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Sentenza

Sentenza n. 3253/2026 - Roma, Sezione 4

per l'annullamento del Decreto a firma del Sottosegretario di Stato Scalfarotto adottato all’ esito del Procedimento -OMISSIS- e notificato in data 05.10.2022, con il quale è stata rigettata l’Istanza per la concessione dello Status di Cittadino Italiano, avanzata dall’ Istante in data 22.05.2018, nonché di ogni altro atto, precedente, conseguente o comunque consequenziale

Giustizia amministrativa202215306

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto di rigetto dell'istanza di concessione della cittadinanza italiana per residenza, motivato con riferimento a vicende penali

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego della cittadinanza italiana adottato all'esito dell'istruttoria relativa all'istanza presentata ai sensi dell'art. 9, lettera f), della legge n. 91/1992. L'Amministrazione aveva trasmesso il preavviso di diniego ai sensi dell'art. 10-bis della legge n. 241/1990, richiamando una condanna per il reato di ricettazione di cui all'art. 648 c.p. e una notizia di reato per falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico ai sensi dell'art. 483 c.p., priva di ulteriore seguito. Il ricorrente ha dedotto difetto e contraddittorietà della motivazione, erronea o incompleta valutazione dei presupposti di fatto e di diritto e manifesta irragionevolezza. Ha sostenuto che la valutazione dell'integrazione sociale non può tradursi nella richiesta di assoluta irreprensibilità morale o impeccabilità sociale e che il decreto avrebbe fatto derivare automaticamente dal solo fatto storico del reato l'assenza di integrazione, omettendo di considerare il disvalore concreto delle condotte, la situazione sociale, lavorativa e familiare e gli ulteriori elementi favorevoli emersi dall'istruttoria.

La decisione

Il TAR ha ritenuto il ricorso infondato e ha confermato la legittimità del diniego. La concessione della cittadinanza implica una valutazione articolata e altamente discrezionale dell'integrazione del richiedente nella comunità nazionale, anche con riguardo alla conoscenza e all'osservanza delle regole giuridiche e civili e all'assenza di precedenti penali. Nel caso concreto, le vicende penali potevano essere considerate come fatti storici indicativi di una personalità non incline al rispetto delle norme penali e delle regole di civile convivenza, senza che ciò implicasse un'illegittima equiparazione tra cittadini e non cittadini o un automatismo fondato sulla mera esistenza di un reato. Il Collegio ha inoltre ritenuto che l'Amministrazione non si fosse limitata a richiamare le vicende penali, ma avesse formulato una valutazione concreta di inaffidabilità. Le condizioni lavorative e familiari dedotte dal ricorrente non imponevano quindi un diverso esito. Il ricorso è stato rigettato, con facoltà per l'interessato di reiterare l'istanza di cittadinanza. Le spese di lite sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 9, lettera f), legge n. 91/1992

    La domanda di concessione della cittadinanza italiana è stata presentata sulla base della disposizione relativa al cittadino straniero che risiede legalmente nel territorio della Repubblica da almeno dieci anni.

  • art. 10-bis legge n. 241/1990

    Il preavviso di diniego è stato comunicato al richiedente prima dell'adozione del provvedimento definitivo.

  • art. 648 c.p.

    La condanna per il reato di ricettazione è stata considerata dall'Amministrazione e dal giudice quale elemento storico rilevante nella valutazione dell'integrazione e dell'affidabilità del richiedente.

  • art. 483 c.p.

    La notizia di reato per falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico è stata indicata tra gli elementi valutati nel procedimento, pur non avendo avuto ulteriore seguito.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    La causa è stata trattata in modalità telematica nell'ambito dell'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ha costituito il presupposto per l'oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    È stato richiamato quale ulteriore presupposto per la tutela dei dati relativi alle vicende penali mediante oscuramento.

Massime di principio

  • La concessione della cittadinanza italiana per residenza richiede una valutazione complessiva e altamente discrezionale dell'integrazione del richiedente nella comunità nazionale, comprendente il rispetto delle regole giuridiche e civili e l'affidabilità personale.
  • Una condanna penale definitiva può essere considerata dall'Amministrazione come fatto storico sintomatico di una non compiuta integrazione e di una non adeguata affidabilità del richiedente, senza che ciò determini automaticamente una sanzione perpetua o una presunzione assoluta ostativa.
  • Il diniego di cittadinanza è legittimo quando l'Amministrazione non si limita al mero richiamo dell'esistenza di precedenti penali, ma formula una valutazione concreta circa la loro incidenza sull'inserimento del richiedente nel tessuto sociale italiano.
  • Il giudizio sulla cittadinanza non richiede necessariamente l'assoluta impeccabilità morale del richiedente, ma l'esistenza di vicende penalmente rilevanti può ragionevolmente assumere rilievo negativo nell'esercizio della discrezionalità amministrativa.
  • La valutazione amministrativa dell'integrazione ai fini della cittadinanza è distinta dal principio di uguaglianza dei cittadini e dei non cittadini di fronte alla legge: tale principio non impedisce di considerare le responsabilità penali dello straniero nell'ambito del procedimento di concessione della cittadinanza.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanza
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di motivazioneEccesso di potereLegittimo affidamento

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