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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5648/2024 del 09/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente chiedeva la riparazione per ingiusta detenzione per il periodo dal 25/07/2020 al 15/12/2021. La vicenda trae origine da una sentenza di patteggiamento del Tribunale di Ancona (28/07/2010) con pena residua; il Procuratore aveva revocato il decreto di sospensione dell'ordine di esecuzione (29/09/2016) per asserita irreperibilita', dando esecuzione all'arresto del 25/07/2020. Successivamente, in incidente di esecuzione il Tribunale ha rilevato l'inefficacia del titolo esecutivo a causa di una declaratoria di irreperibilita' irrituale e ha ordinato la scarcerazione il 15/12/2021. Il ricorrente sosteneva che la mancata notifica del decreto di sospensione gli aveva impedito di chiedere tempestivamente le misure alternative (art. 656 c.p.p.) e deduceva violazione dell'art. 5 CEDU e delle norme processuali richiamate (art. 314 e 315 c.p.p.), nonche' vizio di diritto denunciato in cassazione (art. 606, comma 1, lett. b c.p.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Richiamando la sentenza della Corte costituzionale n. 310/1996 e la giurisprudenza di legittimita', ha affermato che il diritto alla riparazione puo' sussistere anche quando l'ingiusta detenzione derivi da vicende successive alla condanna connesse all'esecuzione della pena, purché vi sia errore dell'autorita' procedente e non vi sia comportamento doloso o gravemente colposo del condannato. La Corte ha censurato la Corte d'appello di Ancona per aver ritenuto non inficiata la validita' del titolo esecutivo nonostante la dichiarazione di inefficacia; ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio alla Corte d'appello di Ancona, demandandole altresi' la regolamentazione delle spese.

Norme richiamate

  • art. 314 c.p.p.

    Regola le condizioni per l'accoglimento dell'istanza di riparazione per ingiusta detenzione; la Corte ha ritenuto che l'errore dell'autorita' nell'esecuzione possa integrare il presupposto per la riparazione se non derivante da comportamento doloso o gravemente colposo del detenuto.

  • art. 315 c.p.p.

    Norme sul procedimento di riparazione che sono state richiamate come riferimenti procedurali nell'ambito del ricorso.

  • art. 656 c.p.p.

    Prevede le misure alternative alla detenzione. La mancata notifica del decreto di sospensione ha impedito al ricorrente di chiedere tempestivamente tali misure, elemento ritenuto rilevante per la valutazione dell'ingiusta detenzione.

  • art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.

    Fondamento formale del motivo di cassazione: vizio di motivazione o violazione di norme di diritto nella decisione impugnata, utilizzato per censurare la corretta applicazione dei principi di diritto da parte della Corte territoriale.

  • art. 5 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU)

    Riconosce il diritto alla riparazione per arresto o detenzione ingiusti; la Corte ha richiamato l'art. 5 quale parametro sovranazionale che estende la tutela indipendentemente dalla fase (esecuzione) in cui si e' verificato l'errore.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 310/1996

    Ha affermato il diritto alla equa riparazione anche per detenzione ingiustamente patita a causa di erroneo ordine di esecuzione; la Corte di Cassazione l'ha richiamata come principio guida, pur segnalando che la Consulta non ha definito tutti i presupposti applicativi, compito poi svolto dalla giurisprudenza di legittimita'.

  • Giurisprudenza Sez. 4 (es. n. 57203/2017, n. 1718/2021, n. 25092/2021)

    Massima ufficiale di Sez. 4, n. 57203/2017: In tema di ingiusta detenzione, il diritto alla riparazione e' configurabile anche ove l'ingiusta detenzione patita derivi da vicende successive alla condanna, connesse all'esecuzione della pena, purché sussista un errore dell'autorità procedente e non ricorra un comportamento doloso o gravemente colposo dell'interessato che sia stato concausa dell'errore o del ritardo.

    La giurisprudenza di legittimita' ha precisato i presupposti per la riparazione: errore dell'autorita' esecutiva e assenza di comportamento doloso o gravemente colposo del condannato. Tali pronunce sono state utilizzate per censurare la decisione della Corte d'appello.

Massime di principio

  • Il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione puo' estendersi anche a errori verificatisi nella fase di esecuzione della pena, non solo a errori originari della condanna.
  • Per ottenere la riparazione occorre dimostrare un errore dell'autorita' procedente nell'esecuzione o nel mantenimento della detenzione e che tale errore non sia stato causato da comportamento doloso o gravemente colposo del detenuto.
  • La mancata notifica di provvedimenti rilevanti (es. decreto di sospensione) che impedisca al condannato di chiedere misure alternative e' un elemento significativo a favore della ricorrenza dell'ingiusta detenzione.
  • La Corte d'appello chiamata a riesaminare deve valutare sia la nullita' o inefficacia del titolo esecutivo sia l'effettiva incidenza di tale vizio sulla possibilita' del condannato di ottenere misure alternative, tenendo conto della giurisprudenza di legittimita' e dei principi derivanti dall'art. 5 CEDU e dalla sentenza n. 310/1996 della Corte costituzionale.
  • In sede pratica, chi ricorre per riparazione deve documentare le vicende esecutive (atti di notifica, verbali di vane ricerche, provvedimenti di revoca/sospensione) e dimostrare l'assenza di propria grave colpa o dolo che abbia concorso all'evento.

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