Cassazione Penale, Sentenza n. 30577/2025 del 12/09/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere disposta nei suoi confronti per i reati di tentato omicidio volontario in concorso ai danni di RANTOLO Davide, detenzione e porto di armi e partecipazione ad associazione familiare dedita al traffico di stupefacenti (con il padre NASTASI Enrico e il fratello NASTASI Giovanni), nonché per il rinvenimento di varie sostanze stupefacenti nellabitazione familiare. Il Tribunale del riesame aveva ritenuto la gravità indiziaria sulla base di un coacervo probatorio composto da accertamenti di polizia giudiziaria, sommarie informazioni, rinvenimento di bossoli, intercettazioni telefoniche e ambientali (brogliacci), riprese video e dichiarazioni di terzi, che ricostruivano il dissidio avvenuto tra il ricorrente e la persona offesa e gli spostamenti della vittima fino allabitazione della famiglia NASTASI. Dalle intercettazioni emergevano ammissioni e dichiarazioni del padre relative alluso di armi, accenni alla ritorsione per uno sgarbo subito dallimputato, il coinvolgimento di altri familiari e elementi indicativi di unorganizzazione familiare dedita allo spaccio (cassa comune, contabilità, ripartizione di compiti, rinvenimento di cocaina, hashish, marijuana e bilancino). La difesa ha censurato la motivazione sostenendo errori di ricostruzione rispetto a video e intercettazioni, lassenza di elementi che collocassero materialmente il ricorrente sul luogo degli spari, la mancata prova del dolo di voler uccidere e linidoneità delle emergenze probatorie a caratterizzare una associazione organizzata.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il sindacato di legittimità sia limitato a verificare la congruenza e la logicità della motivazione e ladempimento dei canoni di legge, senza poter rinnovare la valutazione in fatto degli elementi probatori. Nel caso di specie la motivazione del giudice del riesame è stata ritenuta esaustiva e logica: la gravità indiziaria è stata correttamente desunta dal complesso delle intercettazioni, dalle videoriprese, dal rinvenimento di bossoli e di stupefacenti e dalle sommarie informazioni. Quanto allassociazione finalizzata al traffico di stupefacenti, la Corte ha richiamato i criteri giurisprudenziali che ammettono anche una organizzazione minima e ha ritenuto provata la stabilità e la funzionalità del sodalizio familiare, con contributo significativo del ricorrente. La doglianza difensiva non ha dimostrato una manifesta illogicità o la violazione di norme da parte del giudice di merito. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato alle spese processuali.
Norme richiamate
art. 275 comma 4 cod. proc. pen.
Richiamata per giustificare la ricorrenza di esigenze cautelari derivanti dalla gravità dei fatti e dalla pericolosità, ossia la presunzione che giustifichi la misura cautelare ove ricorrano indizi gravi e profili di pericolosità
art. 192 comma 2 cod. proc. pen.
Richiamato per distinguere il diverso grado di valutazione probatoria richiesto in sede cautelare rispetto al giudizio di merito; la Corte sottolinea che in fase cautelare non si applicano i criteri probatori del giudizio di condanna
art. 606 comma 1 lett. e) cod. proc. pen.
Norma di riferimento per i motivi di cassazione che consente la impugnazione per vizio di motivazione manifestamente illogica; la Corte ha verificato linsussistenza di tale vizio
art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 (disciplinante il reato associativo in materia di stupefacenti)
Applicato con i criteri giurisprudenziali che ammettono la configurabilità del reato associativo anche per sodalizi con organizzazione minima se sussistono patto associativo, stabilità, ripartizione dei compiti e risorse adeguate; la Corte ha ritenuto soddisfatti tali requisiti nel caso di una struttura familiare dedita allo spaccio
Massime di principio
- In sede cautelare il giudice può fondare la misura su un coacervo di indizi (intercettazioni, riscontri materiali come bossoli o droga, sommarie informazioni, videoriprese) anche se nessun singolo elemento è decisivo: conta la qualita e la concatenazione degli elementi che formano una 'qualificata probabilità'.
- La Corte di cassazione non riesamina i fatti: può censurare la misura cautelare solo per vizio di diritto o per manifesta illogicità della motivazione, non per una diversa interpretazione plausibile degli stessi elementi probatori.
- Per il reato associativo finalizzato al traffico di stupefacenti è sufficiente una organizzazione minima e una ripartizione stabile di compiti; i vincoli familiari possono rafforzare, non escludere, il quadro associativo.
- Lassenza della ripresa video del soggetto sul luogo del fatto non esclude la responsabilità se vi sono altri elementi indiziari coerenti che collegano il soggetto al fatto; la difesa deve puntare a dimostrare incongruenze manifeste, lacune probatorie o errori nella attribuzione delle intercettazioni per ottenere successo in cassazione.
- Per contrastare efficacemente misure cautelari fondate su intercettazioni e riscontri materiali, la strategia difensiva utile è: contestare correttamente la attribuzione delle conversazioni, evidenziare possibili alternative interpretative documentate, produrre alibi o elementi che smentiscano la stabilita dellorganizzazione denunciata e segnalare violazioni procedurali o vizi nella raccolta delle prove.
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