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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30617/2022 del 03/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso contestava l'ordinanza della Corte di appello di Napoli che aveva dichiarato eseguita la sanzione accessoria dell'ordine di demolizione emesso con sentenza definitiva. Sono stati proposti due motivi: 1) travisamento della prova, omissione nella valutazione di prova decisiva e contraddittorietà della motivazione, sostenendo che la Corte di appello avrebbe erroneamente individuato le opere soggette a demolizione; 2) erronea applicazione degli artt. 44 e 31, comma 9, d.P.R. n. 380/2001, deducendo che l'ordine di demolizione deve comprendere anche le opere abusive realizzate successivamente (superfetazioni) e non solo il manufatto originario.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha ritenuto che le censure attengono alla valutazione di fatto (travisamento e rivalutazione delle prove) insindacabile in sede di legittimità, essendo la ricostruzione dei fatti sorretta da congrue argomentazioni. Sul secondo motivo ha ritenuto manifesta infondatezza perché la Corte di appello ha valutato — con apprezzamento di fatto non illogico — che le opere successive scoperte non fossero superfetazioni o ampliamenti dell'abuso originario ma manufatti funzionalmente e architettonicamente autonomi, perciò esclusi dall'ordine di demolizione.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 380/2001, art. 31, comma 9

    L'ordine di demolizione, in linea di principio, riguarda l'edificio nel suo complesso e comprende aggiunte e superfetazioni successive quale dovere di restitutio in integrum; tuttavia la sua applicazione dipende dalla valutazione di fatto se le opere successive costituiscono ampliamenti/superfetazioni o elementi autonomi.

  • d.P.R. n. 380/2001, art. 44

    Richiamata in relazione alla disciplina delle sanzioni edilizie e dell'ordine di demolizione; nella fattispecie la Corte ha ritenuto che la norma non imponga l'estensione dell'ordine alle opere autonome successive.

  • art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    La modifica normativa limita la possibilità di dedurre il "travisamento del fatto" in sede di legittimità: la Cassazione non può rivedere la valutazione delle prove operata dai giudici di merito se sorretta da motivazione congrua.

  • art. 8 (modifiche introdotte dalla L. n. 46/2006)

    Richiamato quale parametro interpretativo per confermare che, dopo le modifiche normative, il motivo basato sul presunto travisamento del fatto è precluso in sede di legittimità.

Massime di principio

  • La Corte di cassazione non è competente a riesaminare la valutazione di fatto compiuta dai giudici di merito quando essa sia sorretta da argomentazioni congrue; i motivi che chiedono una diversa lettura delle prove sono inammissibili.
  • L'ordine giudiziale di demolizione ha di norma portata estesa alle superfetazioni e alle opere aggiuntive successive, essendo finalizzato alla restitutio in integrum dello stato dei luoghi.
  • Tuttavia la portata dell'ordine dipende dalla specifica valutazione di fatto: se le opere successive sono accertate come funzionalmente e architettonicamente autonome, possono essere escluse dall'ordine di demolizione.
  • In casi analoghi, chi impugna l'esclusione di opere dall'ordine di demolizione deve dimostrare che le aggiunte costituiscono ampliamenti o superfetazioni del manufatto abusivo originario; al contrario, per resistere alla demolizione è efficace provare l'autonomia funzionale/architettonica delle nuove opere.
  • Per ottenere successo in cassazione su questioni di fatto è necessario individuare e dimostrare vizi di logicità o di motivazione, non una semplice diversa interpretazione delle risultanze probatorie.

Testo integrale

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