Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29734/2026 del 05/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La vicenda riguarda un provvedimento cautelare personale: il Giudice dell'udienza preliminare di Catanzaro aveva applicato la custodia cautelare in carcere a carico di un indagato per un reato in materia di stupefacenti, in concorso ex artt. 81 e 110 c.p. e 73, commi 1, 3 e 6, d.P.R. 309/1990, relativo alla coltivazione illecita di una piantagione di marijuana. Il Tribunale del riesame aveva confermato la misura. Con il ricorso per cassazione la difesa deduceva: 1) violazione di legge e vizio di motivazione sul differimento dell'interrogatorio di garanzia per pericolo di inquinamento probatorio, sostenendo che non fossero indicate le concrete modalità con cui l'indagato avrebbe potuto compromettere le indagini; 2) violazione di legge e vizio di motivazione sulla ritenuta esigenza cautelare del pericolo di reiterazione, asseritamente fondata su valutazioni astratte e non concrete; 3) violazione di legge per non avere valorizzato la condotta collaborativa e l'ammissione di responsabilità; 4) violazione di legge e vizio di motivazione sulla proporzionalità della misura, sostenendo la marginalità del ruolo, l'incensuratezza, l'avvenuto sequestro della piantagione e l'idoneità degli arresti domiciliari con controllo elettronico a neutralizzare ogni contatto con i complici.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso, ritenendo infondati tutti i motivi. Ha giudicato adeguata la motivazione del Tribunale sia sul pericolo di inquinamento probatorio e sul differimento dell'interrogatorio di garanzia, sia sul pericolo di reiterazione del reato. Ha valorizzato il contesto investigativo descritto dal giudice del riesame: indagini ancora in corso, rete di soggetti coinvolti nella coltivazione, collegamenti tra gli indagati, cancellazione dei messaggi, uso di strumenti per eludere i controlli. Ha inoltre ritenuto non illogica la ricostruzione del ruolo specifico dell'indagato, indicato dalle intercettazioni come vedetta, e della sua effettiva partecipazione all'area criminosa, nonostante l'incensuratezza. È stata esclusa valenza realmente collaborativa alle dichiarazioni spontanee e alla scelta di non rispondere. Infine, la Corte ha osservato che il solo braccialetto elettronico non sarebbe stato sufficiente a impedire la reiterazione del reato in forme diverse. Conseguenza ulteriore: condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Il differimento dell'interrogatorio di garanzia può essere legittimamente disposto quando il giudice dia conto, con motivazione specifica e non apparente, di un concreto pericolo che il contatto con l'indagato possa compromettere le indagini; è sufficiente una valutazione fondata sul contesto investigativo complessivo, non essendo necessaria l'indicazione di singoli atti già inquinati.
  • Il pericolo di reiterazione del reato deve essere desunto da elementi concreti del caso, tra cui la struttura del gruppo criminoso, il ruolo dell'indagato, la vicinanza ai luoghi del reato, i collegamenti con i coindagati e le modalità professionali dell'attività illecita; non occorre attendere precedenti specifici se il quadro indiziario mostra una stabile inserzione nel contesto criminale.
  • Le dichiarazioni spontanee dell'indagato non assumono di per sé valore collaborativo se si limitano ad ammettere circostanze non realisticamente negabili e se non rivelano un'effettiva dissociazione dal contesto criminoso.
  • Ai fini della scelta della misura cautelare, il giudice può ritenere inidoneo il mero controllo elettronico a prevenire la reiterazione di reati che possono essere commessi anche mediante contatti, coordinamento e attività organizzative, non essendo sufficiente a neutralizzare il rischio di ripresa dell'attività illecita.
  • In sede di legittimità sulle misure cautelari, la Corte controlla la coerenza logica e giuridica della motivazione del giudice di merito, senza sostituire la propria valutazione a quella compiuta in concreto quando questa sia sorretta da elementi specifici e non manifestamente illogici.

Come è indicizzato

MaterieCustodia cautelareEsigenze cautelariIntercettazioniSpaccio
RamiMisure cautelariProcesso penaleStupefacenti
SottomaterieCarcereInutilizzabilità
IstitutiNesso di causalità

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.