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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15240/2023 del 12/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Gli imputati hanno impugnato la sentenza di condanna per reati di detenzione e cessione continuata di sostanze stupefacenti (eroina e marijuana). Agbonlahor ha dedotto genericamente violazioni di motivazione (artt. 125, 129, 546 c.p.p.), lamentando che la Corte d'appello si sia limitata a ripetere le argomentazioni di primo grado. Okhimhe ha proposto quattro motivi: 1) doglianza per il mancato riconoscimento della possibilità di remissione in termini per richiedere la sospensione del procedimento con messa alla prova dopo la riqualificazione del fatto (richiamando profili costituzionali e norme sugli strumenti di rito alternativo); 2) censura per aver escluso la messa alla prova sulla base della cosiddetta "negativa personalità" (che il difensore riteneva non prevista dall'art.168-bis c.p.); 3) doglianza per errata applicazione del concorso formale tra il reato di detenzione e la cessione (sostenendo che si tratta di un unico fatto unitario ai sensi dell'art.73 comma 5 d.P.R. 309/1990); 4) mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato in gran parte i motivi relativi alla messa alla prova e al vizio di motivazione (confermando che la richiesta di messa alla prova deve essere stata proposta nei termini di cui all'art.464-bis c.p.p. per poter essere accolta dopo una riqualificazione). Tuttavia ha accolto il motivo relativo all'erronea applicazione del concorso formale tra detenzione e cessione: ha ritenuto che le condotte, poste in essere senza soluzione di continuità e aventi ad oggetto la medesima sostanza, integrano un unico reato ai sensi dell'art.73 comma 5 d.P.R. 309/1990. Per effetto di ciò ha annullato senza rinvio la porzione di sentenza relativa all'aumento per continuazione nei confronti di Okhimhe Sylvanus e ha rideterminato la pena: per Okhimhe la pena è ridotta a anni 2 di reclusione e € 2.000,00 di multa (eliminazione del segmento di pena per continuazione di 4 mesi e € 600,00 di multa); nel resto il ricorso di Okhimhe è rigettato. Il ricorso di Agbonlahor Influence è dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza e genericità; Agbonlahor è condannato alle spese processuali e al versamento di € 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 73 comma 5 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma a più fattispecie: quando detenzione e cessione si verificano nello stesso contesto spazio-temporale e riguardano la medesima sostanza, le condotte integrano un unico reato (fattispecie alternativa), escludendo la configurazione di concorso formale.

  • art. 168-bis cod. pen.

    Disciplina della messa alla prova; il beneficio può essere richiesto e concesso se i presupposti sostanziali sono rispettati e, in caso di riqualificazione in dibattimento, l'accesso è possibile se l'imputato ha chiesto il beneficio entro i termini di cui all'art. 464-bis c.p.p.

  • art. 464-bis cod. proc. pen.

    Fissa i termini per la richiesta di riti alternativi (tra cui la messa alla prova) e costituisce condizione procedurale perché la richiesta possa essere valutata anche in caso di successiva riqualificazione del fatto.

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Consente al giudice di riqualificare la fattispecie in sede di giudizio; tale riqualificazione può avere effetti sulla accessibilità di riti alternativi come la messa alla prova se il difensore ha svolto le opportune richieste nei termini.

  • art. 516 e 517 cod. proc. pen.

    Norme connesse alle modifiche dell'imputazione; sulla compatibilità con la Costituzione è richiamata la giurisprudenza costituzionale che ha imposto una lettura conforme per salvaguardare il diritto di difesa e l'eguaglianza tra imputati quando la contestazione cambia durante il processo.

  • art. 606 comma 1 lett. b), c), e) cod. proc. pen.

    Casi di impugnazione previsto dal codice: i ricorsi devono essere specifici e motivati; deduzioni generiche o non pertinenti alla riforma sono inammissibili.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali per il ricorrente in caso di inammissibilità manifesta del ricorso; utilizzata per liquidare le spese a carico di Agbonlahor Influence.

  • art. 27 comma 3, art. 24, art. 3 Cost.

    Richiamati dai difensori per profili di diritto di difesa e principio di uguaglianza; la Corte ha ritenuto tali profili già tenuti in considerazione dalla giurisprudenza consolidata e non idonei a modificare l'applicazione delle norme processuali quando il termine per la messa alla prova non è stato rispettato.

  • Corte Costituzionale sentenza n. 131 del 2019

    Pronuncia interpretativa che ha indicato che, in casi di riqualificazione della fattispecie, il giudice deve garantire la possibilità di accesso a riti alternativi se ciò è compatibile con i termini e le regole di tutela del diritto di difesa; la giurisprudenza di legittimità segue questa linea.

Massime di principio

  • Se la qualificazione del fatto viene ridotta in dibattimento in modo da rientrare nei limiti edittali di accesso alla messa alla prova, l'imputato può ancora ottenere il beneficio solo se aveva chiesto la messa alla prova nei termini di cui all'art.464-bis c.p.p.; la mancata richiesta nei termini preclude l'ammissione d'ufficio.
  • Quando detenzione e cessione sono poste in essere senza soluzione di continuità e riguardano la stessa sostanza nello stesso contesto spazio-temporale, le condotte sono da considerare un unico reato ai sensi dell'art.73 d.P.R. 309/1990, e non reati in concorso formale.
  • Le censure generiche sulla motivazione sono spesso inammissibili: il ricorrente deve indicare specifici vizî o omissioni motivazionali ben circostanziati perché il ricorso sia valutato.
  • Non è sufficiente invocare principi costituzionali senza dimostrare la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione nel concreto: quando la Corte di legittimità e la Corte costituzionale hanno già delineato un orientamento, la via incidentale può essere ritenuta inammissibile.
  • La negazione della concessione delle attenuanti generiche richiede una motivazione puntuale: la mera incensuratezza o particolari condizioni soggettive non garantiscono di per sé il riconoscimento delle attenuanti.
  • In sede difensiva, per preservare l'opzione per riti alternativi dopo eventuali riqualificazioni, è strategico chiedere contestualmente la messa alla prova (o comunque agire nei termini processuali previsti) e documentare le istanze nelle fasi utili del processo.

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