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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15047/2026 del 27/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza appellata con cinque motivi principali: 1) nullità assoluta per difetto della capacita' del giudice per la partecipazione di un giudice onorario in udienze (19/6/2019 e 9/10/2019) relative a reati ricompresi nell'art. 407, comma 2, lett. a), dopo l'entrata in vigore dell'art. 12 d.lgs. n.116/2017; 2) vizio nella negazione del giudizio abbreviato condizionato, poiché la difesa aveva chiesto integrazioni probatorie (esame collaboratori De Rosa, Liuzzo e del maresciallo Di Leva) ritenute necessarie; 3) travisamento e valutazione erronea delle prove e delle intercettazioni nonché della attendibilità dei collaboratori e dei testimoni, in particolare riguardo al ruolo di Pratesi come referente della frazione di Gallina; 4) erronea applicazione dell'aggravante di cui all'art. 416-bis (criticando l'imputazione dell'"associazione armata" o la sua imputazione oggettiva); 5) errato rigetto delle circostanze attenuanti generiche. Sono stati anche depositati motivi aggiunti che ribadiscono e dettagliano le eccezioni relative alla composizione del collegio e alla rinnovazione degli atti istruttori.

La decisione

Il ricorso e' stato rigettato. La Corte ha ritenuto inammissibili o infondati i motivi proposti e ha confermato, nei punti nodali, la valutazione di merito resa dalla Corte d'appello di Reggio Calabria, che aveva riformato in parte la sentenza di primo grado (escludendo un'aggravante indicata come collegata all'art. 416-bis, comma sesto) e aveva rideterminato la pena a anni 13 di reclusione. In particolare la Corte ha: a) ritenuto che la partecipazione del giudice onorario non abbia pregiudicato l'intero dibattimento ove le attività siano state successivamente rinnovate dal collegio composto da giudici togati (rinnovazione anche mediante lettura degli atti con consenso delle parti); b) confermato la correttezza del diniego al rito abbreviato condizionato perché le prove richieste erano, secondo la Corte territoriale, sostitutive o non decisive rispetto a materiale gia' disponibile; c) condiviso la valutazione di merito sulla rilevanza delle intercettazioni e delle dichiarazioni dei collaboratori (valutazione della credibilita' rimessa al giudice di merito, sindacabile in cassazione solo per manifesta illogicita'); d) ritenuto corretta la valutazione circa la sussistenza, nei termini indicati dalla giurisprudenza, delle aggravanti previste dall'art. 416-bis ove emergano elementi che attestino disponibilita' e uso di armi o la consapevolezza degli associati; e) ritenuto non meritevole di accoglimento la censura relativa al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. E' stata inoltre rigettata la richiesta di acquisizione di sentenze depositate dopo il deposito del ricorso. Il ricorrente e' stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La Corte ha richiamato la norma nella valutazione della partecipazione ad associazione di tipo mafioso e delle circostanze aggravanti. Ha confermato che l'aggravante "associazione armata" puo' essere attribuita se l'imputato era consapevole della disponibilita' di armi o l'ignora per colpa; nel caso la Corte di merito ha ritenuto sussistenti, nei termini indicati, gli elementi fattuali utili alla qualificazione.

  • art. 12 d.lgs. 13 luglio 2017, n. 116

    Introduce il divieto di destinazione del giudice onorario a comporre collegi che giudicano reati ricompresi nell'art. 407, comma 2, lett. a). La Corte ha ricordato che la violazione e' causa di nullita' assoluta, ma ha precisato che la nullita' puo' essere sanata se le attivita' svolte in presenza del giudice onorario sono state rinnovate davanti a collegio composto da giudici togati.

  • art. 407, comma 2, lett. a) cod. proc. pen.

    Individua i reati per i quali non e' ammessa la partecipazione di giudici onorari nei collegi. La Corte lo ha utilizzato per valutare la fondatezza dell'eccezione di nullita'.

  • art. 33 cod. proc. pen.

    Norma sulla capacita' del giudice: la partecipazione di un giudice privo dei requisiti puo' determinare nullita'. La Corte ha richiamato il principio ma ha valutato la sanatoria mediante rinnovazione delle prove.

  • art. 178 e art. 179 cod. proc. pen.

    Norme sulle nullita' processuali; la Corte ha ricordato che la violazione della capacita' del giudice costituisce nullita' assoluta rilevabile d'ufficio, ma ha sottolineato che la rinnovazione dell'istruttoria puo' eliminare il pregiudizio se effettuata correttamente.

  • art. 438, comma 5 cod. proc. pen.

    Regola l'accesso al rito abbreviato condizionato subordinato alla necessita' di integrazione probatoria. La Corte ha richiamato il criterio della necessita' e dell'integrativita' (non sostitutivita') delle prove richieste dalla difesa.

  • art. 525, comma 2 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla partecipazione dei giudici alla deliberazione della sentenza e alla possibile nullita' quando giudici diversi hanno svolto l'istruttoria rispetto a quelli che deliberano; la Corte ha ritenuto sanata la situazione per la rinnovazione e la lettura degli atti.

  • art. 511 cod. proc. pen.

    Norma richiamata implicitamente per la rinnovazione del dibattimento: la Corte ha ricordato che la rinnovazione puo' avvenire anche mediante lettura dei verbali o indicazione specifica degli atti rinnovati, con consenso delle parti.

  • art. 190-bis cod. proc. pen.

    Richiamato nella valutazione delle rinnovazioni istruttorie e della loro efficacia; la Corte ha valutato che la rinnovazione mediante lettura e con consenso delle parti ha eliminato il vizio di composizione del collegio.

  • art. 133 cod. pen.

    Regola i criteri per l'applicazione delle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha confermato che il mero stato di incensuratezza non basta piu' per ottenere la diminuente; il rigetto delle attenuanti deve essere motivato adeguatamente dalla gravita' dei fatti.

Massime di principio

  • La partecipazione di un giudice onorario a udienze relative a reati indicati dall'art. 407, comma 2, lett. a) genera una nullita' assoluta, ma tale nullita' puo' essere sanata se l'istruttoria svolta in quella composizione viene poi rinnovata davanti a collegio integralmente togato in modo formale (anche mediante lettura degli atti) e con il consenso delle parti; il ricorrente deve comunque dimostrare la decisivita' delle prove assunte illegittimamente per ottenere l'annullamento.
  • Per ottenere l'accesso al giudizio abbreviato condizionato la prova chiesta dalla difesa deve essere effettivamente integrativa e "necessaria" per la decisione, non mera ripetizione o sostituzione di materiale gia' disponibile; il giudice puo' legittimamente negare l'abbreviato se le integrazioni sono superflue rispetto alle finalita' di speditezza del rito.
  • La valutazione della credibilita' dei testimoni e dei collaboratori di giustizia e l'interpretazione del contenuto delle intercettazioni sono questioni tipicamente di merito: la cassazione interviene solo se la motivazione e' manifestamente illogica, contraddittoria o priva di qualsiasi riscontro.
  • L'aggravante "associazione armata" ai sensi dell'art. 416-bis attribuibile agli associati richiede la prova che l'imputato fosse consapevole della disponibilita' di armi (o abbia ignorato tale fatto per colpa); non e' necessario che tutti gli associati abbiano direttamente usato armi, ma devono sussistere elementi oggettivi che rendano la disponibilita' ad essa evidente.
  • Il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche puo' essere legittimo se il giudice fornisce motivazione congrua, fondata sulla gravita' dei fatti e sulle circostanze del caso concreto; la sola incensuratezza non e' piu' di per sé sufficiente a giustificare la riduzione della pena.
  • In sede di legittimita' non sono ammissibili, in linea generale, produzioni documentali sopravvenute che potevano essere acquisite nei precedenti gradi, salvo che si tratti di sentenze irrevocabili depositate durante il processo di cassazione e non disponibili prima.

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