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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11215/2023 del 16/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Firenze del 09/06/2022 che aveva: 1) dichiarato inammissibile l'istanza di detenzione domiciliare per superamento del limite di pena di 2 anni relativamente alla pena complessiva di 2 anni e 2 mesi derivante da reati contro il patrimonio e false attestazioni; 2) respinto l'istanza di affidamento in prova al servizio sociale ritenendo sussistente una persistente pericolosità sociale, desunta da precedenti per ricettazione, numerose pendenze per reati contro il patrimonio e da una relazione negativa della Questura con recenti denunce. Inoltre il ricorrente denunciava omissione di motivazione circa il rigetto della richiesta di differimento dell'udienza (motivata dalla difesa con l'esigenza di ottenere una "residenza fittizia" e quindi documento d'identità per reperire lavoro) e violazione del principio di rieducazione della pena per presunta carenza motivazionale e contraddittorietà.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo (vizio processuale per mancata motivazione sul differimento) la Corte ha ritenuto la questione inidonea a fondare il differimento perché l'istanza era atipica e mirava solo alla produzione di documentazione (non costituiva un legittimo impedimento), quindi legittimamente disattesa. Sul secondo motivo (violazione del principio di rieducazione) la Corte ha confermato la correttezza della valutazione del Tribunale: l'affidamento in prova richiede evidenze di accettazione della pena e di evoluzione della personalità; nel caso concreto la documentazione e la relazione della Questura mostravano la persistente propensione a reati patrimoniali e la mancanza di elementi che depongano per una prognosi favorevole di reinserimento. La mancata acquisizione della relazione dell'Ufficio di esecuzione penale esterna non ha reso illegittima la decisione, essendo le risultanze documentali già manifestamente indicative dell'inidoneità della misura. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 495 cod. pen.

    Norma indicata tra i reati ascritti al ricorrente (false attestazioni). Viene utilizzata per descrivere il cumulo delle condanne che hanno determinato la pena complessiva valutata dal Tribunale.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato nel quadro della censura per mancata motivazione sul differimento: la Corte ha esaminato il vizio processuale sostanzialmente sul merito, ritenendo che l'istanza di differimento era atipica e non giustificava un legittimo impedimento.

  • art. 606, comma 1, lett. b) e lett. e) cod. proc. pen.

    Norme che individuano i motivi di ricorso per cassazione (vizi di diritto e mancata motivazione). La Corte ha esaminato le censure ma le ha ritenute infondate alla luce degli elementi di fatto e di diritto.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamata per i limiti della sintetica esposizione dei motivi nel ricorso (sintesi ai fini dell'art. 173); la Corte ha comunque valutato i motivi nei termini ammessi.

  • art. 27, comma 3, Cost.

    Richiamato nella censura relativa al principio di rieducazione della pena; la Corte ha richiamato che l'affidamento in prova impone evidenze di rieducazione e reinserimento, e ha ritenuto che tali elementi mancassero nel caso concreto.

  • art. 47 legge 26 luglio 1975, n. 354

    Norma disciplinante l'affidamento al servizio sociale (esigenze di rieducazione e reinserimento). La Corte ha confermato che il Tribunale ha correttamente applicato i criteri valutativi e che l'assenza di elementi di cambiamento personale legittima il diniego.

  • principio giurisprudenziale (Sez. 1, n. 26232 del 07/07/2020, Luperti)

    Principio richiamato dalla Corte: per i condannati in stato di libertà il tribunale non è obbligato a compiere accertamenti ulteriori sulla personalità del richiedente quando le risultanze documentali rivelino già l'inidoneità della misura. Applicato per giustificare il diniego senza attendere la relazione dell'Ufficio di esecuzione penale esterna.

Massime di principio

  • La detenzione domiciliare è inammissibile quando la pena complessiva supera il limite previsto dalla norma specifica (qui il limite di 2 anni) e quindi la richiesta può essere dichiarata inammissibile senza entrare nel merito.
  • Le richieste di differimento dell'udienza devono indicare un legittimo impedimento tipico; istanze atipiche finalizzate soltanto alla produzione di documenti non giustificano necessariamente il rinvio.
  • L'affidamento in prova al servizio sociale richiede elementi concreti che dimostrino l'accettazione della pena e una evoluzione della personalità del condannato verso il reinserimento; la presenza di precedenti, pendenze e relazioni investigative negative costituiscono ostacoli rilevanti.
  • La Corte di legittimità può valutare la correttezza giuridica di una decisione anche prescindendo dalla motivazione formale del giudice di merito, esaminando gli atti per verificare la legittimità della decisione processuale.
  • Non è sempre obbligatoria l'acquisizione di ulteriori relazioni (es. dell'Ufficio di esecuzione penale esterna) quando le risultanze documentali già presenti nel fascicolo siano idonee a dimostrare l'inidoneità della misura alternativa richiesta.
  • Censure sulla contraddittorietà della motivazione richiedono che il ricorrente indichi elementi concreti e non semplici interpretazioni congetturali dei fatti processuali.
  • La presenza di recenti denunce o pendenze per reati analoghi a quelli per cui si chiede la misura alternativa pesa fortemente sulla prognosi favorevole al reinserimento e può giustificare il diniego dell'affidamento in prova.

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