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Cassazione Civile, Ordinanza n. 30224/2023 del 31/10/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (proprietario)

La controversia

La controversia origina dalla sopraelevazione di un terzo piano realizzata nel 2005 su una porzione di una villetta già comune e poi divisa tra i fratelli originari. I proprietari della porzione confinante hanno chiesto l'arretramento dell'opera, deducendo la violazione della distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate prevista dall'art. 9 del D.M. n. 1444/1968 e, in subordine, la violazione della distanza di 5 metri dal confine prevista dalle NTA comunali, oltre al risarcimento dei danni da diminuzione di valore del loro immobile. Il convenuto ha resistito sostenendo la legittimità dell'opera e, in via riconvenzionale, ha chiesto di accertare l'usucapione di una servitù di passaggio pedonale attraverso un cancello lato ovest, deducendo anche un titolo negoziale derivante dall'atto di divisione del 1980. In cassazione il ricorrente principale ha dedotto: 1) violazione dell'art. 17, punto 5, NTA del PRG comunale, per l'erronea esclusione della possibilità di costruire a confine in presenza di edifici a cortina continua o esistenti al confine; 2) violazione della stessa disciplina urbanistica sul distacco dal confine; 3) falsa applicazione dell'art. 2043 c.c. per la condanna risarcitoria; 4) omesso esame di fatti decisivi e 5-6) violazione degli artt. 1158, 1031 e 1372 c.c. in relazione al rigetto della domanda di usucapione della servitù di passaggio, censurando la valutazione delle prove testimoniali e l'uso dell'atto di vendita stipulato tra terzi.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso incidentale dei proprietari confinanti, rilevando che la Corte d'appello aveva errato nel negare l'applicazione dell'art. 9 del D.M. n. 1444/1968 sulla base della nozione di distanza tra fabbricati tratta dalle NTA comunali. Ha affermato che, in materia di distanze tra costruzioni, la disciplina inderogabile del D.M. n. 1444/1968 si inserisce automaticamente e prevale sulle disposizioni locali contrastanti; la distanza di 10 metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti va verificata considerando ogni punto delle pareti contrapposte, senza richiedere un prospetto parallelo o uno sviluppo minimo superiore a 3 metri. Per effetto dell'accoglimento del ricorso incidentale, i primi tre motivi del ricorso principale sono stati dichiarati assorbiti. I motivi quarto, quinto e sesto del ricorso principale sono stati dichiarati inammissibili perché miravano a una rivalutazione del materiale probatorio e della credibilità dei testimoni, attività riservata al giudice di merito; inoltre la Corte ha ritenuto plausibile la motivazione d'appello che aveva escluso l'usucapione della servitù di passaggio, richiamando il contenuto dell'atto di divisione e l'atto di vendita del 1980, accettato dal ricorrente nel 1981. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'appello di Brescia in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 9 D.M. n. 1444/1968

    Stabilisce una distanza minima assoluta di 10 metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti nelle zone diverse dalla A; la sua disciplina è inderogabile e si applica automaticamente, prevalendo sulle NTA locali contrastanti. La verifica va compiuta in concreto su ogni punto dei fabbricati contrapposti, senza richiedere parallelismo o uno sviluppo minimo del fronteggiarsi.

  • art. 17, punto 5, NTA della variante al PRG del Comune di Coccaglio

    Prevede la costruzione a confine solo per edifici a cortina continua o esistenti a confine, e negli altri casi una distanza minima dal confine di 5 metri; non può essere utilizzato per restringere o eludere la disciplina inderogabile sulle distanze tra fabbricati posta dal D.M. n. 1444/1968.

  • art. 10.4, NTA della variante al PRG del Comune di Coccaglio

    Definisce la distanza tra fabbricati come distanza minima tra pareti che si prospettino per uno sviluppo superiore a 3 metri e considerate prospettanti quando abbiano allineamenti paralleli o formanti un angolo inferiore a 90 gradi; la Corte afferma che tale nozione non è utilizzabile per interpretare l'art. 9 del D.M. n. 1444/1968, ma solo per la disciplina locale.

  • art. 2043 c.c.

    La doglianza del ricorrente principale è stata assorbita; resta fermo che la condanna risarcitoria era stata collegata in appello all'illegittimità urbanistica della sopraelevazione.

  • art. 1158 c.c.

    Invocato dal ricorrente per sostenere l'usucapione della servitù di passaggio; la Corte non entra nel merito della deduzione perché i motivi sono inammissibili e la valutazione delle prove è riservata al giudice di merito.

  • art. 1031 c.c.

    Richiamato insieme all'art. 1158 c.c. per sostenere l'acquisto per usucapione della servitù; la Corte non accoglie la censura.

  • art. 1372 c.c.

    Invocato per sostenere l'inefficacia verso il ricorrente dell'atto di vendita stipulato tra terzi; la Corte osserva comunque che il ricorrente aveva successivamente accettato le pattuizioni contenute in quell'atto.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    È il parametro dei motivi di ricorso relativi alla violazione o falsa applicazione di norme di diritto.

  • art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c.

    L'omesso esame di un fatto decisivo non può essere usato per ottenere una nuova valutazione delle prove o della credibilità dei testimoni.

  • art. 380 bis.1 c.p.c.

    Richiamato per il deposito delle memorie in camera di consiglio.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115/2002

    Richiamato per l'eventuale ulteriore contributo unificato a carico del ricorrente principale, se dovuto.

Massime di principio

  • In materia di distanze tra costruzioni, le previsioni del D.M. n. 1444/1968 hanno natura inderogabile e si inseriscono automaticamente nella disciplina urbanistica locale, prevalendo sulle disposizioni comunali incompatibili.
  • La distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti deve essere verificata in concreto su ogni punto delle pareti contrapposte, senza richiedere che i fabbricati siano paralleli o che il fronteggiarsi si sviluppi per una lunghezza minima predeterminata.
  • Le norme locali che definiscono la distanza tra fabbricati con criteri più restrittivi o diversi non possono essere utilizzate per ridurre la portata dell'art. 9 del D.M. n. 1444/1968, ma solo per disciplinare le distanze eventualmente ulteriori previste dallo strumento urbanistico.
  • Il motivo di ricorso per omesso esame di un fatto decisivo non può essere trasformato in una richiesta di rivalutazione del materiale istruttorio, perché la scelta tra diverse prove e la valutazione dell'attendibilità dei testimoni appartengono al giudice di merito.
  • La deduzione dell'usucapione di una servitù richiede censure specifiche sul piano giuridico o motivazionale; non è consentito in cassazione sostituire alla valutazione di merito una diversa lettura delle deposizioni e dei documenti acquisiti.
  • Un atto negoziale stipulato da terzi può essere richiamato dal giudice di merito come elemento interpretativo o probatorio del rapporto tra le parti, quando risulti successivamente accettato o comunque rilevante nella ricostruzione fattuale della vicenda.

Come è indicizzato

MaterieProprietàCompravendita immobiliareImpugnazioni
RamiDiritti realiImmobiliareProcesso civile
IstitutiOnere della provaGiudicato

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