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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32796/2022 del 06/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del 15/10/2021 con cui il Tribunale di Sorveglianza di Roma aveva respinto la sua istanza di misure alternative alla detenzione. Il rigetto si fondava sulla valutazione della pericolosità sociale dell'istante, basata su pendenze per spaccio di stupefacenti e per estorsione (fatti del 2016) e sulla mancata prova certa di attuale svolgimento di un lavoro lecito (solo una comunicazione generica del Comune di Terracina su disponibilità a impiego non retribuito e l'iscrizione di un'impresa artigiana alla Camera di Commercio). In Cassazione il difensore ha dedotto violazioni di norme processuali e di diritto sostanziale (art. 606 c.p.p., art. 133 c.p., art. 47 e 47-ter I. 354/1975, art. 127 c.p.p.) e vizi di motivazione, sostenendo che non era stata valutata la presunta trasformazione dello stile di vita dell'istante e che le pendenze non giustificavano la misura negata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza, ritenendo la decisione di rigetto conforme a un ragionevole esercizio del potere discrezionale del giudice di merito. La Corte ha giudicato la motivazione del Tribunale logica, completa e conforme ai canoni richiesti, avendo adeguatamente considerato le pendenze per fatti gravi e l'assenza di prova certa di lavoro lecito attuale (considerando generica la disponibilità del Comune e insufficiente l'iscrizione alla Camera di Commercio). La Corte ha inoltre richiamato il principio secondo cui il sindacato in sede di legittimità è limitato alla verifica della completezza, adeguatezza e logicità della motivazione e non può sostituirsi al giudice di merito nella rivalutazione dei fatti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare €3.000 alla Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., non escludendo la sussistenza di colpa nella proposizione dell'impugnazione.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Norma relativa ai motivi di ricorso per cassazione; è stata invocata dal ricorrente per censurare motivi di diritto e vizi di motivazione, ma la Corte l'ha ritenuta non assorbente rispetto all'adeguatezza della motivazione del giudice di merito

  • art. 133 cod. pen.

    Norma sui criteri di determinazione della pena e valutazione della personalità del condannato; il ricorrente ha richiamato la norma per sostenere un errore nella valutazione della sua attuale pericolosità sociale, richiamo non accolto dalla Corte

  • art. 47 I. 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario)

    Norme sull'individuazione delle misure rieducative e della pericolosità sociale; la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia correttamente applicato i criteri di valutazione della pericolosità

  • art. 47-ter I. 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario)

    Previsione relativa a misure alternative e trattamento individualizzato; la Corte ha rilevato che il Tribunale ha adeguatamente considerato la necessità dell'esame individualizzato della personalità

  • art. 127 cod. proc. pen.

    Norma processuale richiamata dal ricorrente in tema di valutazione delle pendenze; la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia correttamente motivato la rilevanza delle pendenze giudiziarie

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna alle spese processuali e al versamento in Cassa delle ammende in caso di ricorso manifestamente infondato o colposo; applicata per condannare il ricorrente

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 1, n. 775 del 06/12/2013, Angilletta)

    Principio che il giudice deve basare la decisione su un trattamento individualizzato e su esame scientifico della personalità, motivando con preciso riferimento alla fattispecie; la Corte ha richiamato tale principio per valutare la sufficienza della motivazione del Tribunale

  • Corte Costituzionale

    Richiamata in relazione alla possibilità di colpa nella proposizione dell'impugnazione e alla conseguente condanna pecuniaria dell'istante

Massime di principio

  • La valutazione sull'idoneità delle misure alternative alla detenzione è rimessa principalmente al giudice di merito; la Cassazione controlla solo la completezza, adeguatezza e logicità della motivazione, non la riconsiderazione dei fatti.
  • Pendenze giudiziarie per reati gravi (es. spaccio, estorsione) possono fondare la valutazione di pericolosità sociale e giustificare il rigetto di misure alternative anche se risalgono alcuni anni prima, se incidono sulla prognosi prognostica.
  • Prove generiche o documenti che attestano solo la disponibilità o una mera iscrizione societaria non costituiscono prova certa dell'effettivo e stabile svolgimento di un'attività lavorativa lecita; è richiesta documentazione specifica (tipo di attività, orari, contratti, esercizio effettivo).
  • Il principio della gradualità impone che le misure alternative siano proporzionate e adeguate: il giudice può ritenere insufficienti misure meno afflittive se non offrono garanzie concrete di rieducazione e prevenzione della recidiva.
  • Proporre ricorsi infondati o in mancanza di una fondata prospettazione giuridica può comportare sanzioni economiche (art. 616 c.p.p.) se emerge la colpa nella impugnazione.

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