Cassazione Penale, Sentenza n. 44548/2022 del 23/11/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione avverso la sentenza d'appello per molteplici censure: illegittimità del decreto di latitanza e della conseguente nomina del difensore d'ufficio; inutilizzabilità delle intercettazioni per difetto/mancata allegazione dei decreti autorizzativi; errori nella identificazione dell'imputato con gli alias Kapaj/Kapay; insufficienza probatoria e illogicità nella affermazione della partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e nella individuazione della responsabilità per singoli episodi di spaccio; vizio nella quantificazione della pena; mancata declaratoria di estinzione dei reati per prescrizione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la decisione della Corte d'Appello di Lecce: l'appello aveva già assolto Lushaj per alcuni episodi (date indicate nella sentenza) e confermato la condanna per altri, con esclusione dell'aggravante di cui all'art. 80 d.P.R. n. 309/1990 e rideterminazione della pena in anni 8 di reclusione per il capo A). La Cassazione ha ritenuto manifestamente infondati o aspecifici tutti i motivi dedotti (latitanza, nomina difensore, intercettazioni non allegate, identificazione, prova dell'associazione, motivazione sulle singole condotte, quantificazione della pena e prescrizione). Ha inoltre condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 (testo unico stupefacenti)
art. 73, art. 74, art. 80
Art.73 e art.74 oggetto delle imputazioni; art.80 aggravante esclusa dalla Corte d'Appello per alcuni episodi. La Cassazione ha confermato l'uso degli artt. ai fini della qualificazione del fatto.
art. 295, art. 296, art. 169 comma 4, art. 175 comma 8
Art.295-296: definizione e requisiti della declaratoria di latitanza (serve verbale di vane ricerche ed elemento della volontarietà). La Corte ha ritenuto esaustive le ricerche e legittimo il decreto di latitanza. Art.169(4): riferimento all'attivazione della cooperazione internazionale se emergono indicazioni di rifugio all'estero. Art.175(8): computo della prescrizione con aggiunta del periodo di sospensione tra notificazione della sentenza contumaciale e notificazione della restituzione del termine.
Art.133 richiamato per i criteri di determinazione della pena; la Corte d'Appello ha motivato l'entità della pena in relazione alla gravità dell'associazione e alla struttura organizzativa, mentre gli aumenti per continuazione sono stati motivati nella misura minima.
giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sezioni Unite e altre pronunce)
Sez. U sent. n.18822/2014; Sez. U n.47127/2021; altre pronunce richiamate
Richiamati i principi sulle ricerche per la latitanza (esaustività investigativa), sugli oneri di motivazione per la declaratoria di latitanza, sui limiti del sindacato di legittimità in materia di valutazione della prova e sul carattere dell'onere motivazionale nella determinazione degli aumenti per continuazione.
Massime di principio
- La declaratoria di latitanza richiede verbale di vane ricerche e valutazione dell'esaustività investigativa: il giudice può dichiararla legittima se risulta che non esistono elementi concreti che indichino un domicilio certo all'estero e le ricerche sono state adeguate alle circostanze.
- La nomina del difensore d'ufficio disposta in conseguenza del decreto di latitanza è legittima se la dichiarazione di latitanza è corretta; censure generiche sulla volontarietà della sottrazione sono insufficienti in cassazione senza elementi concreti a sostegno.
- Le doglianze sulle intercettazioni devono rispettare il principio di autosufficienza del ricorso: se si contesta la legittimità degli atti autorizzativi occorre allegarne o trascriverne i decreti; altrimenti il motivo può essere dichiarato inammissibile per aspecificità.
- L'identificazione dell'imputato con soggetti indicati nelle intercettazioni è questione di merito e la Cassazione sindaca solo vizi di motivazione manifesti, non una diversa rielaborazione degli elementi probatori.
- La prova dell'associazione a delinquere può essere confermata anche con riferimento a sentenze passate nei confronti di coimputati, purché il giudice richiami e colleghi puntualmente le risultanze utili a provare la partecipazione dell'imputato.
- Nella quantificazione della pena il giudice deve applicare i criteri di cui all'art.133 c.p.; l'onere di motivare gli aumenti per continuazione esiste ma va tarato in rapporto allo scostamento rispetto al minimo edittale, ed è sindacabile in Cassazione solo se la motivazione è carente o manifestamente illogica.
- La prescrizione va calcolata tenendo conto delle regole allora vigenti e delle eventuali sospensioni previste (es. art.175 c.p.p. comma 8) derivanti da fasi processuali come la notifica di sentenze contumaciali e la successiva restituzione del termine per impugnare.
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