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Cassazione Penale, Ordinanza n. 05645/2026 del 11/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La Corte d'appello di Catania, in parziale riforma della sentenza del G.u.p. di Catania, ha riconosciuto all'imputato il fatto di lieve entità ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990 e ha ridotto la pena a anni uno, mesi sei e giorni venti di reclusione ed euro 2.400 di multa. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione deducendo violazione di legge penale in relazione agli artt. 132 e 133 c.p. e 125 c.p.p., contestando la determinazione della pena, ritenuta non correttamente motivata e asseritamente eccedente i minimi edittali. La doglianza era incentrata sulla commisurazione della pena rispetto alla quantità di sostanza rinvenuta (grammi 50,54) e alla qualità della stessa (cocaina).

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondata la censura sulla dosimetria della pena, osservando che la Corte territoriale aveva seguito un corretto procedimento di commisurazione, con motivazione congrua e sufficiente, richiamando gli elementi ritenuti rilevanti ai sensi dell'art. 133 c.p. e spiegando il discostamento dai minimi edittali in ragione della significativa quantità e della qualità della sostanza. Conseguentemente, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    La fattispecie è stata ricondotta alla ipotesi attenuata del fatto di lieve entità in materia di stupefacenti.

  • art. 132 c.p.

    Richiamato dalla difesa come parametro della violazione di legge in tema di determinazione della pena.

  • art. 133 c.p.

    Norma utilizzata per verificare la correttezza della commisurazione della pena: il giudice deve indicare gli elementi ritenuti rilevanti o determinanti nella valutazione complessiva.

  • art. 125 c.p.p.

    Richiamato dalla difesa in relazione al preteso difetto di motivazione.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, comporta la condanna alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, salvo assenza di colpa nella causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • La censura sulla determinazione della pena è inammissibile se si limita a contestare in modo astratto la discrezionalità del giudice di merito senza evidenziare un effettivo vizio di legge o una motivazione mancante o illogica.
  • L'obbligo di motivazione sulla commisurazione della pena è adempiuto quando la sentenza individua gli elementi di fatto ritenuti significativi ai sensi dell'art. 133 c.p., anche senza un'analisi analitica di tutti i parametri.
  • Il discostamento dai minimi edittali è legittimo se il giudice di merito lo giustifica con riferimento a circostanze concrete del fatto, come quantità e qualità della sostanza stupefacente.
  • La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta, di regola, la condanna del ricorrente alle spese processuali e alla somma in favore della Cassa delle ammende, salvo che non risulti assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioniRiti alternativi
RamiStupefacentiProcesso penale
SottomaterieLieve entità
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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