Cassazione Penale, Sentenza n. 34900/2022 del 21/09/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
D'Amore ha chiesto al giudice dell'esecuzione la specificazione della pena base e degli aumenti relativi ai reati satellite risultanti dalla sentenza di appello del 20/06/2012 (irrevocabile 27/09/2013) per fatti in continuazione: in pratica voleva che fossero indicate la pena per il reato più grave (art. 74 d.P.R. n. 309/1990) e gli aumenti riconducibili ai reati satelliti. Il giudice dell'esecuzione ha dichiarato l'istanza inammissibile perché il ricorrente non aveva indicato la finalità concreta della domanda (ossia l'interesse concreto a ottenere un effetto favorevole), rendendo impossibile valutare la competenza: se l'interesse fosse stato volto ad ottenere benefici penitenziari la richiesta avrebbe dovuto essere indirizzata alla magistratura di sorveglianza. In assenza di allegazioni, l'istanza è stata ritenuta generica e inammissibile.
La decisione
La Corte (collegio superiore) ha rigettato il ricorso. Ha confermato l'ordinanza di inammissibilità del giudice dell'esecuzione: la domanda era generica, priva di indicazione di un interesse concreto e della finalità perseguita, e dunque non era ammissibile né al giudice dell'esecuzione (per la parte di sua competenza) né, nella forma generica presentata, alla magistratura di sorveglianza. La Corte ha inoltre richiamato i limiti dell'art. 130 c.p.p. per la correzione di omissioni (possibile solo per integrazioni meramente meccaniche) e ha precisato i casi in cui il giudice dell'esecuzione può integrare o specificare il giudicato (es. indulto, depenalizzazioni) e quelli in cui invece è competente la magistratura di sorveglianza (richieste connesse a benefici penitenziari). Conseguentemente l'impugnazione è stata rigettata e sono state disposte le conseguenze di legge (spese come da art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
Richiamato dal ricorrente in sede di censura sulla competenza; la Corte ha ritenuto la deduzione generica e non idonea a scalfire l'esito della delibazione già effettuata dal giudice dell'esecuzione
Stabilisce che il giudice deve indicare la pena per ciascun reato anche in caso di continuazione; se il giudice della cognizione non ha specificato gli aumenti per ciascun reato, il giudice dell'esecuzione può, in casi concreti e rilevanti, individuarli
Richiama l'obbligo di motivazione di tutti i provvedimenti; la mancata specificazione delle pene è censurata come carenza che, a seconda dei casi, può richiedere intervento integrativo
art. 111 Cost.
Richiamato in relazione ai principi del giusto processo e della motivazione; usato a supporto dell'argomento del ricorrente sulla necessità di motivazione piena delle condanne
La Corte precisa che il procedimento correttivo ex art. 130 è ammesso solo per omissioni che possono essere colmate con un intervento meramente meccanico; non è possibile usarlo per creare elementi sostanziali o per compiere valutazioni concettuali che modifichino l'atto
Norma sul cumulo/continuazione: la determinazione della pena complessiva deve osservare l'art. 81; la Corte richiama che, senza specificazione da parte del giudice della cognizione, il giudice dell'esecuzione può dover individuare le quote di pena per scopi esecutivi rilevanti (es. indulto, depenalizzazione)
art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
art. 74 d.P.R. n. 309/1990
Individua il reato ostativo richiamato nel caso; la Corte osserva che quando è coinvolto un reato ostativo la competenza a specificare le porzioni di pena per finalità di benefici penitenziari può spettare alla magistratura di sorveglianza
Norma richiamata per le conseguenze processuali della decisione (regime delle spese) a seguito del rigetto del ricorso
Massime di principio
- Una richiesta di specificazione delle singole pene derivanti da reati in continuazione è ammissibile solo se diretta a una finalità concreta e specifica: va indicato l'interesse preciso che il richiedente intende conseguire (es. fruizione di un beneficio, verifica per indulto, depenalizzazione).
- Se lo scopo della specificazione è ottenere benefici penitenziari, la competenza è generalmente della magistratura di sorveglianza; se invece la specificazione è necessaria per altri effetti esecutivi (es. applicazione dell'indulto, verifiche di revoca per motivi temporali o depenalizzazione), la competenza può spettare al giudice dell'esecuzione.
- L'art. 130 c.p.p. consente correzioni di omissione solo per integrazioni meramente meccaniche e non per operazioni concettuali o ricostruzioni sostanziali del giudicato: omissioni rilevanti andavano dedotte nel giudizio di cognizione o motivate adeguatamente nell'istanza esecutiva.
- Il giudice dell'esecuzione ha poteri interpretativi e integrativi del giudicato in casi tassativi e connessi a esigenze esecutive concrete (indulto, depenalizzazione, accertamenti temporali); non può accogliere richieste generiche volte soltanto a ottenere una 'specificazione virtuale' delle pene.
- In una situazione analoga, il difensore deve documentare l'interesse concreto e la finalità della richiesta (ad esempio quale beneficio penitenziario si intende ottenere o quale effetto esecutivo si persegue) e indicare la parte di competenza del giudice adito prima di chiedere la specificazione delle singole pene.
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