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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13925/2026 del 16/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'assoluzione di Sandro D'Agostini dal reato colposo di cui all'art. 589 c.p. (morte causata da colpa) per la morte di Carla Catturani avvenuta il 5 agosto 2017. L'accusa e le parti civili censuravano omissioni nel predisporre presidi di allarme e misure preventive (centraline, semafori, sirene, illuminazione, segnaletica, torri-faro, procedure di monitoraggio e intervento) nonché la mancata manutenzione straordinaria del tombotto, in un tratto di strada classificato ad altissimo rischio idrogeologico. Sostenevano che tali misure, se adottate, avrebbero avuto efficacia impeditiva e che l'evento era prevedibile alla luce di precedenti eventi alluvionali e della documentazione tecnica (Piano di assetto idrogeologico, allerta CFD). Denunciavano inoltre vizi di motivazione per il diniego della rinnovazione dell'esame dei consulenti tecnici e per il mancato esame della responsabilità derivante dalla lunga permanenza di D'Agostini nella posizione di garanzia.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili e ha confermato la decisione di merito che aveva assolto D'Agostini. In sintesi: 1) la rinnovazione dell'istruttoria in appello era superflua perché i consulenti già escussi avevano dichiarato l'impossibilità di ricostruire con ragionevole certezza la dinamica del sinistro; 2) la Corte territoriale ha motivato correttamente che al momento dell'evento (agosto 2017) D'Agostini non ricopriva più la carica dirigente (cessata dicembre 2016), per cui i poteri per adottare interventi straordinari o assorbenti spese rilevanti non erano nella sua disponibilità; 3) le misure non strutturali di emergenza invocate (semifori provvisori, personale, divieti temporanei) risultavano comunque non riconducibili alla disponibilità dell'odierno imputato al tempo del fatto; 4) non è stata dimostrata l'efficacia impeditiva certa delle misure proposte, anche in considerazione dell'impossibilità di ricostruire la dinamica e del fatto che l'area era nota alla popolazione; 5) l'obbligo di predisporre specifiche procedure in caso di allerta meteo non è desumibile dall'art. 14 c.d.s. ma ricade prevalentemente nella normativa della Protezione Civile e nelle competenze degli enti territoriali (es. Sindaco). Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali, al versamento di somme alla cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di costituzione di Veneto Strade S.p.a.

Norme richiamate

  • art. 589 cod. pen.

    Norma sostanziale che punisce l'omicidio colposo; il giudizio ha escluso la responsabilità penale per mancanza di prova del nesso causale efficace tra omissioni contestate e evento mortale.

  • art. 14 Codice della Strada

    Individua i doveri di manutenzione, gestione, pulizia, controllo tecnico e segnaletica a carico degli enti proprietari o concessionari delle strade; la Corte lo ha ritenuto fonte della posizione di garanzia ma non norma che imponga specifiche procedure di allerta meteo.

  • art. 603 cod. proc. pen.

    Disciplina la rinnovazione dell'istruttoria in appello; la Corte ha interpretato che la rinnovazione è eccezionale e non necessaria quando gli elementi tecnici già acquisiti sono insufficienti e i consulenti avevano già dichiarato l'incertezza sulle dinamiche.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Richiamato nelle conclusioni del Pubblico Ministero in relazione alle conseguenze dell'inammissibilità del ricorso (effetti processuali e statuizioni conseguenti).

  • D.Lgs. n. 1/2018 (Codice della Protezione Civile)

    Individua obblighi e competenze per la protezione civile in caso di calamità naturali; la Corte lo indica quale fonte normativa rilevante per gli obblighi in materia di allerta e pianificazione, spettanti in prevalenza alle autorità territoriali (es. Sindaco) e non direttamente all'ente gestore della strada.

  • artt. 40, 41, 41 comma 2, 43, 45 cod. pen.

    Richiamate dalle parti civili nella censura sulle posizioni di garanzia e sul rapporto di causalità; la Corte ha ritenuto che le doglianze non abbiano colpito specificamente la ratio decidendi e siano essenzialmente censure di fatto non idonee a rinnovare il giudizio di legittimità.

Massime di principio

  • La rinnovazione dell'istruttoria in appello è un rimedio eccezionale: va chiesta e motivata quando esistono lacune determinanti nell'istruttoria precedente; se i consulenti già hanno dichiarato incertezza sulle dinamiche, la rinnovazione può essere ritenuta superflua.
  • Per configurare responsabilità penale di un "garante" ex art. 14 c.d.s. occorre dimostrare non solo l'esistenza del dovere di cura ma anche la disponibilità concreta dei poteri e delle risorse necessarie al momento del fatto; cessata la carica, la responsabilità per omissioni contingenti è più difficile da sostenere.
  • Non ogni obbligo generico di manutenzione implica l'onere di predisporre specifiche procedure di allerta meteo: le misure di protezione civile e le procedure di emergenza sono disciplinate dalla normativa sulla protezione civile e ricadono principalmente sulle autorità territoriali competenti.
  • La prova dell'efficacia impeditiva delle misure preventive (illuminazione, cartellonistica, semafori, torri-faro, monitoraggio) è essenziale: se non è dimostrato con ragionevole certezza che tali misure avrebbero impedito l'evento, la loro sola proponibilità non basta a fondare la responsabilità penale.
  • Nelle impugnazioni in Cassazione è necessario focalizzare le censure sulla ratio decidendi e sui vizi giuridici della motivazione; la mera riproposizione della valutazione di fatto o di configurazioni alternative senza affrontare direttamente il ragionamento dei giudici non è sufficiente.

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