Cassazione Penale, Sentenza n. 30574/2025 del 12/09/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava il rigetto della richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato per l'anno d'imposta 2023, sostenendo che la soglia reddituale prevista dagli artt. 76 e 92 DPR n.115/2002 è insufficiente a garantire l'effettività della tutela quando l'interessato è sottoposto a molteplici procedimenti penali; chiedeva inoltre un'interpretazione estensiva che incrementasse la soglia per ogni procedimento ulteriore, nonché la rimessione alla Corte di giustizia UE o alla Corte costituzionale
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondata la richiesta di estensione/analogia dell'art.92 TU spese di giustizia per elevare la soglia reddituale in relazione al numero dei procedimenti, osservando che la normativa individua la non abbienza in rapporto al nucleo familiare e al numero dei suoi componenti, non in funzione del numero di procedimenti. La Corte ha inoltre respinto la richiesta di rimessione pregiudiziale alla Corte di giustizia UE e la questione di legittimità costituzionale per difetto di rilevanza e per mancata prova della pluralità di procedimenti riferibili allo stesso anno d'imposta o dei costi effettivamente sostenuti. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali e a una somma a favore della Cassa delle Ammende
Norme richiamate
DPR n.115/2002 (Testo unico spese di giustizia)
La Corte interpreta la normativa nel senso che i requisiti di ammissione al gratuito patrocinio si determinano sul parametro reddituale del nucleo familiare e, se previsto, si elevano in relazione al numero dei componenti del nucleo, non in base al numero di procedimenti penali; le spese legali non costituiscono elemento per elevare la soglia
Art. 267 TFUE
La Corte ricorda che il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia UE è ammissibile solo se vi è un reale dubbio interpretativo sulla norma nazionale e non quando la parte si limiti ad affermare un'astratta incompatibilità con il diritto dell'Unione
Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU)
Richiamata dalla ricorrente per censurare la mancata effettività della tutela, la Corte osserva che l'evocazione dei principi convenzionali richiede una concreta rilevanza nel caso concreto, non una generica affermazione
Costituzione italiana
Le censure di incostituzionalità circa la presunta violazione dei principi di uguaglianza e del diritto di difesa sono state giudicate non rilevanti per difetto di documentazione e collegamento fattuale
Direttiva UE richiamata dalla ricorrente
direttiva UE 2016/1919 (richiamata dalla difesa)
La Corte non procede ad un rinvio pregiudiziale né ad una interpretazione estensiva in funzione della direttiva, ritenendo mancante il necessario dubbio interpretativo concreto
Massime di principio
- L'ammissione al gratuito patrocinio si valuta sulla base del reddito del nucleo familiare e delle soglie previste dalla normativa: non è previsto un aumento automatico della soglia in ragione del numero di procedimenti penali a carico dell'interessato
- Le condizioni economiche rilevano in relazione all'anno d'imposta di riferimento: la verifica è dinamica e l'interessato può presentare nuova istanza qualora i redditi cambino rispetto all'anno precedente o successivo
- Le spese legali sostenute non costituiscono, di per sé, motivo previsto dalla normativa per elevare la soglia reddituale ai fini dell'ammissione al patrocinio
- Per ottenere una pronuncia della Corte costituzionale o un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia UE è necessario dimostrare la rilevanza della questione con elementi concreti (es. documentazione della pluralità di procedimenti riferibili allo stesso anno fiscale e della effettiva incidenza dei costi)
- In sede di impugnazione è insufficiente allegare una 'astratta incompatibilità' tra norme nazionali e diritto sovranazionale: va mostrato un concreto dubbio interpretativo o un'applicazione specifica che ponga il conflitto
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