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Cassazione Civile, Ordinanza n. 04417/2026 del 26/02/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (consorzio)

La controversia

La controversia nasce da un lodo arbitrale del 4 dicembre 2020, dichiarato esecutivo il 23 febbraio 2021, relativo all’omesso versamento di contributi consortili. La parte privata ha impugnato il lodo davanti al Tribunale, sostenendo che l’arbitrato fosse irrituale per effetto della clausola compromissoria statutaria, che gli arbitri avessero ecceduto i poteri pronunciando su poste ulteriori rispetto al thema decidendum (quote 2019 e polizza fideiussoria in favore del Comune), e che fossero state commesse violazioni procedurali con illegittimo rigetto di istanze istruttorie. Il Tribunale ha però dichiarato inammissibile l’impugnazione reputando il lodo rituale e affermando che il rimedio corretto fosse quello previsto per il lodo rituale davanti alla corte d’appello. In appello, la parte privata ha insistito sulla natura irrituale dell’arbitrato e sulla necessità di esaminare i motivi di nullità del lodo, mentre il consorzio ha eccepito la tardività dell’impugnazione oltre il termine annuale decorrente dalla sottoscrizione del lodo e l’inapplicabilità della traslatio iudicii. La Corte d’appello ha dichiarato l’appello inammissibile e infondato, ritenendo che l’impugnazione proposta al giudice sbagliato non conservasse la tempestività e che, in ogni caso, dagli atti emergesse un arbitrato rituale. Nel ricorso per cassazione sono stati articolati quattro motivi: primo, erronea declaratoria di inammissibilità/tardività per avere la corte d’appello qualificato il lodo come rituale e negato la competenza del tribunale ex art. 808-ter c.p.c.; secondo, violazione delle norme sull’arbitrato e dei criteri ermeneutici contrattuali per non aver valorizzato la volontà delle parti nella clausola compromissoria; terzo, omessa pronuncia sui motivi di appello relativi alle nullità del lodo; quarto, omessa pronuncia sulla censura concernente la liquidazione delle spese di primo grado.

La decisione

La Corte di cassazione ha respinto il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo inammissibile ex art. 360-bis n. 1 c.p.c. e comunque infondato, ribadendo che se l’impugnazione per nullità del lodo rituale è proposta al tribunale invece che alla corte d’appello non opera la translatio iudicii perché si tratta di incompetenza per grado e l’impugnazione è tardiva/inammissibile. Ha ritenuto infondato anche il secondo motivo, osservando che la corte territoriale aveva comunque esaminato nel merito la questione della natura del lodo e che l’accertamento di fatto sulla mancata contestazione della procedura arbitrale non era censurabile in cassazione. Il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile perché le doglianze di merito risultavano assorbite dalla decisione sulla tardività e dall’infondatezza della qualificazione del lodo. Il quarto motivo è stato respinto perché, in caso di rigetto integrale dell’appello e condanna alle spese di secondo grado, la censura sulle spese del primo grado deve intendersi implicitamente respinta e assorbita, senza che vi sia omessa pronuncia. La Corte ha quindi confermato la sentenza d’appello e ha condannato la ricorrente alle spese del giudizio di cassazione, oltre all’ulteriore contributo unificato se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 808-ter c.p.c.

    richiamato per distinguere l'arbitrato irrituale dal rituale e per affermare che la qualificazione del rimedio impugnatorio dipende dalla concreta natura dell'arbitrato e del lodo

  • art. 827 c.p.c.

    indicato come mezzo di impugnazione del lodo rituale

  • art. 828 c.p.c.

    richiamato come norma che radica l'impugnazione del lodo rituale davanti alla corte d'appello

  • art. 829 c.p.c.

    richiamato nel quadro dei motivi di nullità del lodo rituale

  • art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c.

    utilizzato per dedurre nullità della sentenza per violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato e per vizi processuali

  • art. 360, comma 1, n. 2 c.p.c.

    richiamato nel secondo motivo come parametro di violazione delle norme sulla competenza/impugnazione del lodo

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    richiamato nel secondo motivo per violazione e falsa applicazione di norme di diritto e dei criteri interpretativi del contratto

  • art. 360 bis, n. 1 c.p.c.

    usato per dichiarare inammissibile il primo motivo perché conforme a giurisprudenza consolidata

  • art. 112 c.p.c.

    invocato per denunciare omessa pronuncia, ma escluso perché le questioni erano assorbite o implicitamente rigettate

  • art. 1362 c.c. e ss.

    richiamato per sostenere che la clausola compromissoria andava interpretata secondo la volontà delle parti

  • art. 25 Cost.

    richiamato dalla ricorrente a sostegno del giudice naturale precostituito per legge

  • art. 13, comma 1-quater, d.p.r. 115/2002

    richiamato per l'obbligo di versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto dell'impugnazione

Massime di principio

  • Quando l'impugnazione per nullità del lodo rituale è proposta al giudice incompetente per grado, non opera la translatio iudicii e l'impugnazione è inammissibile o tardiva; il termine di decadenza continua a decorrere dalla sottoscrizione del lodo.
  • La qualificazione del lodo come rituale o irrituale dipende dalla concreta procedura seguita dagli arbitri e dalla natura dell'atto in fatto posto in essere, non solo dalla formula astratta della clausola compromissoria.
  • In tema di arbitrato, la mancata contestazione della procedura arbitrale nel corso del giudizio può assumere rilievo nella qualificazione del lodo e nella valutazione della ritualità della procedura seguita.
  • Non ricorre omessa pronuncia quando il motivo di appello sia assorbito da una statuizione pregiudiziale o assorbente che definisce l'intero gravame, anche se il giudice non lo esamina espressamente.
  • La censura sulle spese del primo grado è implicitamente respinta se il giudice d'appello rigetta integralmente l'impugnazione e condanna l'appellante anche alle spese del secondo grado, poiché tale statuizione presuppone la correttezza della regolazione delle spese operata dal primo giudice.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniArbitrato
RamiProcesso civileContratti
SottomaterieAppelloRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

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