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Cassazione Civile, Ordinanza n. 21272/2022 del 05/07/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (curatela fallimentare)

La controversia

Un creditore della società venditrice aveva promosso azione principale di simulazione assoluta di una compravendita immobiliare e, in subordine, azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c., deducendo di essere titolare di un credito già accertato con sentenza passata in giudicato, che la vendita avesse reso più difficile il recupero del credito e che non vi fosse stato effettivo trasferimento del possesso del bene; inoltre, le parti del contratto erano legate da rapporti familiari. Il Tribunale aveva rigettato le domande nel merito. La Corte d’appello, applicando il principio della ragione più liquida, ha accolto l’appello limitatamente alla revocatoria, ritenendo provati l'eventus damni e la consapevolezza del pregiudizio in capo alle parti. L’acquirente ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi: 1) violazione dell’art. 2901 c.c. per avere la Corte territoriale considerato la sua contumacia come mancata prova dell’assenza di eventus damni; 2) violazione dell’art. 2901 c.c. per avere desunto il consilium fraudis dal solo rapporto di filiazione; 3) omesso esame di fatti decisivi ex art. 360 n. 5 c.p.c., in particolare il lungo tempo tra compravendita e fallimento della venditrice e tra il riconoscimento giudiziale del credito e l’azione revocatoria.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha osservato che il primo motivo non attingeva la ratio decidendi, poiché la Corte d’appello non aveva attribuito alla contumacia valore di confessione, ma aveva semplicemente rilevato che il debitore non aveva assolto l’onere di provare la sufficienza del patrimonio residuo. Il secondo motivo è stato ritenuto inammissibile perché investiva un apprezzamento di fatto sulla sussistenza dei presupposti soggettivi e oggettivi dell’azione revocatoria. Anche il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile, in quanto le circostanze dedotte risultavano già esaminate dal giudice di merito oppure non erano decisive in senso univoco. Il ricorso è stato quindi respinto in rito, con condanna del ricorrente alle spese e con previsione dell’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 2901 c.c.

    Per l'azione revocatoria il creditore deve allegare e dimostrare che l'atto di disposizione abbia reso più difficile o incerta la soddisfazione del credito; spetta al debitore provare la capienza del patrimonio residuo. Quanto al requisito soggettivo, la consapevolezza del pregiudizio può essere presunta sulla base di elementi di fatto gravi, precisi e concordanti, quali i rapporti familiari e commerciali tra le parti.

  • art. 360 c.p.c.

    I motivi di ricorso devono colpire la ratio decidendi e non possono risolversi in una censura generica del giudizio di fatto quando la questione attiene all'apprezzamento delle prove o alla valutazione di decisività delle circostanze.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso proposto dopo il 30 gennaio 2013, sussiste l'obbligo di versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 1, comma 17, l. n. 228 del 2012

    Ha introdotto il comma 1-quater all'art. 13 del d.P.R. n. 115 del 2002, prevedendo il raddoppio del contributo unificato nei casi previsti.

Massime di principio

  • Nell'azione revocatoria ordinaria, il creditore assolve il proprio onere probatorio dimostrando che l'atto dispositivo ha reso la garanzia patrimoniale meno agevole o più incerta; non deve provare in positivo l'assoluta incapienza del debitore, mentre quest'ultimo deve allegare e provare l'esistenza di un patrimonio residuo sufficiente.
  • La contumacia del convenuto non equivale a confessione dei fatti dedotti dall'attore; può invece rilevare, sul piano probatorio, come mancata dimostrazione dei fatti che gravano sulla parte rimasta inerte.
  • Il consilium fraudis e la consapevolezza del pregiudizio nell'azione revocatoria possono essere desunti anche per presunzioni da rapporti familiari e commerciali tra le parti, se il complesso degli indizi è ritenuto idoneo dal giudice di merito.
  • In cassazione non è ammissibile una censura che non colga la ratio decidendi della sentenza impugnata o che si limiti a sollecitare un diverso apprezzamento del fatto e delle prove.
  • Il motivo ex art. 360, n. 5, c.p.c. è inammissibile quando il fatto storico dedotto risulti già valutato dal giudice di merito oppure non sia decisivo in senso univoco.
  • rami

Come è indicizzato

MaterieInadempimentoImpugnazioni
RamiObbligazioniProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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