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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30589/2025 del 12/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale della Libertà che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per reati di stupefacenti (art. 74 d.P.R. 309/90) e associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). Tre motivi: (1) nullità dell'interrogatorio di garanzia per mancata comunicazione/predeposito della richiesta del P.M. e degli atti prima dell'interrogatorio e superamento del termine massimo di 5 giorni (art. 294 c.p.p.), con violazione del diritto di difesa; (2) censura sulla valutazione dei gravi indizi di colpevolezza e sull'assenza di valutazione concreta della posizione del ricorrente (rilevanza degli elementi probatori e possibile conflitto di interesse del giudice relatore); (3) insufficiente motivazione circa le esigenze cautelari, presunta genericità nella valutazione del pericolo di reiterazione e mancata considerazione di misure meno afflittive.

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Sul primo motivo la Corte conferma che l'accesso agli atti non era stato impedito dalla normativa e che la difesa non aveva richiesto visione, copia o differimento; inoltre l'omesso o invalido interrogatorio incide sull'efficacia della misura ma non è deducibile nel procedimento di riesame (va dedotto davanti al giudice che ha applicato la misura). Il secondo motivo è ritenuto generico e non confronta le argomentazioni dell'atto impugnato; la presunta incompatibilità del relatore sarebbe materia per ricusazione, non provata. Il terzo motivo è manifestamente infondato: il Tribunale ha correttamente richiamato la presunzione normativa (art. 275, comma 3 c.p.p.) e motivato sulla gravità indiziaria e sul pericolo di recidiva, anche con riferimento alle piantagioni coltivate in aree nella disponibilità dell'indagato. P.Q.M.: ricorso inammissibile; condanna alle spese processuali e pagamento in favore della Cassa delle ammende di euro 3.000.

Norme richiamate

  • art. 74 d.P.R. 309/90 (stupefacenti)

    Natura del reato contestato come fondamento della gravità indiziaria valutata dal giudice di merito

  • art. 416-bis c.p. (associazione di tipo mafioso)

    Contestazione relativa all'intraneità del ricorrente all'associazione, elemento considerato dal Tribunale nella valutazione degli indizi

  • art. 293 c.p.p.

    Obbligo di deposito, unitamente all'ordinanza, della richiesta del Pubblico Ministero e degli atti presentati con essa, a disposizione della difesa

  • art. 294 c.p.p.

    Termine massimo per lo svolgimento dell'interrogatorio di garanzia e funzione dell'interrogatorio nella valutazione della persistenza delle condizioni cautelari; l'omessa notifica incide sull'efficacia della misura ma, nel riesame, non rileva per dichiarare illegittimo il provvedimento applicativo

  • art. 178 c.p.p.

    Richiamato in relazione alla presunta nullità per vizi procedurali connessi all'interrogatorio e al diritto di difesa

  • artt. 273, 274, 275 c.p.p.

    Criteri e presunzioni per la determinazione delle esigenze cautelari (gravi indizi, pericolo di fuga, reiterazione); in particolare la presunzione ex art. 275, comma 3 è stata valorizzata dal giudice per la sussistenza del pericolo di reiterazione

  • art. 34 c.p.p.

    Richiamato dalla difesa per presunta incompatibilità del giudice relatore; la Corte ha ritenuto la questione non provata e rimessa eventualmente a ricusazione

  • art. 606 c.p.p.

    comma 1, lett. b), c), e)

    Norme sulle ragioni di cassazione invocate per vizio di motivazione, violazione di legge e contraddittorietà

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che impone al ricorrente l'onere delle spese del procedimento in caso di inammissibilità

  • art. 310 c.p.p.

    Indicata come il rimedio corretto per dedurre dinanzi al giudice che ha applicato la misura l'inefficacia derivante da interrogatorio viziato (appello del provvedimento del giudice che ha applicato la misura)

Massime di principio

  • L'accesso agli atti su cui si fonda la richiesta di custodia cautelare è un diritto della difesa; tuttavia, la mancanza di esercizio di tale diritto (visione, richiesta di copia o differimento) può precludere la declaratoria di violazione quando il regime normativo non impedisca l'accesso.
  • L'omesso, tardivo o invalido interrogatorio di garanzia incide sull'efficacia della misura cautelare ma non rende, di regola, annullabile il provvedimento applicativo nel procedimento di riesame: tali profili vanno dedotti davanti al giudice che ha adottato la misura e, se occorre, impugnati ai sensi degli strumenti previsti (es. appello ex art. 310 c.p.p.).
  • In Cassazione le censure sui gravi indizi o sulla valutazione probatoria sono inammissibili se si limitano a proporre una diversa valutazione dei fatti già compiuta dal giudice di merito; è necessario dimostrare violazioni di legge o manifesta illogicità della motivazione.
  • Le questioni di incompatibilità o di conflitto del giudice (es. per pregresse decisioni sulla stessa vicenda) richiedono elementi documentali concreti e sono materie per istanza di ricusazione; mere affermazioni non comprovate non producono effetti in sede di legittimità.
  • Per contestare la congruità delle esigenze cautelari è necessario fornire elementi concreti che possano superare le presunzioni normative (es. art. 275 c.p.p.) o dimostrare l'esistenza di misure alternative adeguate, non basta una critica generica alla motivazione.
  • Se si ritiene impedito l'esercizio del diritto di difesa in fase di interrogatorio, il difensore deve tempestivamente chiedere visione/copia degli atti e, se necessario, il differimento dell'atto per far valere la propria posizione; l'inerzia difensiva può ridurre l'efficacia dell'eccezione.

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