Cassazione Penale, Sentenza n. 24559/2024 del 20/06/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di L'Aquila che aveva annullato il divieto di dimora disposto dal GIP di Vasto nei confronti di Fulvio Covino per i reati ascritti: calunnia continuata (capo 1) e tentata estorsione continuata (capo 2). Il ricorrente denunciava: 1) errore di diritto nella qualificazione delle fattispecie (sosteneva che dagli atti emergesse anche l'abuso d'ufficio, presupposto della calunnia, e quindi non procedibilità a querela); 2) vizio motivazionale per mancata considerazione della serialità e della pretestuosità delle azioni giudiziarie dell'indagato, che avrebbero formato il fondamento dell'esistenza del tentativo di estorsione e delle esigenze cautelari.
La decisione
La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso. Ha respinto il profilo relativo alla calunnia (capo 1), confermando che l'imputazione non descriveva un abuso d'ufficio con dolo intenzionale e che quindi non sussiste il delitto di calunnia per fatti procedibili a querela. Ha invece annullato l'ordinanza impugnata limitatamente al capo 2) (tentata estorsione) ritenendo che il Tribunale del riesame non abbia svolto una valutazione adeguata della possibile pretestuosità, della serialità delle azioni giudiziarie, degli importi esorbitanti richiesti e delle decisioni civili che attestano insussistenza delle domande. La Corte ha disposto il rinvio al Tribunale di L'Aquila per riesaminare, alla luce dei principi enunciati, se le plurime azioni giudiziarie fossero finalizzate a conseguire un profitto ingiusto extragiudiziale; l'ulteriore esame sulle esigenze cautelari è sospeso in attesa di tale valutazione sulla sussistenza del reato.
Norme richiamate
La Corte ha confermato che la calunnia non è configurabile quando la falsa incolpazione riguarda reati procedibili a querela di parte; qui la contestazione non descriveva l'abuso d'ufficio necessario per la calunnia.
art. 629 cod. pen. (estorsione)
L'estrazione giurisprudenziale richiede la valutazione se l'azione giudiziaria sia strumentale a ottenere un profitto ingiusto extragiudiziale: non ogni azione giudiziaria temeraria è estorsione, ma la serialità, la pretestuosità e la sproporzione delle pretese possono integrare il reato, anche nella forma tentata.
art. 323 cod. pen. (abuso d'ufficio)
Perché la calunnia possa riferirsi a un abuso d'ufficio è necessario che l'imputazione descriva il dolo specifico dell'abuso; qui tale elemento non risultava descritto dagli atti.
art. 606, comma 1, lett. b) e lett. e) c.p.p.
Base normativa per il ricorso per cassazione utilizzato dal Procuratore: lett. b) per vizio di diritto, lett. e) per mancanza o contraddittorietà della motivazione; la Corte ha ritenuto fondato il motivo relativo alla carenza motivazionale sul punto dell'estorsione.
Norma richiamata per individuare la competenza del giudice a cui rinviare il nuovo giudizio (rinvio al Tribunale di L'Aquila).
Richiamato nel ragionamento: le sentenze civili che condannano ex art. 96 per lite temeraria sono indici utili per dimostrare la pretestuosità e l'insussistenza delle domande, elementi valutabili ai fini della configurabilità dell'estorsione.
Massime di principio
- La calunnia richiede che la falsa attribuzione di un reato riguardi fatti procedibili d'ufficio e che nell'imputazione sia descritto il dolo specifico verso l'abuso d'ufficio; se manca tale descrizione, la calunnia non sussiste.
- Non ogni azione giudiziaria temeraria configura estorsione: l'elemento rilevante è l'animus di ottenere un profitto ingiusto extragiudiziale mediante la ripetizione seriale e strumentale di giudizi volti a fiaccare la controparte.
- Per valutare la possibile estorsione attraverso atti processuali occorre analizzare la serialità dei procedimenti, gli importi richiesti rispetto al diritto leso, le decisioni civili precedenti (es. condanne ex art. 96 c.p.c.) e la dinamica volta a indurre transazioni extragiudiziali.
- Il giudice del riesame non può limitarsi a considerare l'esercizio del diritto di azione come escludente automaticamente l'ipotesi di estorsione: è necessaria una valutazione contestuale e analitica delle modalità e degli scopi perseguiti dall'attore.
- Prima di valutare esigenze cautelari il giudice deve prima accertare se le condotte contestate integrino, anche parzialmente, reato; l'accertamento sulla sussistenza del reato orienta poi la valutazione sulle esigenze cautelari.
- In cassazione è efficace combinare motivi di diritto (errore di qualificazione) con critiche alla motivazione (mancanza o contraddittorietà) quando il vizio riguarda sia l'interpretazione normativa sia la valutazione degli elementi fattuali come la serialità e la pretestuosità.
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