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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34940/2022 del 21/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'Appello di Catanzaro che confermava la condanna del Tribunale di Cosenza a 1 anno di reclusione e 400 euro di multa per il reato previsto dall'art.95 DPR 115/2002 (false indicazioni/omissioni nella domanda di gratuito patrocinio). Il ricorrente deduceva: (1) vizio processuale per revoca implicita e mancata assunzione di prove a discarico ammesse in istruttoria e tardività della deduzione della nullità; (2) mancata prova del dolo e uso di dati reddituali riferiti a un anno di imposta diverso e possibile errore scusabile richiamando la corrispondenza con la dichiarazione ISEE; (3) mancato riconoscimento della causa di non punibilità ai sensi dell'art.131-bis cod.pen.; (4) vizio nella valutazione delle circostanze attenuanti e nella loro prevalenza rispetto alle aggravanti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. In particolare: il motivo processuale è stato ritenuto inammissibile perché la revoca implicita delle prove ammesse e non assunte si considera sanata se non tempestivamente contestata in udienza (regime di nullità a carattere intermedio e onere di immediata deduzione ai sensi degli artt.180 e 182 cod.proc.pen.). Sul merito la Corte ha ritenuto congrua e logica la valutazione del giudice di merito: le omissioni riguardavano componenti del nucleo familiare e redditi sotto il diretto controllo dell'imputato, quindi non sussisteva un errore scusabile o un semplice difetto di controllo idoneo a escludere il dolo; la causa di non punibilità per particolare tenuità (art.131-bis) è stata esclusa per i precedenti e la gravità della condotta; il rifiuto delle attenuanti generiche è adeguatamente motivato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art.95 DPR 115/2002

    Norma che sanziona le false indicazioni o omissioni nella domanda di ammissione al patrocinio a spese dello Stato; integra reato quando è sorretta dal dolo generico; il giudice richiede prova rigorosa del dolo e non ritiene sufficiente un mero difetto di controllo.

  • art.76 DPR 115/2002

    Stabilisce i criteri e i dati reddituali necessari per l'ammissione al gratuito patrocinio, richiedendo l'indicazione dei redditi dell'intero nucleo familiare convivente; omissioni di tali dati sono rilevanti ai fini penali.

  • art.79 DPR 115/2002

    Disciplina connessa all'accertamento dei requisiti per il gratuito patrocinio; la giurisprudenza territoriale ha richiamato questa norma per sostenere l'obbligo di indicare i redditi del nucleo familiare.

  • art.495 cod.proc.pen.

    terzo comma (menzionato); richiamati anche i commi 2 e 4

    Regola l'ammissione e l'assunzione delle prove e il dovere del giudice di sentire le parti; la mancata assunzione delle prove può configurare revoca implicita se il giudice invita le parti alla discussione senza assumerle; la revoca implicita non sempre richiede motivazione esplicita se dal contesto emerge che il convincimento del giudice prescinde da quelle prove.

  • art.180 cod.proc.pen.

    Norma procedurale richiamata in tema di deducibilità delle nullità e dei termini per invocarle; legata al regime delle nullità a carattere intermedio.

  • art.182 cod.proc.pen.

    Stabilisce che alcune nullità, quelle a regime intermedio, devono essere dedotte immediatamente nel corso dell'udienza; in mancanza si considerano sanate e non possono più essere eccepite in appello.

  • art.586 cod.proc.pen.

    Prevede l'impugnazione congiunta delle ordinanze emesse nel corso del giudizio con l'impugnazione della sentenza; richiamata dal ricorrente ma la Corte ha ritenuto che la contestazione della revoca implicita in appello non fosse ammissibile se non tempestiva.

  • art.131-bis cod.pen.

    Norma che prevede l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto; la sua applicazione si valuta con i criteri di cui all'art.133 cod.pen. e richiede valutazione della gravità della condotta, del danno e dei precedenti; la Corte ha ritenuto non sussistenti i presupposti nel caso concreto.

  • art.133 cod.pen.

    Fornisce i criteri di determinazione della pena e i parametri per valutare la tenuità dell'offesa in relazione all'art.131-bis; la Corte ha usato tali criteri per escludere la particolare tenuità.

Massime di principio

  • Se il giudice, dopo aver ammesso prove a discarico, poi invita le parti alla discussione senza assumerle, ciò configura una revoca implicita che va tempestivamente contestata in udienza; altrimenti la nullità è sanata e non può essere dedotta in appello.
  • Le omissioni relative ai componenti del nucleo familiare e ai loro redditi nella domanda di gratuito patrocinio rientrano nella sfera di controllo diretto del richiedente e, se deliberate e significative, sono indice di dolo e non sono facilmente giustificabili come errori scusabili.
  • La corrispondenza dei dati con la dichiarazione ISEE non esonera automaticamente dalla responsabilità penale: i presupposti e le modalità di calcolo sono diversi e l'ignoranza della differenza non costituisce in genere un fatto impeditivo del dolo.
  • Per escludere la punibilità ex art.131-bis è necessario considerare i criteri di cui all'art.133 (gravità del fatto, danno, precedenti, personalità dell'autore); i precedenti e la rilevanza del pregiudizio ostano spesso al riconoscimento della tenuità.
  • Nella valutazione delle attenuanti generiche non è richiesto che il giudice esamini tutti gli elementi favorevoli o contrari, ma che indichi quelli decisivi o ritenuti rilevanti nella motivazione; una motivazione coerente che valorizzi gravità della condotta e precedenti è sufficiente a negare la prevalenza delle attenuanti.

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