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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26300/2023 del 19/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per la riparazione dell'ingiusta detenzione subita dal 26/02/2018 (custodia cautelare in carcere) e successivamente dal 27/06/2018 al 15/09/2018 (arresti domiciliari) in esecuzione di ordinanza del GIP del Tribunale di Roma per reati connessi allo stupefacente (art. 110 c.p. e art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309). I fatti: la Rimmel era stata arrestata con il compagno Simonelli dopo che i Carabinieri, intervenuti al bar dove la ricorrente lavorava, avevano rinvenuto gr. 51 di cocaina nel contenitore della spazzatura del cortile interno; in primo grado la ricorrente fu condannata (rito abbreviato), in appello fu invece assolta (sentenza 17/10/2019, divenuta irrevocabile). Il giudice della riparazione aveva rigettato la domanda ritenendo che nella condotta della Rimmel sussistessero comportamenti "gravemente imprudenti" e indizi di connivenza idonei a configurare dolo o colpa grave ostativi all'indennizzo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Ha ritenuto che la Corte territoriale abbia indicato in termini generici la possibile connivenza o grave imprudenza della ricorrente ma non abbia puntualmente descritto in quali atti o elementi tale condotta si fosse manifestata né quale fosse il nesso causale tra tali comportamenti e l'adozione e il mantenimento della misura cautelare. Per tali carenze motivazionali l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa è stata rinviata alla Corte d'appello di Roma per un nuovo giudizio, con disposizione sulla regolamentazione delle spese tra le parti.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen. (citato nel testo come parametro per la riparazione)

    La norma disciplina l'indennizzo per ingiusta detenzione e prevede l'esclusione quando la detenzione sia stata determinata dal dolo o dalla colpa grave del detenuto; la Corte richiama la distinzione tra colpa grave "extraprocessuale" e "processuale" quale limite al riconoscimento dell'indennizzo.

  • art. 110 cod. pen.

    Norma richiamata per la contestazione della partecipazione a reato (concorso di persone); nel contesto istruttorio è il titolo di reato originario che aveva portato agli arresti.

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Norma sul traffico di sostanze stupefacenti, indicata quale norma sostanziale contestata all'origine del procedimento penale che ha determinato la misura cautelare.

Massime di principio

  • L'assoluzione o la revoca della misura cautelare non determina automaticamente il diritto all'indennizzo: va valutata l'eventuale sussistenza di dolo o colpa grave dell'interessato che abbia concorso a determinare la detenzione.
  • La "colpa grave" ostativa può essere extraprocessuale (es. frequentazioni ambigue, contiguità apparente con soggetti criminali) o processuale (es. autoincriminazione, silenzio consapevole su alibi); tuttavia l'organo giudicante deve motivare puntualmente quali comportamenti concretamente integrino tale colpa e come abbiano inciso causalmente sulla misura cautelare.
  • Non basta una affermazione generica di connivenza o grave imprudenza: è necessario indicare gli elementi di fatto dai quali tale valutazione deriva e la loro efficacia causale rispetto all'adozione o al mantenimento della misura cautelare.
  • Nei procedimenti per partecipazione a reato o concorso, atteggiamenti percepibili come manifestazioni di contiguità con attività illecite possono giustificare un diniego dell'indennizzo solo se emergono prove o elementi concreti che rendano credibile la consapevolezza del soggetto circa l'attività criminosa altrui.
  • Quando la motivazione della decisione di rigetto è carente sotto il profilo della specificazione degli elementi e del nesso causale, la decisione è annullabile e la questione va rimessa al giudice territoriale per un nuovo esame motivato.

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