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Cassazione Civile, Ordinanza n. 06227/2023 del 02/03/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (compratore)

La controversia

La società venditrice ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello che aveva rigettato il suo appello e confermato la decisione di primo grado sfavorevole in una controversia di pagamento del prezzo di un veicolo. Con l'unico motivo la ricorrente ha denunciato la nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione dell'art. 1189 c.c., sostenendo che la Corte territoriale avesse applicato erroneamente la norma ritenendo sussistente il legittimo affidamento del debitore sulla base del solo rilievo che l'acquirente poteva confidare nella legittimazione di un terzo a ricevere il pagamento perché questi aveva consegnato la vettura. Secondo la ricorrente, mancavano i presupposti per considerare liberatorio il pagamento eseguito al rappresentante apparente.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto manifestamente infondato il ricorso. Ha affermato che la Corte d'appello aveva compiuto un accertamento di fatto motivato e aveva correttamente ravvisato i presupposti del pagamento liberatorio al rappresentante apparente ai sensi dell'art. 1189 c.c., cioè non solo l'affidamento senza colpa del debitore nella situazione apparenza, ma anche un comportamento colposo del creditore idoneo a ingenerare nel solvens in buona fede una ragionevole presunzione sulla corrispondenza alla realtà dei poteri rappresentativi dell'accipiens. Il ricorso, in quanto diretto a censurare tale apprezzamento di merito, è stato rigettato. La ricorrente è stata condannata alle spese e al versamento dell'ulteriore contributo unificato, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 1189 c.c.

    Il pagamento eseguito al creditore apparente o al rappresentante apparente libera il debitore solo se questi abbia confidato senza colpa nell'apparenza e tale errore sia stato determinato da un comportamento colposo del creditore, idoneo a fondare una ragionevole presunzione dei poteri dell'accipiens.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    La censura è stata formulata come violazione o falsa applicazione di legge, ma è stata ritenuta infondata perché mossa contro un accertamento in fatto del giudice di merito.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Ricorrendo i presupposti processuali, è dovuto un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso.

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115/2002

    Costituisce il parametro del contributo unificato al quale commisurare l'ulteriore importo dovuto in caso di rigetto del ricorso, se dovuto.

Massime di principio

  • Il pagamento effettuato al rappresentante apparente può avere efficacia liberatoria per il debitore solo quando l'affidamento nell'apparenza sia incolpevole e sia stato ingenerato da un comportamento colposo del creditore.
  • L'apprezzamento circa la sussistenza dei presupposti dell'apparenza rappresentativa e della buona fede del solvens è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, censurabile in cassazione solo nei limiti consentiti.
  • Non è configurabile una violazione di legge quando la doglianza mira in realtà a contestare la ricostruzione fattuale e la valutazione probatoria compiute dal giudice di merito.
  • In caso di rigetto del ricorso, la parte ricorrente può essere condannata al pagamento delle spese processuali e, se ne ricorrono i presupposti, all'ulteriore contributo unificato.

Come è indicizzato

MaterieMandatoImpugnazioni
RamiContrattiProcesso civile
IstitutiBuona fede e correttezzaOnere della prova

Testo integrale

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