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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33460/2024 del 03/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso per cassazione deduceva quattro censure principali: (1) errore di diritto perché la Corte territoriale avrebbe valutato fatti successivi al fallimento mentre l'imputazione era per bancarotta pre-fallimentare, con conseguente insussistenza del fatto e del dolo per mancata conoscenza della procedura fallimentare; (2) errore nel ritenere che le scritture sottratte comprendessero i libri obbligatori, sostenendo che la documentazione ritirata fosse mera 'contabilità ad uso interno' e non le scritture di cui agli artt. 2214 e 2374 c.c.; (3) carenza del dolo specifico, vista la possibile semplice negligenza e la mancata comunicazione del trasferimento della sede; (4) mancanza di motivazione circa l'accesso alle pene sostitutive (art. 20-bis c.p. e disciplina transitoria), con richiesta di rimessione alle Sezioni Unite sulla questione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la condanna per bancarotta fraudolenta documentale. Motivazioni principali: (i) il reato di bancarotta fraudolenta documentale può riguardare qualsiasi documento contabile che consenta di conoscere la gestione d'impresa, perciò la ricevuta con riferimento a 'contabilità completa' prova la rilevanza delle scritture sottratte; (ii) l'accertamento riguarda una sottrazione anteriore alla dichiarazione di fallimento (scritture 2011) e la mancata produzione delle stesse, unitamente ad altri indici (cessazione attività 2012, cessione d'azienda opaca, assenza del corrispettivo, trasferimento non pubblicizzato della sede), consente di inferire il dolo specifico volto a pregiudicare i creditori; (iii) in tema di pene sostitutive, ai sensi della disciplina transitoria del d.lgs. n.150/2022, la richiesta può essere formulata anche in sede di discussione dell'appello e, in mancanza di richiesta formulata almeno in quell'udienza, il giudice non è tenuto a pronunciarsi favorevolmente; pertanto il quarto motivo è infondato e non sussistono ragioni per rimessione alle Sezioni Unite. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese e a quanto previsto dall'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limita i motivi di ricorso; la Corte ricorda i limiti entro cui il ricorso è stato proposto e valutato.

  • artt. 2214 e 2374 cod. civ.

    Riferiti come norma sulle scritture obbligatorie; la Corte distingue tra bancarotta semplice (solo scritture obbligatorie) e bancarotta fraudolenta documentale (qualsiasi documento contabile utile a ricostruire la gestione).

  • art. 20-bis cod. pen.

    Norma sulle pene sostitutive per pene detentive brevi; la Corte esamina la sua applicabilità secondo la disciplina transitoria e la necessità della richiesta difensiva in appello.

  • art. 95 d.lgs. 10/10/2022, n. 150 (riforma Cartabia)

    Disposizione transitoria che rende applicabili, nei giudizi d'appello in corso, le nuove pene sostitutive più favorevoli; la Corte interpreta che la richiesta può essere formulata anche in udienza di discussione dell'appello.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137 conv. con l. 18/12/2020, n. 176

    Previsione procedurale in tema di trasmissione delle conclusioni scritte; richiamata per la regolare trasmissione degli atti alla Corte.

  • art. 597, comma 5, cod. proc. pen.

    Principio secondo cui il giudice non può applicare d'ufficio alcune misure non richieste dalla parte; la Corte lo coordina con la disciplina transitoria per chiarire il perimetro della richiesta sulle pene sostitutive.

  • art. 585, comma 4, cod. proc. pen.

    Disciplina dei motivi nuovi nell'appello; la Corte ricorda che la richiesta delle pene sostitutive può essere fatta anche con motivi nuovi o in udienza.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Stabilisce le conseguenze del rigetto del ricorso in cassazione, utilizzata per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese.

  • art. 618, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la rimessione alle Sezioni Unite; la Corte ritiene non sussistenti i presupposti per la rimessione.

Massime di principio

  • Il reato di bancarotta fraudolenta documentale può riguardare qualsiasi documento contabile che permetta di ricostruire la gestione d'impresa: non è necessario che si tratti esclusivamente delle scritture obbligatorie previste dal codice civile.
  • La sottrazione o la mancata produzione di documenti contabili, se persistente e correlata ad altri elementi (cessazione attività, cessione d'azienda opaca, assenza del corrispettivo, trasferimenti non pubblicizzati), consente di inferire il dolo specifico volto a pregiudicare i creditori.
  • La conoscenza formale della procedura fallimentare non è sempre condizione necessaria per la configurazione della responsabilità: conta la condotta anteriore e la sua rilevanza rispetto alla gestione e al patrimonio societario.
  • In appello, per ottenere l'applicazione delle nuove pene sostitutive introdotte dalla riforma Cartabia, l'imputato deve formulare la relativa richiesta almeno entro la discussione del gravame; l'assenza di tale richiesta limita le censure in cassazione sulla mancata applicazione del beneficio.
  • Una difesa che invochi la natura 'interna' delle scritture deve essere specifica e ancorata a risultanze processuali concrete: mere affermazioni generiche sulla diversa natura dei documenti sono deboli di fronte a una dichiarazione di 'contabilità completa' e alla mancata produzione dei documenti.
  • Se si vuole criticare la qualificazione giuridica della condotta (prefallimentare vs post-fallimentare), è necessario argomentare in modo coerente la sequenza temporale e probatoria; contraddizioni difensive che adducono posizioni alternative indeboliscono la tesi di appello.

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