Cassazione Penale, Sentenza n. 21168/2023 del 18/05/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per la riparazione per ingiusta detenzione ex art. 314 c.p.p.: il Montisci ha sofferto custodia cautelare in carcere dal 10/10/2017 al 2/11/2017 per reati connessi al traffico di stupefacenti. Ha dedotto che l'ordinanza della Corte d'Appello che ha rigettato la richiesta di riparazione si è basata su un fatto non contestato (l'incontro del 30/11/2013 con Falconi Giovanni Piero) che non poteva essere utilizzato per giustificare la misura cautelare, essendo la contestazione a suo carico riferita a diversi fatti (sequestro del 26/11/2013) ai quali il ricorrente sostiene di non aver partecipato.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il giudice della riparazione ha motivato congruamente il rigetto, ritenendo che la partecipazione del Montisci all'incontro con soggetti poi coinvolti e condannati nel medesimo procedimento potesse costituire elemento idoneo, unitamente ad altri fattori (assenza di giustificazioni plausibili per il viaggio, contiguità con soggetti attivi nel traffico), a configurare dolo o colpa grave ostativi al riconoscimento dell'indennizzo ex art. 314 c.p.p. La Corte ha richiamato la giurisprudenza delle Sezioni Unite secondo cui il giudice deve valutare autonomamente le condotte anteriori e successive rispetto alla detenzione per accertare se l'interessato abbia dato causa alla custodia. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali; non è stata disposta la rifusione delle spese a favore dell'Avvocatura per carenza di specificità della memoria difensiva.
Norme richiamate
Disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; esclude il diritto all'indennizzo quando l'interessato abbia dato causa all'instaurazione o al mantenimento della custodia cautelare per dolo o per colpa grave; il giudice deve accertare tale circostanza anche d'ufficio.
Definisce la nozione di colpa; utilizzata dalla giurisprudenza per definire i limiti della colpa grave ostativa al riconoscimento dell'indennizzo (macroscopica negligenza, imprudenza, trascuratezza).
art. 173, co. 1, disp. att., cod. proc. pen.
Richiamato dal ricorrente come disposizione che delimita i motivi deducibili in Cassazione; citazione usata nell'ambito del vizio di motivazione lamentato.
art. 110 cod. pen.; art. 73 co. 1 e 6; art. 80 co. 2 DPR 309/90; art. 3 co. 1 lett. a) L.146/2006
Norme penali e disposizioni del DPR/Legge richiamate relativamente ai reati contestati nel procedimento di merito (concorso in traffico di stupefacenti e aggravante di transnazionalità); costituiscono il quadro fattuale che ha determinato la custodia cautelare.
Richiamati in motivazione per l'affermazione del principio di autoresponsabilità; usati a supporto della tesi secondo cui la condotta dell'interessato può escludere l'indennizzo per ingiusta detenzione.
Massime di principio
- La sussistenza del diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione va valutata autonomamente rispetto all'esito del processo penale: anche un'assoluzione non impedisce che la condotta dell'interessato, valutata ex ante, abbia ingenerato la giustificazione alla misura cautelare.
- Frequentazioni "ambigue" o contiguità con soggetti accertatamente coinvolti in attività illecite possono integrare, se non giustificate, elementi di colpa grave o dolo tali da escludere il diritto alla riparazione.
- Il giudice della riparazione deve esaminare sia le condotte anteriori sia quelle successive alla privazione della libertà e ogni elemento che possa aver indotto l'autorità a disporre o mantenere la misura.
- In casi simili è determinante per la difesa documentare ragioni lecite delle frequentazioni (parentela, rapporti documentati, giustificazioni del viaggio) e fornire elementi specifici a confutazione dell'interpretazione di "contiguità" con il contesto criminoso.
- Non è necessario che vi sia una condanna penale per ritenere ostativo il diritto all'indennizzo: la valutazione si fonda su id quod plerumque accidit e sulla prevedibilità della reazione dell'autorità giudiziaria alla condotta dell'interessato.
- Per ottenere il riconoscimento della riparazione conviene evitare memorie difensive generiche: il giudice può rigettare richieste di rifusione delle spese quando le deduzioni non sono specifiche rispetto alla vicenda.
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