Cassazione Penale, Sentenza n. 50797/2023 del 20/12/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza di condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale e tentato furto aggravato: il ricorrente contestava che la cessione del contratto di leasing e la cessione di macchinari non fossero distrattive (visto il prezzo pattuito, i finanziamenti e le garanzie prestate, il recupero dei beni da parte della curatela e la permanenza materiale dei macchinari nella disponibilità della fallita), contestava altresì la qualificazione di amministratore di fatto, la mancata applicazione della desistenza volontaria e il diniego delle attenuanti generiche
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la motivazione della Corte d'appello che aveva qualificato la cessione del contratto di leasing e la vendita di macchinari come atti distrattivi: fattori decisivi sono stati la lunga dilazione del pagamento, l'assenza di garanzie e interessi, l'inadempimento della cessionaria e la riconducibilità delle società ai medesimi soggetti. La Cassazione ha chiarito che il recupero successivo dei beni da parte della curatela non esclude la sussistenza del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, che il dolo richiesto è il dolo generico consistente nella rappresentazione del rischio di pregiudizio per i creditori, che la desistenza non è applicabile perché non volontaria ma necessitata dall'intervento del curatore, e che il diniego delle attenuanti generiche è adeguatamente motivato. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e l'imputato condannato alle spese processuali e alla rifusione delle spese della parte civile
Norme richiamate
r.d. n. 267 del 1942, art. 219
Disciplina il reato di bancarotta fraudolenta; applicata per qualificare le condotte distrattive e la forma aggravata contestata
r.d. n. 267 del 1942, artt. 216 e 223
Norme sul fallimento e sugli illeciti connessi; richiamate in relazione agli elementi oggettivi della distrazione e alla rilevanza delle cessioni patrimoniali
legge n. 124 del 2017, art. 1, comma 138
Richiamata nella contestazione in punto di possibile vantaggio derivante alla fallita dalla cessione di leasing (questione però non decisiva in cassazione perché dedotta tardivamente)
Riferimento alla nozione di amministratore di fatto; la Corte ha valutato gli elementi probatori per la qualità di fatto o la partecipazione come concorrente esterno
Art. 56 (desistenza), artt. 624 e 625 (furto e furto aggravato): la Corte ha escluso la applicabilità della desistenza volontaria perché la cessazione dell'azione è stata necessitata dall'intervento del curatore
Principi sulle attenuanti generiche: la Corte ha ritenuto legittimo il giudizio di merito che ha escluso le attenuanti alla luce della gravità e della personalità del ricorrente
cod. proc. pen., artt. 516, 521, 522
Richiamati in relazione alla necessità di correlazione tra atto di accusa e decisione; la Corte ha confermato che la condanna come concorrente esterno non viola il principio se resta immutata l'azione distrattiva ascritta
Richiamato in relazione alle cause di non punibilità sopravvenute (es. prescrizione) e alla impossibilità di rilevarle quando il ricorso è inammissibile o dichiarato manifestamente infondato
cod. proc. pen., artt. 541 e 616
Art. 541: condanna alla rifusione spese della parte civile per il soccombente in cassazione; art. 616: condanna alle spese processuali
Massime di principio
- La qualificazione di un'operazione come "distrattiva" non dipende solo dall'entità del prezzo pattuito: lunghe dilazioni di pagamento, assenza di garanzie, inadempimento della cessionaria e riconducibilità delle parti agli stessi soggetti sono indici di simulazione e proposito distrattivo
- Il recupero successivo del bene (es. tramite azione di risoluzione o revocatoria) non esclude la sussistenza del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, perché il reato si perfeziona con l'allontanamento del bene dal patrimonio dell'imprenditore e con la dichiarazione di fallimento; il recupero è un posterius
- Il dolo richiesto per la bancarotta fraudolenta patrimoniale è il dolo generico: è sufficiente la consapevolezza di destinare il patrimonio a finalità diverse da quelle di garanzia dei creditori e la rappresentazione del rischio di pregiudizio per i creditori, non la volontà di provocare il fallimento
- La desistenza estintiva richiede una decisione volontaria e non necessitata: l'intervento di terzi che rende impraticabile o troppo rischioso il proseguimento dell'azione fa escludere la volontarietà della desistenza
- La qualificazione di un soggetto come "amministratore di fatto" si fonda su un giudizio complessivo di merito su elementi organizzativi e di direzione; in alternativa la responsabilità può essere ravvisata per concorso esterno quando il soggetto abbia contribuito alle distrazioni in favore della società beneficiaria
- In sede di Cassazione non è consentita una rivalutazione libera del materiale probatorio né l'introduzione di questioni non sollevate in appello: questioni nuove possono essere inammissibili
- Il giudizio sulle attenuanti generiche è rimesso al giudice di merito e la Cassazione sindaca solo la correttezza formale e la non contraddittorietà della motivazione
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