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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11212/2023 del 16/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Roma che ha rigettato il reclamo avverso l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di un anno, misura dichiarata eseguibile dal Magistrato di sorveglianza di Frosinone su richiesta del P.M. Il ricorrente contestava la motivazione del Tribunale ritenendo che la decisione si fondasse su una nota dei Carabinieri di Qualiano (09/12/2021) che avrebbe solo ripercorso fatti del passato senza apportare elementi nuovi e sopravvenuti idonei a dimostrare la persistenza dell'organicità del Di Marino nel clan De Rosa. Venivano inoltre evidenziati l'ampio periodo di detenzione iniziato nel 2011 con comportamento carcerario lineare e la mancata prova che gli incontri post-detenzione con pregiudicati costituissero indice sufficiente di pericolosità attuale.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso ritenendolo manifestamente infondato o meramente attinente al merito. Ha richiamato il principio secondo cui il sindacato di legittimità è limitato ai vizi della motivazione (mancanza, apparenza, illogicità o contraddittorietà) e non consente la rivalutazione del materiale probatorio di merito. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza abbia fornito ampia e coerente motivazione, valutando sia la gravità dei fatti originari sia la condotta successiva del Di Marino (prolungata appartenenza al gruppo De Rosa, ripresa di rapporti con soggetti pregiudicati e mancanza di stabile occupazione). Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 680 cod. proc. pen.

    Norma richiamata come titolo dell'impugnazione; la Corte specifica che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per una nuova valutazione di merito ma solo per vizi di motivazione qualificati secondo i parametri di legittimità

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato per i limiti nella esposizione del motivo in cassazione; la Corte osserva che il motivo è stato riassunto nei termini consentiti dalla norma

  • Giurisprudenza; Sez. 7, n. 12406 del 19/02/2015 (Miccichè, Rv. 262948 - 01)

    Citata per il principio secondo cui la Corte di cassazione non può entrare direttamente in contatto con il materiale probatorio per rivalutarne il contenuto, essendo tale controllo riservato ai giudici di merito

Massime di principio

  • La Corte di cassazione esamina in via principale vizi formali e di motivazione (mancanza, apparenza, illogicità o contraddittorietà) e non riesamina i fatti o le prove: un ricorso che chieda una diversa valutazione del materiale probatorio è, di norma, inammissibile.
  • Per sostenere l'inammissibilità di una misura di sicurezza fondata sulla persistenza della pericolosità sociale è necessario contestare specificamente la valutazione motivazionale del giudice di merito indicando errori logici, contraddizioni o omissioni di prove decisive; non basta la mera riproposizione della versione difensiva.
  • La prova della persistenza della pericolosità può essere desunta non solo dalla gravità dei reati commessi, ma anche da elementi comportamentali successivi alla pena (ripresa di rapporti con soggetti pregiudicati, assenza di stabile occupazione, rimessa in contesti criminali): tali elementi, se adeguatamente motivati, possono giustificare la misura.
  • In sede di impugnazione in Cassazione è utile indicare documenti o atti specifici che il giudice di merito avrebbe omesso o falsamente rappresentato e spiegare come la loro corretta valutazione avrebbe potuto portare a decisione difforme; affermazioni generiche o deduzioni esclusivamente di merito sono inefficaci.
  • L'incontro con persone con precedenti non è necessariamente ed automaticamente decisivo, ma acquisisce rilievo se inserito in un quadro probatorio complessivo che dimostri la continuità o la riattivazione di collegamenti criminali.

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