Cassazione Penale, Sentenza n. 43735/2024 del 29/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Sorbini ha proposto domanda di riparazione ex art. 314 c.p.p. per la detenzione cautelare (arresti domiciliari per 130 giorni) subita in un procedimento per plurimi reati di corruzione e turbativa d'asta, nonostante fosse poi stato assolto in primo grado "perché il fatto non sussiste". La Corte della riparazione aveva rigettato la domanda ritenendo sussistente una causa ostativa: la condotta extracprocessuale del Sorbini (stretti rapporti personali e frequenti con funzionari ministeriali coinvolti nelle gare, omaggi natalizi, compensi a soggetti legati a funzionari, rapporti confidenziali con redattori di bando) costituiva colpa grave e aveva contribuito a creare l'apparenza di reato.
La decisione
La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso di Sorbini. Ha ritenuto infondati i quattro motivi: 1) la partecipazione di un componente del collegio della riparazione a precedenti fasi del procedimento (tribunale del riesame) non determina incompatibilità da astensione, poiché il processo di riparazione è autonomo e civil-processualistico; 2) l'interpretazione della sentenza d'appello (che presentava aspetti ambigui tra prescrizione e assoluzione) era stata svolta in senso favorevole al ricorrente dalla Corte della riparazione e quindi la valutazione è stata corretta; 3) e 4) la valutazione di colpa grave era legittima: la Corte ha considerato fatti extracontestati penalmente solo ai fini di verificare se tali comportamenti avessero contribuito a creare l'apparenza di reato e, quindi, fossero ostativi alla riparazione. Inoltre la Corte ha ritenuto che la normativa nazionale (art. 314 c.p.p.) non sia in contrasto con l'art. 5 CEDU. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.
Norme richiamate
Disciplina il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione; la Corte lo interpreta nel senso che il diritto all'indennizzo è escluso quando la detenzione sia stata cagionata, anche solo in concausa, da dolo o colpa grave dell'istante.
Invocato dal ricorrente per l'astensione del giudice; la Corte di legittimità ha ritenuto che la disciplina civile delle incompatibilità non sia applicabile automaticamente al procedimento di riparazione, per la sua natura autonomamente civil-processualistica.
art. 111 Cost.
Rilevato come principio generale del giusto processo e terzietà del giudice; la Corte ha ritenuto che tale principio non imponga l'astensione del giudice della riparazione per la partecipazione a fasi processuali anteriori, data l'autonomia del giudizio.
art. 117 Cost.
Richiamato in relazione al rispetto degli obblighi costituzionali e all'interpretazione delle norme compatibilmente con i principi europei; non è stata ravvisata lesione nella composizione del collegio della riparazione.
art. 5 CEDU
"Ogni persona vittima di arresto o di detenzione in violazione di una delle disposizioni del presente articolo ha diritto a una riparazione."
La Corte ha affermato che l'art. 314 c.p.p., pur introducendo limiti all'indennizzo in caso di dolo o colpa grave dell'istante, non è in contrasto con l'art. 5 CEDU, poiché quest'ultima tutela casi di ingiustizia 'formale' mentre la normativa nazionale disciplina anche ipotesi di detenzione formalmente legittima poi rivelatasi ingiusta, prevedendo ragionevoli cause ostative.
Richiamato come parametro di correttezza e buona fede nei rapporti contrattuali; la Corte ha ritenuto che violazioni di doveri di correttezza/ buona fede possano integrare elementi valutabili ai fini della colpa grave nella riparazione.
Richiamato congiuntamente all'art. 1175 c.c. per valutare l'opportunità e le regole di condotta commerciale; utilizzato per qualificare come censurabili i rapporti preferenziali con pubblici ufficiali.
Legge n. 231/2001
Riferita ai doveri delle società e ai modelli organizzativi; la Corte ha ritenuto che chi riveste cariche rappresentative è tenuto a non instaurare rapporti preferenziali con pubblici ufficiali addetti alla gara, e la violazione di tali regole può concorrere a configurare colpa grave.
Art. 9 Patto internazionale sui Diritti Civili e Politici (ricordato dal ricorrente)
Il ricorrente ha citato il principio di indennizzo automatico per detenzione illegittima; la Corte ha ritenuto infondato il rilievo, confermando la non contrarietà della disciplina nazionale con gli obblighi internazionali, nella misura in cui l'ordinamento prevede limiti in presenza di dolo o colpa grave dell'istante.
Massime di principio
- Il giudizio di riparazione per ingiusta detenzione è autonomo rispetto ai giudizi cautelari e di merito: la sua natura civil-processualistica giustifica criteri di astensione e incompatibilità più restrittivi rispetto al processo penale, perciò la partecipazione del medesimo giudice a fasi processuali anteriori non comporta automaticamente incompatibilità.
- Ai fini dell'indennizzo ex art. 314 c.p.p. non rileva solo l'esito assolutorio del processo penale: il giudice della riparazione valuta se l'istante abbia concorso a creare, con dolo o colpa grave, l'apparenza di un coinvolgimento nel reato; comportamenti extracontestuali improntati a familiarità impropria con pubblici ufficiali, regalie, pagamenti a persone vicine a pubblici ufficiali o rapporti confidenziali su atti coperti da segreto possono integrare colpa grave.
- La stessa prova fattuale usata nel processo penale può essere rilevata nel processo di riparazione, senza che la successiva assoluzione escluda automaticamente la verifica della colpa grave: l'accertamento è ex ante e mirato a stabilire se, secondo un canone di normalità, il comportamento dell'istante abbia contribuito a creare l'apparenza del reato.
- Ambiguità nella motivazione o nel dispositivo di sentenze successive (es. prescrizione vs assoluzione) deve essere interpretata in senso favorevole all'istante quando si valuti l'accesso alla riparazione, ma la valutazione finale resta ancorata alla concreta verifica della colpa grave.
- Le norme e i principi convenzionali (art. 5 CEDU, Patto ICCPR) non impediscono la previsione nazionale di cause ostative all'indennizzo, purché la normativa nazionale non contraddica i principi fondamentali della tutela contro detenzioni manifestamente illegittime.
- Per minimizzare il rischio di perdita del diritto alla riparazione, chi opera in contesti di rapporti con pubblici ufficiali deve evitare regalie, rapporti personali preferenziali, pagamenti sospetti a terzi legati a funzionari e scambio di informazioni riservate; mantenga trasparenza e documentazione delle relazioni istituzionali.
- In tema di astensione/ricusazione, il difensore dovrebbe tempestivamente chiedere informazioni sulla composizione dei collegi quando vi sia rischio di incompatibilità, tenendo conto però che la mera partecipazione del giudice a fasi precedenti del procedimento non costituisce di per sè motivo automatico di ricusazione nel giudizio di riparazione.
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