Cassazione Penale, Sentenza n. 39231/2024 del 25/10/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che aveva confermato gli arresti domiciliari per il reato di traffico di stupefacenti (art.110 c.p., art.73 d.P.R. 309/1990 e art.80, comma 2). La ricorrente contestava: 1) l'incompetenza territoriale dell'Autorità giudiziaria milanese, sostenendo che il procedimento era nato a Bologna e che il luogo certo dell'importazione era Bolzano, pertanto non poteva ritenersi che l'acquisto/consenso alla compravendita dello stupefacente fosse avvenuto a Milano; 2) la mancata sussistenza delle esigenze cautelari, denunciando carenza di indizi concreti sulla partecipazione della Bibaj alla "cellula milanese", un ruolo marginale limitato a rapporti con il compagno, e l'assenza di attualità del pericolo (fatti risalenti al 2021).
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Sul punto della competenza territoriale, la Corte ha ritenuto corretta l'argomentazione del Tribunale del riesame: in presenza di plurime condotte alternative previste dall'art.73 d.P.R. 309/1990 riferite alla stessa sostanza e ad un unico disegno criminoso, la competenza territoriale si determina con riferimento al luogo in cui è stata compiuta la prima di tali condotte (prima azione penalmente rilevante, quale l'organizzazione materiale dell'acquisto); Milano è stata ritenuta idonea in quanto il fornitore/concorrente operava stabilmente in quella città e la sostanza era giunta a Milano prima della successiva cessione. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha confermato la valutazione del Tribunale: gravi indizi di colpevolezza, ruolo organizzativo della ricorrente (prenotazione viaggi per il compagno, supporto alle attività, modalità di comunicazione riservate, conversazioni non schermate captate con dispositivi ambientali) e il considerevole quantitativo di cocaina giustificano la misura detentiva ritenendo insufficienti misure non detentive. Conseguentemente il ricorso è rigettato e la ricorrente è condannata al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
Riconosce la fattispecie di concorso di persone nel reato; la sentenza lo richiama come fattispecie integrata dall'agire con altri nella compravendita e detenzione di stupefacenti
art. 73, comma 1 d.P.R. 309/1990
Le diverse condotte previste sono formalmente alternative ma, se riferite alla stessa sostanza e ad un unico fine senza soluzione di continuità, costituiscono plurime manifestazioni di un unico reato; per la competenza territoriale va considerato il luogo della prima delle condotte penalmente rilevanti (organizzazione/acquisto)
art. 80, comma 2 d.P.R. 309/1990
Richiamato per la specificazione della fattispecie aggravata/concorrente contestata; la Corte non entra nel merito del trattamento sanzionatorio ma richiama la norma come riferimento al tipo di reato contestato
Regola residuale per la determinazione della competenza territoriale; la Corte rileva che, anche valutando il criterio suppletivo, Milano risulta competente avendo qui avuto luogo almeno una parte significativa delle condotte (detenzione e trasferimento della sostanza)
Massime di principio
- In ipotesi di traffico di stupefacenti con più condotte alternative (importazione, acquisto, detenzione, cessione) riferite alla stessa sostanza e protesi a un unico disegno criminoso, la competenza territoriale si determina con riferimento al luogo della prima condotta penalmente rilevante (es. luogo di organizzazione/acquisto o ingresso della sostanza).
- Se la sostanza è giunta in un dato luogo e vi sono prove che in quel luogo si è svolta una fase significativa (es. detenzione, trasferimento, smistamento), tale luogo può fondare la competenza anche quando l'importazione sia avvenuta altrove.
- Il criterio dell'"altamente probabile" può essere utilizzato in motivazione per valutare il quadro indiziario e la collocazione territoriale, purché la motivazione sia congrua e colleghi i fatti accertati (es. attività stabile del fornitore nella città, arrivo della sostanza, trasferimenti documentati) al radicamento della competenza.
- Per la concessione o conferma di misure cautelari personali rilevano non solo precedenti e condanne ma anche indizi concreti sulla partecipazione all'organizzazione (ruoli logistici, prenotazioni, comunicazioni riservate, modalità operative) e la gravità/quantità dello stupefacente; tali elementi possono giustificare misure detentive quando le esigenze cautelari non appaiono fronteggiabili con misure meno afflittive.
- La mera obiezione della "remota" temporalità dei fatti (es. eventi risalenti a due o più anni) non è di per sé sufficiente a escludere l'attualità del pericolo di reiterazione se gli elementi investigativi indicano continuità o collegamenti operativi persistenti.
- In caso di dubbi sulla competenza territoriale occorre verificare in concreto quale frazione della condotta sia la prima penalmente rilevante e dove si sia materialmente svolta, privilegiando la ricostruzione cronologico-territoriale fattuale piuttosto che una netta separazione formale dei singoli momenti operativi.
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