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Sentenza

Sentenza del 21/07/2015 n. 15287 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

La società ha impugnato l'avviso di accertamento relativo all'anno 2002, con cui l'Agenzia delle Entrate aveva rettificato il reddito ai fini IRPEG e IRAP. I rilievi riguardavano: la qualificazione come liberalità, e quindi sopravvenienza attiva tassabile nel 2002, del versamento di 2.500.000 euro ricevuto dalla holding G.B.H. AG; l'indeducibilità, per mancanza di certezza e determinabilità nell'esercizio 2002, dello storno di 185.000 euro relativo a contestazioni per difetti della merce; e l'asserita non inerenza di fatture per 94.233,39 euro relative a rimborsi anticipati da una società estera per costi e benefit di un dipendente espatriato. La società ha contestato inoltre l'omesso esame, da parte della CTR, della documentazione contrattuale e contabile prodotta.

La decisione

La CTP di Caserta aveva accolto il ricorso della società, ma la CTR Campania aveva accolto l'appello dell'Agenzia e confermato l'accertamento. La Corte di cassazione ha accolto il primo, secondo, terzo e sesto motivo di ricorso, rilevando che la CTR non aveva adeguatamente esaminato la scrittura del 12 febbraio 2002 relativa al pagamento di 2.500.000 euro né la documentazione sul contratto di espatrio e sui rimborsi al dipendente. Ha rigettato il quarto motivo, ritenendo che la società avesse prospettato come violazione di legge una questione sostanzialmente attinente alla motivazione e alla valutazione delle prove, e ha dichiarato inammissibile il quinto motivo per genericità del quesito di diritto. La sentenza della CTR è stata cassata limitatamente ai motivi accolti, con rinvio a una diversa composizione della CTR Campania per una nuova valutazione e per la liquidazione delle spese. Non vi è stata quindi una decisione definitiva sul merito dell'accertamento.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 917 del 1986, art. 55, comma 3, nel testo vigente ratione temporis, oggi art. 85 TUIR

    Le liberalità e le sopravvenienze attive, ove effettivamente configurabili, devono concorrere alla formazione del reddito imponibile nell'esercizio fiscalmente rilevante. Tuttavia, prima di applicare tale disciplina, il giudice deve verificare concretamente la natura del pagamento e l'eventuale esistenza di un rapporto contrattuale o di una causa economica sottostante.

  • D.P.R. n. 917 del 1986, art. 75, nel testo vigente ratione temporis

    I componenti negativi del reddito sono deducibili nell'esercizio di competenza quando la loro esistenza è certa e il relativo ammontare è determinabile in modo obiettivo. La controversia richiede una valutazione concreta della documentazione disponibile nell'esercizio interessato; la Cassazione non ha però esaminato direttamente tale valutazione perché il motivo è stato formulato come violazione di legge pur censurando, in sostanza, la motivazione.

  • Codice civile, art. 769

    La liberalità richiede gli elementi propri della donazione, inclusi lo spirito di liberalità e l'arricchimento del beneficiario con corrispondente depauperamento del disponente. Un pagamento infragruppo eseguito per adempiere o riequilibrare obblighi contrattuali o interessi economici comuni non può essere qualificato automaticamente come liberalità.

  • Codice civile, artt. 115, 1362, 1363, 1364 e 1365

    La decisione deve fondarsi sulle prove ritualmente acquisite e l'interpretazione degli accordi deve considerare il loro significato complessivo e la comune intenzione delle parti. L'omesso esame di un documento potenzialmente decisivo può determinare un vizio della motivazione.

  • Codice civile, artt. 1460, 1492, 1494, 1495, 1559 e 1570

    Le norme riguardano eccezione d'inadempimento, rimedi per vizi della vendita e disciplina della somministrazione. Nel caso concreto il motivo è stato dichiarato inammissibile perché il quesito di diritto era astratto e non collegato sufficientemente alla fattispecie controversa.

  • Codice di procedura civile, art. 360, nn. 3 e 5

    La violazione o falsa applicazione di legge è distinta dal vizio di motivazione o dall'omesso esame di fatti e documenti decisivi. Il ricorrente deve individuare correttamente il tipo di errore denunciato.

  • Codice di procedura civile, art. 366-bis, ratione temporis vigente

    I motivi fondati su violazione di legge dovevano concludersi con un quesito di diritto specifico e pertinente alla controversia. Un quesito generale e astratto, non riconducibile alla fattispecie concreta, comporta l'inammissibilità del motivo.

Massime di principio

  • Un pagamento infragruppo non è automaticamente una liberalità: occorre verificare contratti, causale economica, servizi resi, obblighi di rimborso e collegamento con l'attività d'impresa.
  • Quando il giudice omette di esaminare un documento potenzialmente decisivo, soprattutto un contratto o una scrittura contabile, la decisione può essere cassata per motivazione insufficiente o omesso esame.
  • La deduzione di un costo richiede che, nell'esercizio di competenza, esistenza e ammontare siano certi o determinabili in modo obiettivo; email, fax, accordi e documenti di definizione del danno possono essere decisivi.
  • I rimborsi a società del gruppo per somme anticipate per conto di un dipendente possono essere inerenti e deducibili se la documentazione dimostra l'unicità del rapporto di lavoro, l'obbligo di rimborso e il collegamento con l'attività aziendale.
  • Nel ricorso per cassazione occorre distinguere con precisione tra violazione di legge, vizio di motivazione e omesso esame di documenti; un motivo formulato in modo non coerente con l'errore denunciato può essere dichiarato inammissibile.
  • La cassazione con rinvio non equivale alla vittoria definitiva sul merito: il giudice di rinvio deve riesaminare i punti indicati dalla Corte attenendosi ai principi e alle carenze rilevate.

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