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Cassazione Civile, Ordinanza n. 06977/2024 del 15/03/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Il proprietario di un suolo di 1.855 mq ricadente in zona D1 del PRG, inserito in un P.I.P. approvato nel 1999, decaduto per decorso del termine decennale e poi reiterato con delibera del 2016, ha agito per ottenere l'indennità prevista dall'art. 39 d.P.R. n. 327/2001, sostenendo che la reiterazione del vincolo espropriativo sul suo fondo gli desse diritto al ristoro del pregiudizio subito. Il Comune ha eccepito la tardività della domanda/opposizione e ne ha contestato il merito. In cassazione il ricorrente ha dedotto violazione e falsa applicazione dell'art. 39, comma 1, d.P.R. n. 327/2001, assumendo che il vincolo reiterato avesse natura espropriativa, che la giurisprudenza non escludesse la natura edificatoria delle aree interessate da P.I.P. e che il vincolo incidessse in modo particolare sul suo fondo, con conseguente diritto all'indennità e agli accessori. Il Comune ha sostenuto che il ricorso fosse tardivo e comunque infondato perché il pregiudizio lamentato derivava non dalla reiterazione del vincolo espropriativo, ma da prescrizioni conformative del piano e del PRG che limitavano l'edificazione.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondata l'eccezione di decadenza sollevata dal Comune, chiarendo che il termine di trenta giorni dell'art. 39, comma 3, d.P.R. n. 327/2001 riguarda l'opposizione alla stima e non è applicabile quando l'amministrazione non abbia provveduto sulla domanda di pagamento o abbia negato che l'indennità sia dovuta. Tuttavia ha dichiarato il ricorso inammissibile perché non coglieva la ratio decidendi della decisione impugnata: il pregiudizio dedotto non era direttamente riferibile alla reiterazione di un vincolo preordinato all'esproprio scaduto, ma alle limitazioni d'uso derivanti da prescrizioni conformative del P.I.P. e del PRG, che non sono indennizzabili ex art. 39. La Corte ha inoltre precisato che i vincoli urbanistici possono avere natura espropriativa o conformativa in base alla loro struttura e funzione concreta, e che il P.I.P. può contenere entrambe le componenti. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna del ricorrente alle spese e applicazione dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 39 d.P.R. n. 327/2001

    L'indennità per reiterazione dei vincoli preordinati all'esproprio spetta solo per il pregiudizio direttamente derivante dal vincolo espropriativo e dalla sua reiterazione; il termine di trenta giorni per proporre opposizione alla stima è di stretta interpretazione e non opera se non vi sia stata stima o se l'amministrazione abbia negato la debenza dell'indennità.

  • art. 24 Cost.

    La disposizione processuale che incide sul diritto di azione va interpretata restrittivamente.

  • art. 17, comma 1, L. n. 1150/1942

    Le prescrizioni del piano scaduto che disciplinano le modalità dell'edificazione restano ultrattive e continuano a imporre l'osservanza di allineamenti e prescrizioni di zona.

  • art. 27 L. n. 865/1971

    Il P.I.P. è uno strumento urbanistico attuativo con efficacia decennale.

  • art. 12, lett. a, d.P.R. n. 327/2001

    L'approvazione del P.I.P. equivale a dichiarazione di pubblica utilità delle opere previste.

  • art. 384, comma 4, c.p.c.

    La Corte può correggere la motivazione della decisione impugnata mantenendone ferme le conclusioni.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    La soccombenza comporta l'obbligo di versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • L'indennità prevista per la reiterazione dei vincoli preordinati all'esproprio presuppone che il pregiudizio sia causalmente e direttamente riferibile al vincolo ablatorio in sé e alla sua reiterazione, non a limiti conformativi dell'uso del suolo previsti dallo strumento urbanistico.
  • Il termine di decadenza per l'opposizione alla stima ex art. 39, comma 3, d.P.R. n. 327/2001 opera solo quando una stima vi sia stata; se l'amministrazione omette di liquidare l'indennità o ne nega la spettanza, il proprietario può adire la corte d'appello per la determinazione senza essere soggetto a quel termine.
  • La natura conformativa o espropriativa di un vincolo urbanistico non dipende automaticamente dal tipo di piano in cui è inserito, ma dalla concreta struttura e funzione del vincolo stesso; strumenti attuativi come i P.I.P. possono contenere sia prescrizioni espropriative sia prescrizioni conformative.
  • Le prescrizioni conformative di piano, comprese quelle che restano ultrattive dopo la scadenza del piano e disciplinano le modalità dell'edificazione, non danno luogo a indennizzo ex art. 39 d.P.R. n. 327/2001, anche se incidono in concreto sulle aspettative edificatorie del proprietario.

Come è indicizzato

MaterieConformità urbanistica e catastaleImpugnazioni
RamiImmobiliareProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaDecadenza

Testo integrale

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