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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 106/2022 del 05/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'Appello di Palermo che confermava, in parte, le condanne di primo grado per bancarotta fraudolenta documentale e distrattiva della Centro Vanità s.r.l. - Manto deduceva vizio di motivazione e violazione di legge per non aver riconosciuto il suo ruolo di mero prestanome e per non aver valutato le attenuanti; contestava inoltre la mancanza di prova della sua consapevolezza delle condotte illecite. Castrenze Bonanno lamentava omissione di motivazione circa la provenienza dei beni distratti, l'erronea quantificazione delle distrazioni e la mancata concessione delle attenuanti. Giuseppe Bonanno contestava il nesso di causalità tra le distrazioni indicate e il fallimento e la scarsa prova del suo coinvolgimento, sostenendo di essere terzo acquirente che aveva pagato in contanti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha richiamato principi consolidati: la responsabilità dell'amministratore formale può fondarsi sulla generica consapevolezza delle condotte illecite dell'amministratore di fatto, ma non è automatica la colpevolezza per il solo titolo formale; occorre valutare caso per caso l'elemento soggettivo. Nel caso di Manto la Corte ha ritenuto stabile la valutazione di merito secondo cui la consegna tardiva/occultamento delle scritture e la mancata collaborazione dimostravano la sua consapevolezza e omissione volontaria, giustificando la condanna per bancarotta documentale e distrattiva. I motivi avanzati da Castrenze e Giuseppe Bonanno sono stati ritenuti ricostruzioni alternative dei fatti già approfondite in giudizio e non idonee a superare il sindacato di legittimità. Per i ricorrenti è stata disposta la condanna alle spese processuali e al versamento di 3.000 euro.

Norme richiamate

  • art. 40, comma secondo, cod. pen.

    E' la norma di riferimento per il concorso dell'amministratore di diritto nelle illecite condotte dell'amministratore di fatto: la Corte ha ribadito che per integrare il dolo dell'amministratore formale è sufficiente la generica consapevolezza delle condotte penalmente rilevanti, valutata nel contesto concreto, ma non si può deriverne responsabilità automatica dalla sola carica formale

  • art. 216 legge fallimentare

    Norma che enuncia le condotte rilevanti per la bancarotta: la Corte la utilizza quale riferimento oggettivo per individuare la fattispecie, richiedendo però prova dell'elemento soggettivo in capo agli amministratori

  • art. 219 legge fallimentare

    Richiamata nel quadro delle aggravanti/attenuanti correlate alla bancarotta; la Corte valuta la concessione di attenuanti e il confronto tra circostanze come valutazione discrezionale di merito

  • art. 223 legge fallimentare

    Richiamata come parte della disciplina delle fattispecie fallimentari coinvolte; usata come riferimento oggettivo per le condotte contestate

  • art. 12-quinquies d.l. 306/1992

    Norma sulla fittizia intestazione/interposizione: la Corte ha confermato che, se adeguatamente provata, integra responsabilità penale per gli imputati coinvolti

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato in relazione al concorso di persone nel reato: la Corte ne applica i principi per valutare la partecipazione degli amministratori

  • art. 69 cod. pen.

    Norma sul giudizio di equivalenza tra circostanze attenuanti e aggravanti: la Corte ricorda che la valutazione è discrezionale di merito e non sindacabile in cassazione se motivata e non arbitraria

  • art. 2392 cod. civ.

    Norma civilistica sui doveri di vigilanza dell'amministratore: la Corte sottolinea che gli obblighi civilistici non sono di per sé sufficienti a fondare responsabilità penale senza prova del dolo richiesto

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma procedurale che prevede la condanna alle spese processuali in caso di inammissibilità del ricorso: applicata per disporre il pagamento delle spese e dell'importo a carico dei ricorrenti

  • art. 27 Cost.

    Principio di personalità della responsabilità penale richiamato per affermare la necessità di prova adeguata dell'elemento soggettivo per ciascun imputato

Massime di principio

  • La titolarità formale della carica di amministratore non determina automaticamente responsabilità penale: occorre valutare caso per caso l'elemento soggettivo
  • La generica consapevolezza delle condotte illecite dell'amministratore di fatto può integrare il dolo dell'amministratore formale, se provata con elementi concreti e collegati
  • Ostacolare o ritardare la consegna delle scritture contabili e non collaborare con il curatore sono indici rilevanti di consapevolezza e partecipazione alle distrazioni
  • Gli obblighi civilistici di vigilanza non bastano da soli a fondare responsabilità penale senza prova del necessario stato mentale (dolo)
  • La valutazione sulle attenuanti generiche e sul confronto tra circostanze è rimessa al giudice di merito e la Cassazione interviene solo se la motivazione è manifestamente illogica o arbitraria
  • In ricorsi per cassazione bisogna non limitarsi a ricostruzioni alternative dei fatti già valutati in sede di merito: è necessario dedurre profili di diritto o vizi motivazionali specifici per superare il filtro di ammissibilità

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