Cassazione Civile, Ordinanza n. 26181/2025 del 25/09/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente (lavoratore)
La controversia
Il lavoratore aveva chiesto il pagamento di somme asseritamente dovute a titolo di straordinario feriale e festivo, quantificate in euro 20.937,23, deducendo di avere svolto prestazioni oltre l'orario ordinario, anche in giorni festivi, in esecuzione di un ordine di servizio e di turni di sottoguardia connessi all'organizzazione del servizio presso la struttura di appartenenza. La Corte d'appello aveva rigettato la domanda ritenendo, da un lato, non provato lo straordinario feriale e, dall'altro, insussistente il diritto al compenso per le ore festive perché mancava prova di una preventiva autorizzazione e perché la prestazione festiva sarebbe stata comunque assorbita nei riposi compensativi o non qualificabile come straordinario. Nel ricorso per cassazione il lavoratore ha dedotto: 1) nullità della sentenza e del procedimento per tardiva introduzione, da parte dell'amministrazione, della distinzione tra straordinario feriale e festivo; 2) violazione delle regole sulla non contestazione, sostenendo che la controparte non aveva tempestivamente contestato che i festivi fossero coperti da autorizzazione; 3) violazione di norme sulla valutazione delle prove e sull'orario di lavoro, lamentando che la Corte territoriale non avesse considerato che le prestazioni erano state in concreto eseguite su incarico datoriale, comunque non insciente o prohibente domino; 4) nullità della sentenza per motivazione apparente e contraddittoria, perché la Corte d'appello aveva da un lato negato lo straordinario festivo e dall'altro richiamato la possibilità di riposi compensativi.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il terzo e il quarto motivo, rigettando gli altri. Ha censurato la sentenza d'appello per contraddittorietà della motivazione e per avere applicato un criterio troppo rigido in tema di autorizzazione al lavoro straordinario, affermando che, nel lavoro pubblico contrattualizzato, il consenso/autorizzazione del datore può essere anche implicito e può desumersi dall'organizzazione del lavoro predisposta dall'amministrazione, senza necessità di un atto formale. Ha quindi cassato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d'appello di Napoli in diversa composizione, perché verifichi in fatto se le prestazioni festive siano state svolte come ordinario turno del personale turnista oppure come vero straordinario e, in quest'ultimo caso, se fossero dovuti i relativi compensi. Le spese del giudizio di legittimità sono state demandate al giudice di rinvio.
Norme richiamate
l'onere di provare i fatti costitutivi della pretesa grava su chi agisce in giudizio; nel caso concreto, sul lavoratore che rivendica il compenso
richiamato nel primo motivo per sostenere la tardività di alcune difese in appello, ma la Corte ha escluso la violazione
richiamato ai fini della dedotta tardività della contestazione datoriale
invocato per contestare l'apprezzamento delle prove e la mancata considerazione della non contestazione
invocato per censurare la valutazione del materiale probatorio
art. 132, comma 2, n. 4 c.p.c.
richiamato per denunciare la nullità della sentenza per motivazione apparente o contraddittoria
art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c.
utilizzato come parametro delle censure di nullità della sentenza e del procedimento
art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.
richiamato per la denuncia di violazione di legge in tema di straordinario e valutazione del rapporto
art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c.
richiamato per lamentare l'omesso esame di fatti decisivi
invocato in relazione ai doveri di correttezza e buona fede nell'organizzazione e gestione del rapporto di lavoro
art. 36 Cost.
richiamato a sostegno della pretesa retributiva per lavoro effettivamente prestato
art. 111 Cost.
richiamato per censurare la motivazione della sentenza d'appello
interpretato, nel lavoro pubblico contrattualizzato, nel senso che il compenso per lavoro straordinario spetta se vi è autorizzazione/consenso del datore, anche implicito
richiamato per affermare che l'autorizzazione comunque espressa o implicita è il presupposto che consente il riconoscimento del compenso, anche se la disciplina interna sia violata
richiamato congiuntamente all'art. 40 d.lgs. 165/2001 e all'art. 97 Cost. per la disciplina del lavoro pubblico privatizzato
art. 40 d.lgs. n. 165 del 2001
richiamato congiuntamente all'art. 2 d.lgs. 165/2001 e all'art. 97 Cost. nel ragionamento sul lavoro straordinario nel pubblico impiego contrattualizzato
art. 97 Cost.
richiamato per collegare il tema dell'autorizzazione al lavoro straordinario ai vincoli di buon andamento e legalità amministrativa
menzionato per il deposito di memoria in cassazione
art. 26 del c.c.n.l. del 16.2.1999
richiamato come fonte contrattuale da verificare in rinvio per distinguere il lavoro festivo del personale turnista dallo straordinario
Massime di principio
- Nel lavoro pubblico contrattualizzato, il diritto al compenso per lavoro straordinario non richiede necessariamente un'autorizzazione formale: il consenso del datore può essere anche implicito e desumibile dall'organizzazione del lavoro predisposta dall'amministrazione.
- La distinzione tra lavoro festivo svolto come ordinario turno e lavoro festivo svolto come straordinario è questione di qualificazione giuridica e di accertamento in fatto, da svolgere alla luce della disciplina collettiva applicabile e dell'effettiva organizzazione dell'orario.
- La non contestazione opera sui fatti storici e non sulle valutazioni o inferenze giuridiche: non è sufficiente dedurre che da determinati fatti si ricavi implicitamente un'autorizzazione se tale conclusione appartiene al giudizio valutativo del giudice.
- La motivazione è apparente o contraddittoria quando, su un punto decisivo, alterna affermazioni incompatibili tra loro, impedendo di ricostruire l'effettiva ratio decidendi.
- Chi agisce per ottenere il compenso da straordinario deve provare i fatti costitutivi della pretesa, ma il giudice non può negare il diritto solo perché manca un atto formale, se dall'assetto organizzativo o dal comportamento datoriale risulti un consenso implicito alla prestazione eccedente.
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