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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38625/2023 del 21/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza del Giudice di Pace di Termini Imerese che lo ha condannato per il reato di cui all'art. 636, comma secondo, cod. pen., deducendo cinque motivi principali: 1) nullità per mancata notifica all'imputato del decreto di rinvio dell'udienza (violazione artt. 178-179 cod. proc. pen. e disposizioni emergenziali art. 83 d.l. 18/2020); 2) inidoneità della querela perché priva della specifica indicazione e documentazione dei poteri di rappresentanza del legale rappresentante della società querelante; 3) insufficienza, contraddittorietà e illogicità della motivazione in ordine alla sussistenza del reato e alla responsabilità penale (prove non idonee, testimoni che riferiscono fatti non pertinenti); 4) inutilizzabilità della testimonianza dell'ufficiale di polizia giudiziaria Jorik Moccia per contenere dichiarazioni acquisite dall'imputato (violazione art. 62 cod. proc. pen.); 5) errata determinazione della pena (applicazione di una pena superiore al massimo edittale e mancata motivazione sugli aumenti per recidiva e continuazione).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la condanna del Giudice di Pace. In motivazione: 1) la censura sulla mancata notifica era tardiva e dunque sanata per omessa eccezione all'udienza successiva (richiamo agli artt. 180 e 182 cod. proc. pen. e giurisprudenza consolidata); 2) la querela a nome della società è valida se indica la qualifica di amministratore, senza bisogno di allegare i documenti che comprovano il potere (richiamo agli artt. 2384 e 2489 cod. civ. e giurisprudenza); 3) i motivi che attaccano la motivazione del giudice di pace non sono consentiti in Cassazione per reati di competenza del giudice di pace (art. 606, comma 2‑bis cod. proc. pen. e art. 39‑bis d.lgs. 274/2000); 4) la doglianza sulla inutilizzabilità della deposizione del teste Moccia è generica e priva della trascrizione necessaria a permettere l'esame in Cassazione, non è dimostrata l'incidenza decisiva dell'elemento probatorio censurato; 5) la determinazione della pena è stata ritenuta corretta e adeguatamente motivata nel quadro della discrezionalità del giudice di merito. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, per profili di colpa nella proposizione del ricorso, a pagare alla cassa delle ammende la somma di euro 3.000,00.

Norme richiamate

  • codice penale

    Norma incriminatrice applicata nel capo di imputazione; la Corte non sindaca il merito della valutazione probatoria in Cassazione.

  • codice di procedura penale

    artt. 178, 179, 180, 182, 336, 337, 338, 351, 62, 81, 99, 133, 133‑bis, 616, 606 comma 2‑bis

    Richiamate per le censure relative a notifiche, nullità sanabili, requisiti della querela, inutilizzabilità di atti, determinazione della pena, condanna alle spese e inammissibilità dei motivi attinenti la motivazione per sentenze del giudice di pace.

  • decreto‑legge

    art. 83, commi 13 e 14 d.l. 18/2020

    Norme emergenziali sulla riorganizzazione delle udienze durante la pandemia; la mancata notifica prevista è sanata se non tempestivamente eccepita.

  • codice civile

    Indicano le norme che regolano la legittimazione e i poteri degli organi sociali; la qualifica di amministratore nella querela implica la fonte dei poteri senza necessità di ulteriore documentazione.

  • d.lgs. n. 274/2000

    Limita i motivi di ricorso per Cassazione avverso sentenze di competenza del giudice di pace, escludendo il vizio della motivazione come motivo autonomo.

  • d.lgs./d.lgs. 74/2000

    art. 52, comma 2, lett. c) (richiamato nel testo)

    Richiamato in relazione alla determinazione della pena base applicata dal giudice di pace; la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione.

Massime di principio

  • Le nullità processuali relative a mancata notifica di provvedimenti possono essere sanate se non eccepite tempestivamente alla prima udienza utile (artt. 180 e 182 cod. proc. pen.).
  • In querela proposta in nome della società di capitali, è sufficiente l'indicazione della qualifica di amministratore per ritenere soddisfatto l'onere di indicare la fonte dei poteri di rappresentanza; non sempre è necessaria l'allegazione di statuti o procure.
  • Avverso sentenze del giudice di pace non è ammesso in Cassazione il ricorso per vizio della motivazione (limiti posti dall'art. 606, comma 2‑bis, cod. proc. pen. e d.lgs. 274/2000): le doglianze sulla valutazione delle prove e sulla motivazione sono, quindi, fortemente limitate.
  • Quando si censura l'inutilizzabilità o la scorrettezza di una prova documentale o testimoniale in Cassazione, il ricorrente deve produrre l'atto o la trascrizione integrale e dimostrare l'incidenza decisiva di quell'elemento sulla decisione (onere di autosufficienza).
  • La determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e può essere impugnata in Cassazione solo se risulta arbitraria o manifestamente sproporzionata rispetto ai parametri legali; motivazioni generiche sono ammesse salvo che la pena sia di gran lunga superiore alla media edittale.
  • Ricorsi infondati o inammissibili possono comportare, oltre alle spese, sanzioni pecuniarie per colpa (art. 616 cod. proc. pen. e relative statuizioni).

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