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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5925/2024 del 09/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere applicata a Luciano Bevilacqua per associazione mafiosa (art. 416-bis, comma 2 c.p.) e numerosi reati fine (estorsioni aggravate, furti aggravati, ricettazione aggravata, narcotraffico ex art. 74 d.P.R. 309/1990, spaccio e detenzione di stupefacenti). Il difensore ha articolato due motivi principali: (1) carenza e contraddittorietà motivazionale, in particolare mancato giudizio critico sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (Oliverio, Mirarchi, Cerminara), assenza di elementi a provare il ruolo apicale e l'affiliazione del ricorrente alla cosca, e valutazione eccessiva di riprese antecedenti al presunto periodo di autonomia del clan; (2) contraddittorietà e mancanza di prova della natura mafiosa del sodalizio e del controllo territoriale autonomo (sostenendo la prevalenza degli isolitani su Catanzaro), rilievi sulla temporalità dei fatti (molti reati si collocherebbero dopo maggio 2019) e contestazione della valenza degli atti posti a sostegno (sequestri armi, riunioni videoregistrate, intercettazioni).

La decisione

La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per essere riverso in fatto, reiterativo e generico; valuta i motivi congiuntamente e rileva che il sindacato di legittimità è limitato alla verifica della presenza di violazioni di norme o di manifesta illogicità della motivazione. Conferma che il Tribunale di Catanzaro ha adeguatamente motivato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e il ruolo apicale del ricorrente sulla base di dichiarazioni di collaboratori ritenute credibili e di un ampio compendio indiziario (intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di videoregistrazione, dichiarazioni di imprenditori vittime di intimidazioni, sequestri, arresti in flagranza, dichiarazioni di assuntori). Respinte le censure sulla temporalità delle riprese e sull'assenza di riscontri, la Corte ritiene che il Tribunale abbia correttamente ricostruito la nascita e l'operatività autonoma del sodalizio sin dal 2017. Il ricorso viene dichiarato inammissibile; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma base per la contestazione dell'associazione mafiosa: la Corte ritiene che il giudice di merito abbia adeguatamente motivato l'esistenza del vincolo associativo e il metodo mafioso, nonostante le censure difensive.

  • art. 74 d.P.R. n. 309/1990

    Norma relativa al traffico di stupefacenti: il giudice ha ritenuto sussistere elementi indiziari anche in relazione a delitti connessi al narcotraffico, utilizzati nel quadro complessivo per delineare l'attività criminale del sodalizio.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Norma sui gravi indizi di colpevolezza: la Corte ricorda che l'insussistenza dei gravi indizi è sindacabile in cassazione solo se si traduce in violazione di norma o in manifesta illogicità della motivazione.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Norma sulle esigenze cautelari: la verifica in sede di legittimità è limitata; il giudice di cassazione controlla la presenza di violazioni di legge o di manifesta illogicità della motivazione del giudice di merito.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la condanna alle spese in caso di ricorso inammissibile: la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e a una somma alla Cassa delle ammende.

  • Giurisprudenza citata

    Sez. 3, n. 44938 del 05/10/2021 (Gregoli); Sez. U, n. 22471 del 26/02/2015 (Sebbar)

    Richiami giurisprudenziali sul limite del sindacato di legittimità sull'apprezzamento delle intercettazioni e sulla necessità di manifesta illogicità per rimettere in discussione la valutazione di merito.

Massime di principio

  • In materia di misure cautelari la Cassazione verifica solo la presenza di violazioni di legge o di manifesta illogicità della motivazione: critiche che si limitano a una diversa valutazione dei fatti sono inammissibili.
  • Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, se ritenute credibili e corroborate da altri elementi (intercettazioni, videoregistrazioni, sequestri, dichiarazioni di vittime/assuntori), possono fondare il giudizio di gravità indiziaria e la qualificazione mafiosa.
  • La valutazione di intercettazioni e filmati è questione di fatto riservata al giudice di merito; per impugnare efficacemente è necessario dimostrare specifiche incoerenze, illogicità o contraddizioni nella motivazione che li ha recepiti.
  • La mera temporalità degli atti (antecedenti o successivi a una data ritenuta rilevante) non annulla la possibile ricostruzione della continuità e autonomia dell'associazione se il giudice dimostra con atti concreti la persistenza dell'attività criminosa.
  • Per contestare in cassazione una misura cautelare per associazione mafiosa è più efficace proporre censure di diritto (vizi procedurali, difetto di motivazione su punti specifici, mancata valutazione di elementi probatori essenziali) che non una mera richiesta di diversa lettura del materiale probatorio.
  • Quando si contesta il ruolo apicale di un indagato, occorre indicare punti precisi dove la motivazione sarebbe contraddittoria o manca ogni riscontro (es. assenza totale di collegamenti documentati, menzioni incongruenti dei collaboratori, video o intercettazioni che contraddicono il ruolo rivendicato).
  • Se l'ordinanza ricostruisce la struttura e l'operatività di un sodalizio tramite un compendio di prove (dichiarazioni, intercettazioni, videoregistrazioni, sequestri e dichiarazioni di vittime), per ottenere l'accoglimento del ricorso è necessario censurare in modo circostanziato ciascun elemento di prova e dimostrare la loro inutilizzabilità o inattendibilità.

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