la verifica critica degli atti (annotazioni, verbalizzazioni, descrizioni dei segni distintivi) e produrre documentazione (es. certificati medici) che possa incidere sulla valutazione degli indizi.

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