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Cassazione Civile, Ordinanza n. 09447/2023 del 06/04/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (proprietari)

La controversia

La controversia nasce da un'azione proposta da una comproprietaria di alcuni immobili siti in Porpetto, che lamentava l'attraversamento illegittimo dei propri fondi da parte di una coppia di convenuti a piedi e con auto. I convenuti, costituitisi in giudizio, avevano chiesto in via riconvenzionale l'accertamento dell'usucapione di una servitù di passaggio a favore del loro fondo. Il Tribunale aveva rigettato la domanda attrice e accolto la riconvenzionale, ritenendo maturata l'usucapione della servitù. In appello, invece, la decisione è stata riformata perché la Corte territoriale ha escluso il requisito dell'apparenza della servitù, ritenendo insussistenti opere visibili e permanenti idonee a rivelare in modo univoco il peso sul fondo servente. I soccombenti hanno proposto ricorso per cassazione con quattro motivi: 1) violazione degli artt. 1031, 1061 e 1158 c.c. per erronea esclusione dell'apparenza, valorizzando la conformazione dei luoghi e la presenza di un accesso attraverso il fondo servente; 2) ancora violazione degli stessi articoli, sostenendo che il possesso ultraventennale e lo stato dei luoghi rilevato dal CTU avrebbero imposto di riconoscere l'apparenza; 3) omesso esame di un fatto decisivo, ossia la presenza per tutto il periodo utile di un apparente sedime di passaggio destinato al fondo dominante; 4) nullità della sentenza per motivazione apparente, assumendo che la Corte d'appello non avesse spiegato perché cancello e apertura carraia non potessero integrare opere visibili e permanenti. Le resistenti hanno eccepito anche la tardività del ricorso, ma la Corte ha deciso di esaminare direttamente i motivi di merito secondo il criterio della ragione più liquida.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto inammissibile il quarto motivo perché la motivazione della sentenza d'appello superava il minimo costituzionale e spiegava adeguatamente perché l'apertura/cancello non fosse idoneo, per il tempo e per le caratteristiche provate, a integrare l'apparenza della servitù. Ha dichiarato inammissibili anche i primi tre motivi, osservando che essi contestavano in realtà l'accertamento di fatto compiuto dal giudice di merito sulla insussistenza di segni visibili e permanenti specificamente destinati all'esercizio della servitù. La Corte ha ribadito che, ai fini dell'usucapione di una servitù di passaggio, non basta l'esistenza di una strada o di un percorso idoneo al transito, occorrendo un quid pluris che renda riconoscibile la destinazione dell'opera al servizio del fondo dominante. Conseguentemente, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese di legittimità e al raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 1031 c.c.

    Richiamato insieme agli artt. 1061 e 1158 c.c. come base normativa della costituzione e dell'usucapione delle servitù; la Corte ribadisce che l'usucapione richiede il requisito dell'apparenza.

  • art. 1061 c.c.

    È la norma centrale sul requisito dell'apparenza delle servitù non apparenti: per usucapire una servitù di passaggio servono opere visibili e permanenti, inequivocamente destinate al suo esercizio.

  • art. 1158 c.c.

    Richiamato quale norma sull'usucapione; la sua applicazione alle servitù è subordinata alla presenza dei requisiti legali, tra cui l'apparenza.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    La Corte chiarisce che la censura formalmente di violazione di legge non può risolversi in una richiesta di rivisitazione del fatto accertato dal giudice di merito.

  • art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c.

    La denuncia di nullità per motivazione apparente è respinta perché la motivazione d'appello contiene l'esposizione delle ragioni decisorie e supera il minimo costituzionale.

  • art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c.

    L'omesso esame di fatto decisivo non è ravvisato, poiché le doglianze mirano in realtà a contestare l'apprezzamento delle prove e la ricostruzione fattuale.

  • art. 111, comma 6, Cost.

    Usato come parametro del 'minimo costituzionale' della motivazione: il vizio ricorre solo se la motivazione è mancante, apparente o obiettivamente incomprensibile.

  • art. 132 c.p.c.

    La sentenza di merito è ritenuta adeguatamente motivata e quindi conforme al requisito legale di motivazione.

  • art. 378 c.p.c.

    Citato per la memoria depositata dai ricorrenti.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115/2002

    Richiamato per dare atto dei presupposti del raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Massime di principio

  • Per l'usucapione di una servitù di passaggio non basta la mera esistenza di un percorso o di un accesso materiale: occorrono segni visibili e permanenti che rivelino in modo non equivoco la destinazione dell'opera al servizio del fondo dominante.
  • Il requisito dell'apparenza della servitù richiede un quid pluris rispetto alla semplice utilità del transito; deve risultare una specifica e stabile sistemazione dei luoghi funzionale all'esercizio della servitù.
  • Nel giudizio di cassazione non è consentito trasformare una censura di violazione di legge o di omesso esame in una richiesta di nuova valutazione dei fatti e delle prove compiuta dal giudice di merito.
  • La motivazione è apparente solo quando manca del tutto o è incomprensibile; una motivazione che esponga, pur sinteticamente, le ragioni della decisione supera il controllo di legittimità.
  • L'accertamento circa la visibilità, permanenza e destinazione delle opere ai fini dell'apparenza della servitù è apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito.

Come è indicizzato

MaterieServitùImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
IstitutiOnere della provaNullitàGiudicato

Testo integrale

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